6 su 10 all’estero cercano specialisti Rapporto Pit 2009: le ragioni di chi lascia l’Italia per curarsi

ROMA – In sei casi su dieci a spingere gli italiani a curarsi all’estero ? la ricerca di un intervento chirurgico di alta specializzazione o meno invasivo di quello che si dovrebbe affrontare in Italia. Lo afferma il rapporto Pit (Progetto integrato di tutela) Salute che verr? presentato a Roma dall’associazione Cittadinanzattiva il prossimo 6 maggio presso la sede dell’ex ministero della Salute, anticipato in occasione della giornata europea dei diritti del malato. Ma alla base della scelta di andare all’estero ? spesso anche la necessit? di trovare cure adeguate alle malattie rare (19%). Il 13% va  all’estero per trovare centri specializzati, e altrettanti per sottoporsi a terapie innovative, il 6% per un trapianto, il 2% per visite specialistiche o particolari esami diagnostici. Tra chi si cura all’estero, 1 su 5 lo fa fuori dall’Ue. Al di l? del motivo scatenante che spinge a recarsi all’estero, gli ostacoli riguardano, per il 24%, tutto ci? che precede il viaggio (difficolt? burocratiche a relazionarsi con Asl e centri di riferimento regionali, rifiuto dei medici ad autorizzare le cure, mancato rilascio modello E112 e assenza di motivazioni nei casi di diniego) e, per il 18%, tutto quanto, al rientro dalle cure all’estero, li attende in Italia: confusione delle Asl sulle prestazioni da rimborsare; legittimit? dei pagamenti richiesti; mancata conoscenza dei diritti garantiti dalla Team, la Tessera sanitaria europea di assicurazione malattia che permette ad ogni cittadino europeo di usufruire delle cure medicalmente necessarie negli stati dell’Unione; dubbi su cosa si intende per cure necessarie ed urgenti. La principale difficolt? ? di natura economica e riguarda quasi un caso su tre (32%). Nello specifico: il 14% dei cittadini lamenta difficolt? per avere rimborsi di prestazioni gi? pagate; il 10% segnala costi insostenibili (tra i casi segnalati, 22mila euro per un intervento oncologico in Francia dopo che il centro di riferimento regionale non aveva autorizzato l’operazione all’estero; 6mila euro per un trattamento di fecondazione assistita; oltre 13mila euro per prima diagnosi e progetto terapeutico legato a problemi cognitivi e motori di un minore; costi per viaggi e soggiorni che, seppur rimborsati per l’80%, risultano ingenti per chi ? costretto a frequenti spostamenti); l’8% dei cittadini chiede aiuto allo Stato per la copertura di spese mediche sostenute in un paese extra Ue: 367mila dollari per un intervento di angioplastica, 100mila dollari per intervento al cuore, 2.700 dollari per esami del sangue e semplici esami diagnostici effettuati negli Usa.


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