Alla Sapienza studiano dei vaccini per il tumore

ROMA – Immunoterapia, leggi vaccinazione, contro i tumori. La nuova frontiera della lotta al cancro parla italiano e promette di proteggere i malati da recidive della loro malattia e, in futuro, anche di fare da “scudo” anti-neoplasie in persone sane. A parlarne è stata Marianna Nuti, direttore Terapie cellulari dell’Università Sapienza di Roma, in occasione del convegno “Medicina rigenerativa e biotecnologie: una sfida per il futuro”. Nell’ateneo romano sorge infatti una delle pochissime strutture ad hoc del Paese che effettua questo genere di terapie, insieme a Bergamo, Monza e Genova. «L’immunoterapia», ha spiegato l’esperta, «si colloca oggi come l’unica strategia terapeutica che ha la potenzialità di eliminare la malattia oncologica residua minima, dopo un intervento chirurgico e la chemioterapia, per la capacità del sistema immunitario di riconoscere ed eliminare in modo specifico le cellule tumorali in tutti i distretti tissutali, senza danneggiare i tessuti normali. Evidenze sperimentali ottenute dai primi studi clinici, peraltro condotti in pazienti con malattia metastatica avanzata, hanno dimostrato in modo inequivocabile che l’attivazione della risposta immune è in grado di controllare la progressione tumorale con un impatto significativo sulla sopravvivenza». «L’immunoterapia ha dunque la potenzialità di essere inserita nei protocolli di terapia antitumorale affiancando la chirurgia, la chemio e la radioterapia, con la promettente prospettiva di trasformare il tumore da malattia rapidamente progressiva e fatale a malattia cronica, manten o una qualità di vita normale».

Quello che gli esperti fanno è in pratica «estrarre cellule del paziente», sintetizza Nuti, «“educarle” a riconoscere e a combattere il tumore, re-inserirle nell’organismo per attaccare le cellule neoplastiche che possono essere “sfuggite” alle terapie precedenti. Stiamo parlando di trattamenti che sono l’esempio classico di ricerca traslazionale e di terapia personalizzata: ogni paziente è diverso, non tutti sono elegibili all’immunoterapia e quelli che lo sono ricevono una cura “ad hoc” per loro, perchè fatta con le loro stesse cellule. Abbiamo utilizzato questa tecnica contro tumori del seno, dell’ovaio e del colon e contro alcune forme di melanomi. Ma poichè i risultati si ottengono a lungo termine, è chiaro che i successi maggiori li abbiamo raggiunti in presenza di malattie molto aggressive, per le quali non esistono molte native terapeutiche». «All’interno dell’immunoterapia», ha approfondito la scienziata, «la terapia cellulare con cellule dendritiche rappresenta quella maggiormente supportata da evidenze sperimentali e cliniche». La mancanza di effetti collaterali importanti e il costo abbastanza contenuto, che si aggira attorno ai 25 mila euro annui per paziente, “contro” quello delle terapie farmacologiche che vanno da 7 a 50 mila euro annui, fanno dell’immunoterapia una scommessa per il futuro. «Per eseguirla serve però personale specializzato», ha spiegato Nuti, «e una equipe con conoscenza immunologiche che oggi mancano». Il risultato finale, però, evidenzia la scienziata, «è uguale a quello ottenuto dalle aziende farmaceutiche: una di queste ha recentemente registrato un vaccino contro il cancro della prostata negli Stati Uniti, che funziona esattamente come le nostre immunoterapie. Solo che le compagnie possono investire ingenti somme per arruolare il giusto numero di pazienti nei trial clinici. Per noi ci vuole piu’ tempo, ma stiamo per pubblicare i risultati di uno studio su 20 pazienti, mentre con le cellule dendritiche abbiamo trattato finora solo due o tre pazienti. Non si tratta di sperimentazioni “classiche”, ma di terapie “artigianali” costruite sui singoli pazienti. Tutti accolgono con favore questo trattamento, perchè si tratta delle loro stesse cellule», ha concluso l’esperta.

Presentate al convegno anche le ultime novita’ sull’utilizzo di cellule staminali nella cura di malattia cardiologiche. «Stiamo cercando di brevettare, in collaborazione con gli Usa», ha aggiunto Giacomo Frati, ordinario di Scienze mediche applicate alla Sapienza, «una metodica per isolare ed espandere cellule staminali cardiache partendo dalle biopsie. Vogliamo avviare un trial clinico sull’uomo per l’utilizzo di queste cellule che vengono chiamate “cardiosfere” contro le principali malattie ischemiche, con un approccio chirurgico». Delle terapie possibili con le cellule staminali estratte dal cordone ombelicale ha parlato Donatella Caserta, ordinario dell’ateneo capitolino: “Gli utilizzi possibili che abbiamo sperimentato comprendono il trattamento del diabete di tipo 1 e dell’incontinenza urinaria post-parto”. Nel corso della giornata e’ stato anche presentato il nuovo portale informativo dedicato alle cellule staminali www.conservalavita.it, che si propone come uno strumento indipendente e svincolato da partiti politici, movimenti religiosi e interessi economici, in grado di fornire una conoscenza solida, scientifica e aggiornata sul tema della conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale. (di Lorenzo Alvaro) 


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