Adisco. ‘A tutte le donne la possibilità di donare’

Negli anni ’90 la donazione del cordone ombelicale era solo sperimentale e mirata. La proposta di dono, cioè, veniva fatta solo alle donne che avevano un bambino malato e stavano per partorire un altro figlio.
In questo scenario si inserisce la nascita di Adisco, l’associazione di donne disposte a donare, dopo il parto, il sangue del cordone ombelicale, altrimenti gettato via. E’ il 1995.
Oggi Adisco conta circa 1.600 soci ordinari in tutta Italia ed è strutturata in 12 sezioni regionali e 12 territoriali che organizzano il proprio lavoro di volontariato collaborando con la Banca di sangue cordonale o con gli istituti di Ematologia ed Oncologia pediatrica.

La sezione pugliese dell’associazione nasce nel 2007. Presidente è Giuseppe Garrisi, specialista in Ostetricia e Ginecologia. Garrisi ricorda come, spinta propulsiva alla costituzione della sezione pugliese, fu l’aiuto di un gruppo di amici, sensibili al problema della donazione, e di molti rotariani del Distretto 2120 di Puglia e Basilicata. In occasione di un Forum Distrettuale che si svolgeva nel 2006 presso il padiglione della Fiera del Levante a Bari alla presenza del governatore V ola, “mi diedero la spinta necessaria a portare a termine il progetto, nato dalle sollecitazioni di molte mie pazienti”.
Dopo l’istituzione da parte della Regione Puglia della Banca di sangue cordonale a San Giovanni Rotondo nell’ottobre del 2007, e l’attivazione di 14 Centri di raccolta, Adisco ha istituito in Puglia oltre alla Sezione regionale, anche tre Sezioni territoriali a Bisceglie, Bari e Trani; sono in via di attivazione le Sezioni di Brindisi e Taranto.

Dott. Garrisi, come giudica la conservazione del sangue placentare per uso proprio in banche private all’estero?
“La conservazione a scopo autologo, come forma di ‘assicurazione biologica” per il proprio figlio dovrebbe essere scoraggiata. I genitori dovrebbero essere informati del fatto che molte patologie, potenzialmente curabili con le cellule staminali del sangue placentare, sono genetiche (es. anemia mediterranea) quindi già presenti nelle cellule cordonali del neonato, oppure maligne (es. leucemia), per le quali le cellule cordonali del neonato potrebbero essere già predisposte.
Pertanto le cellule staminali placentari del neonato stesso non saranno utili per la cura. Quanto all’impiego delle cellule staminali del sangue placentare nell’ambito della medicina riparativa, non esiste al momento attuale fondamento scientifico basato su studi clinici, ma dati sperimentali preliminari, che giustifichi la conservazione a scopo autologo su larga scala del sangue placentare con questo obiettivo”.
Quali sono gli obiettivi futuri di Adisco Puglia?
“Gli obiettivi futuri, sono quelli di poter estendere la donazione con la creazione, da parte della Regione Puglia, di ulteriori centri di raccolta. L’ ideale sarebbe estendere la raccolta a tutti i punti nascita della regione o almeno ai punti nascita da 500 parti all’anno in su, per mettere tutte le donne di Puglia nella condizione di poter donare, senza alcuna discriminazione”.


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