Attenti al microbiota! E’ connesso alle complicazioni del trapianto di midollo

L’esito della terapia nei bambini sottoposti a trapianto di midollo è influenzato dal microbiota. E’ il risultato di due studi di ricercatori del Policlinico di Sant’Orsola e della Università di Bologna

Il microbiota intestinale – l’insieme di microrganismi che a migliaia di miliardi abitano l’intestino umano – gioca un ruolo determinante nel decidere il decorso post-trapianto di midollo osseo in pazienti di età pediatrica. Dalla ricerca risulta che nei bambini che sviluppano complicazioni post-trapianto è presente un microbiota più ricco di batteri resistenti agli antibiotici.
Questa scoperta apre la strada al futuro utilizzo del microbiota come strumento per riconoscere in anticipo i soggetti più a rischio di sviluppare complicazioni e studiare quindi terapie e profilassi personalizzate.

PERICOLO DI RIGETTO

Il trapianto di midollo osseo è una procedura utilizzata per trattare molte malattie del sistema immunitario e del sangue a partire dalle leucemie. Il rischio connesso a tale procedura è la possibilità di scatenare la malattia da trapianto contro l’ospite (GVHD), una reazione che può rivelarsi particolarmente pericolosa per i pazienti in età pediatrica.

MICROBIOTA E ANTIBIOTICI
I dati raccolti dagli studiosi, a partire dal 2015, ci dicono che il microbiota può influenzare le probabilità di successo di trattamenti antibiotici su questi pazienti. “La diffusione di batteri resistenti agli antibiotici è un problema per tutti ma in particolare per i pazienti ematologici” spiega Riccardo Masetti che ha coordinato gli studi.
Utilizzando tecniche di sequenziamento del DNA, è stato evidenziato che, subito dopo il trapianto, nel microbiota intestinale dei piccoli pazienti avveniva sia un consolidamento delle resistenze agli antibiotici già attive, sia un processo di acquisizione di nuove resistenze.

TERAPIE PERSONALIZZATE
Per rispondere alle resistenze presenti nel post-trapianto che sono diverse per ogni singolo paziente è stato realizzato un secondo studio che ha coinvolto diversi centri pediatrici in Italia (Ospedale Bambino Gesù di Roma, Ospedale di Verona, Policlinico San Matteo di Pavia e a Bologna il Policlinico di Sant’Orsola) ed un numero maggiore di pazienti. Anche i risultati di questa ricerca indicano per il futuro un percorso in cui le terapie personalizzate possono essere utilizzate a vantaggio di quei soggetti che sono più a rischio di sviluppare complicazioni o infezioni da batteri resistenti ad antibiotici.

Le due ricerche sono state pubblicate su Scientific ReportsBMC Medical Genomics.

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