AIRO, radioterapia poco conosciuta tra medici di famiglia

ROMA – "Purtroppo in Italia la radioterapia ? una materia poco conosciuta tra i medici di famiglia.
E’ per questo motivo che la maggioranza di loro non indirizza i propri pazienti dal radioterapista, pur essendo una terapia oncologica particolarmente efficace". Parola di Paolo Muto, presidente
dell’Associazione italiana radioterapia oncologica (Airo), che commenta così il sondaggio realizzato da ‘Quotivadis’, quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis. Indagine da cui
? emerso che solo l’1% dei camici bianchi indirizza il proprio paziente oncologico dal radioterapista. La maggioranza dei medici, il 64%, preferisce mandarli dall’oncologo. "Questo risultato – spiega Muto all’ADNKRONOS SALUTE – non mi sorprende affatto. Manca infatti una cultura di base sulla materia sia da parte dei cittadini sia, ed ? più grave, da parte dei medici di
famiglia. Ad esempio – spiega il presidente dell’Airo – per un tumore alla prostata in uno stato iniziale ci sono le stesse identiche possibilit? terapeutiche sia che si proceda con la chirurgia che con la radioterapia. Spesso per? il paziente viene indirizzato direttamente dall’urologo. L’ideale – taglia corto l’esperto ? sarebbe indirizzare i pazienti oncologici nei centri polifunzionali", strutture dove ci sono vari specialisti che si occupano dei diversi aspetti della patologia. Ma i problemi non sono solo culturali. "Nel nostro Paese – sottolinea Muto – mancano centri radioterapici, specialisti e tecnici. Senza contare che il 30% delle attrezzature ? ormai obsoleto". Una lacuna ancora più evidente a seconda dell’area geografica. "Nel nostro Paese – afferma il presidente dell’Airo – esistono, dislocati negli ospedali pubblici, nei privati e nelle universit?, 150 centri specializzati: 68 al Nord, 38 al Centro e 44 al Sud. Questo forse spiega perché nel 2007, nel settentrione, sono stati trattati 68.026 pazienti, a fronte di 25.825 al Centro e 23.653 nel meridione".


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