Afghanistan: la favola di Nazifa, salvata dall?esercito

BOLOGNA – Il caporal maggiore Stefania Capogna, per lei, e’ sua sorella. Fra la piccola Nazifa, afgana, sette anni, beniamina della brigata Friuli, e la giovane soldatessa in forza al servizio medico dell’esercito non c’e’, ovviamente, nessun rapporto di parentela. Se non quell’immediato rapporto di fratellanza universale che nasce in mezzo al dolore. E con la lucida, sconvolgente consapevolezza di quella bambina che, forse non rendendosi conto del suo male, capisce che Stefania le ha salvato la vita. Quando, nel luglio scorso, Nazifa si presento’ con suo padre all’ambulatorio della brigata ad Herat, nell’ovest dell’Afghanistan, le sue condizioni erano disperate: pesava 11 chili e il linfoma di Hodgkin cervico-toracico al quarto stadio la stava divorando. Il suo quadro clinico era reso ancora piu’ complesso dall’intervento di una specie di stregone di un villaggio afgano che aveva inciso il linfoma. L’ambulatorio in Afghanistan non poteva certo curarla. La brigata Friuli si e’ allora attivata ed e’ riuscita, facendo lo slalom fra le complessita’ burocratiche, a trasportarla in Italia con un aereo militare. A Bologna e’ stata curata nel reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Sant’Orsola. Una cura resa peraltro possibile dal programma di assistenza agli stranieri che il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna (a differenza di molte altre Regioni) presenta come uno dei suoi fiori all’occhiello. Un contributo fondamentale e’ poi arrivato da Roberto Facciani, capo dei vigili urbani di Bagnacavallo (Ravenna) e responsabile della protezione civile della Bassa Romagna che da anni e’ impegnato in attivita’ di cooperazione civile e militare in Afghanistan. Nazifa, adesso, abita a casa sua e i vigili del paese romagnolo fanno a gara, una volta finito di fare multe e dirigere il traffico, ad accompagnarla a Bologna dove la piccola continua a seguire un programma di chemioterapia. Nazifa non e’ completamente guarita e dovra’ essere curata ancora per mesi dai medici bolognesi. Ma il suo linfoma e’ molto regredito, le sue condizioni fisiche sono incredibilmente migliorate e adesso e’ lei a tenere alto il morale della truppa: in tre mesi ha imparato perfettamente l’italiano ed e’ riuscita anche ad acquisire qualche cadenza romagnola. Nei giorni scorsi Nazifa ha incontrato Stefania, il caporale-infermiera che per prima l’aveva soccorsa e che era appena rientrata da Herat con la brigata Friuli. E le e’ saltata al collo per riempirla di baci. ”Questa e’ Stefania, mia sorella”, spiega lei seria seria a colonnelli e generali. Forse non ha capito granche’ di quello che le e’ successo, ma sa perfettamente che se puo’ continuare a sorridere e’ grazie a quell’infermiera in divisa, al cuore delle persone che ha incontrato e ad un sistema che crede ancora che la solidarieta’ non vada messa in vendita. Senza usare troppi discorsi spiega a tutti che si puo’ continuare a sorridere anche se, a sette anni, fra la guerra e la malattia, si e’ gia’ visto il peggiore dei mondi possibili. (di Leonardo Nesti)


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