70 anni radioterapia, da ‘ultima spiaggia’ a prima arma

ROMA – La radioterapia ha ormai 70 anni, ma e’ una delle branche della medicina che vede piu’ innovazioni
anche al giorno d’oggi, grazie alla sua connessione da sempre strettissima con molti settori della scienza, dalla robotica all’informatica.
CHE COS’E’ In linea generale si definisce la radioterapia come un trattamento basato sulle radiazioni ad alta energia, di solito elettroni o fotoni, che possono essere somministrate dall’esterno o mett o la sostanza che emette i raggi vicino alla parte del corpo da trattare (brachiterapia). Nel trattamento esterno i fasci vengono creati attraverso dei veri e propri mini acceleratori di particelle. Le radiazioni uccidono le cellule che vengono colpite: la sfida in oncologia e’ quindi di circoscrivere il piu’ possibile l’area da trattare, restring o il bersaglio al solo tumore. La radioterapia puo’ essere ‘radicale’, cioe’ con l’obiettivo di eliminare totalmente il tumore, oppure puo’ servire a ridurre il tumore a una dimensione tale da poter essere asportato chirurgicamente. Cicli di radiazioni si prescrivono in alcuni casi, come quello del cancro della mammella, anche dopo l’asportazione, per evitare il riformarsi del tumore. Alcune applicazioni riguardano anche la terapia palliativa, per diminuire il dolore dei pazienti. La quantita’ di radiazioni utilizzate, che non causano comunque dolore, e il numero di sedute varia a seconda dell’organo colpito e della grandezza del tumore. Tra gli effetti collaterali a breve termine si segnalano la leuc ia, le
infiammazioni della pelle e l’affaticamento. A lungo termine invece si possono avere lesioni piu’ gravi della pelle,
secchezza delle fauci, perdita dei peli o dei capelli nelle zone irradiate fino ad arrivare, nei casi piu’ gravi, a secondi tumori causati dalle radiazioni.
SU CHE TUMORI SI USA Inizialmente la radioterapia era considerata l’ultima spiaggia nelle cure, da usare solo quando le altre terapie fallivano. Oggi invece e’ parte integrante delle terapie in quasi tutti i tipi di tumori solidi, fra cui quelli polmonari, al pancreas, alla prostata, dove e’ considerata l’arma  migliore o alla mammella, soprattutto in
associazione con la chirurgia. Non sempre i tumori rispondono alla terapia con le radiazioni: in questo caso si parla di tumori radioresistenti, per i quali si interviene con bombardamenti di tipo diverso, con protoni o ioni.
LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE: le principali innovazioni che stanno pr endo piede mirano a colpire il tumore in maniera sempre piu’ precisa, grazie alle tecniche di imaging che permettono di vedere in tempo reale il tumore e alla robotica, che modifica l’area irradiata a seconda del posizionamento del tumore, ad esempio durante il respiro. Un’altro campo in cui si stanno sperimentando soluzioni nuove e’ quello che prevede l’utilizzo di radiazioni diverse, con l’impiego di particelle subatomiche (principalmente protoni, ioni e neutroni). Le macchine che utilizzano queste fonti sono molto piu’ costose, ma sono indispensabili per i cosiddetti tumori radioresistenti.
L’uso dei protoni, che biologicamente sono poco piu’ potenti degli elettroni, permette una maggiore selettivita’ spaziale, e un minore coinvolgimento dei tessuti sani. vengono quindi usati nei casi, come quelli della base cranica o della colonna vertebrale, in cui si agisce su zone estremamente delicate. Gli ioni invece hanno una elevata efficacia biologica relativa, che permette di agire sui tumori particolarmente resistenti alle radiazioni tradizionali.


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