Sei adolescente: non puoi partecipare alle sperimentazioni di nuovi farmaci

“Troppo grandi per i trial pediatrici, troppo piccoli per quelli sugli adulti”

Uno studio presentato al Congresso della European Society for Medical Oncology
analizza il caso dei giovani pazienti che rimangono per ragioni anagrafiche ai margini
delle sperimentazioni. E propone delle soluzioni
Troppo grandi per essere considerati bambini, troppo piccoli per venire trattati da
adulti. Così i giovani tra i 12 e i 25 anni di età restano tagliati fuori dalle prime
fasi delle sperimentazioni dei nuovi farmaci oncologici. I trial clinici per adulti,
infatti, reclutano pazienti dai 18 anni in su, escludendo di fatto tutti quei minorenni
affetti da tumori analoghi a quelli che colpiscono gli adulti. La patologia è
“adulta”, ma i loro dati anagrafici no.
Il caso di questi giovani pazienti rimasti per ragioni anagrafiche ai margini delle
sperimentazioni è stato analizzato da uno studio presentato al Congresso della
European Society for Medical Oncology in corso in questi giorni a Monaco.
I ricercatori hanno passato in rassegna tutti trial clinici di fase 1 e 2 condotti
all’Istituto Gustave Roussy di Villejuif in Francia tra il 2012 e il 2017 per tumori
solidi o linfomi. Ne hanno contati in tutto 465. Solamente 65, pari al 15 per cento,
includevano ragazzi tra i 12 e i 17 anni. Eppure, tra i 389 trial clinici negati ai
giovani pazienti, più della metà (il 55%) erano indicati per le la loro condizione. Ma
non è tutto: 23 sperimentazioni riguardavano forme di tumore particolarmente diffuse
nell’adolescenza.
«Tutto ciò – ha dichiarato Aurore Vozy, principale autore dello studio – significa che
a questi pazienti è stato negato l’accesso a medicine innovative disponibili nello
stesso centro dove si trovavano in cura alle quali avrebbero potuto avere una risposta
superiore rispetto alle terapie convenzionali».
Insomma, i ricercatori sono convinti che i limiti di età adottati dagli sperimentatori
siano arbitrari e vadano cambiati.
«Alzare il limite di età a 25 anni per questo tipo di trial – ha detto Vozy –
sembrerebbe ragionevole in alcuni casi».
Ma ancora più urgente è correggere le regole di reclutamento dei trial per adulti.
«Sappiamo che le patologie, la tossicità e gli effetti dei farmaci che si osservano in
ragazzi tra i 12 e i 17 anni di età sono simili a quel che osserviamo negli adulti –
ha spiegato Vozy – quindi si potrebbero includere questi pazienti in trial per adulti
senza alcun rischio aggiuntivo per loro».
I ricercatori suggeriscono anche un’altra soluzione: si potrebbero realizzare coorti
di pazienti adolescenti all’interno dei trial per adulti. In questo caso però
bisognerebbe accertarsi che i minorenni vengano seguiti da pediatri. È vero che hanno
una patologia da adulti, ma sono pur sempre dei ragazzi e come tale vanno trattati.
Tuttavia, alcuni segnali di cambiamento sono nell’aria. «Sono contento di poter
affermare – ha detto Yannis Mountzios, presidente ESMO del gruppo di lavoro congiunto
ESMO/SIOPE sul cancro negli adolescenti e nei giovani adulti – che stiamo cominciando
a osservare l’apertura di alcuni trial per specifici tipi di tumori a gruppi di
differente età. La recente approvazione della terapia Car-T per la leucemia alcuni
tipi di linfomi in bambini e ragazzi fino ai 25 anni di età è un grande passo avanti
in questa direzione».
healthdesk.it 24-10-18

Combattiamo la Leucemia con lo sport

a cura di Gian Luca Pasini
L’Associazione Italiana contro le Leucemie, i linfomi e il mieloma (AIL) presenta il convegno “Combattiamo la leucemia…anche con lo sport”, primo incontro organizzato da AIL dedicato al rapporto tra attività sportiva e tumori del sangue. Gli effetti positivi dello sport nei pazienti onco-ematologici. Facilitare il superamento delle barriere culturali e di ordine pratico per agevolare l’accesso all’attività sportiva di adulti e bambini affetti da tumori del sangue, e migliorare la loro qualità di vita. L’esercizio fisico è un potente farmaco con azione antitumorale. Grandi studi epidemiologici hanno già evidenziato che l’attività fisica, praticata in modo continuo, è un fattore preventivo di alcuni tumori del sangue.
Alcuni studi hanno stabilito che la partecipazione a programmi che prevedono esercizio fisico è la strategia che ha il maggiore impatto nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti affetti da un tumore ematologico, sia in età adulta-anziana che in età pediatrica.
Uno studio realizzato su migliaia di pazienti ha dimostrato che praticare sport prolunga la sopravvivenza riducendo la progressione e la recidiva della malattia.
Nonostante le evidenze scientifiche però solo una piccola percentuale dei pazienti che hanno avuto un tumore del sangue, dopo la diagnosi della malattia, fa sport con quella continuità e intensità necessarie a ottenere i molteplici benefici che esso determina.
Sussistono ancora importanti barriere culturali e di ordine pratico che non rendono accessibile l’esercizio fisico ai pazienti, che invece dovrebbe ormai essere considerato a tutti gli effetti una importante medicina – Exercise Medicine – per il malato oncologico e onco-ematologico.
I numerosi studi clinici e di ricerca di base che sono stati fatti soprattutto in Nord America e Nord Europa evidenziano come l’Exercise Oncology sia ormai diventata una
nuova sub-disciplina delle scienze oncologiche.
gazzettadellosport.it
02 novembre 2018

Retinoblastoma: il tumore che colpisce gli occhi dei bambini

Tutti abbiamo sentito parlare dell’occhio pigro (ambliopia) e dell’importanza della visita oculistica nei bambini.Purtroppo, pochissimi sanno che esiste un tumore che colpisce gli occhi dei bambini, molto pericoloso, non solo per la vista, ma anche per la vita: è il retinoblastoma, un tumore oculare maligno che si sviluppa dalle cellule della retina. Può verificarsi a qualsiasi età, ma l’esordio è più comune durante l’infanzia, prima dei 5 anni, spesso nei primi 24 mesi di vita. Può colpire un solo occhio, nel 60% dei casi, ma anche entrambi; in questi casi l’insorgenza è nel primo anno di vita. Può essere ereditario o no, ma la sua prognosi varia in base alla tempestività con cui viene diagnosticato e curato. L’insorgenza del tumore è associata ad una specifica anomalia genetica, che induce le cellule della retina a crescere rapidamente e senza controllo; in particolare c’è una disattivazione del gene oncosoppressore RB1, localizzato sul cromosoma 13q14.
Il gene alterato può essere ereditato dai genitori (forma ereditaria) o svilupparsi in modo casuale (retinoblastoma sporadico), per un errore genetico durante lo sviluppo del bambino nel grembo materno L’incidenza è di un caso ogni 20.000 nascite, pari a 25 nuove diagnosi l’anno in Italia. È il tumore maligno intraoculare più frequente in età pediatrica. Se la diagnosi e la cura sono tempestive, oltre il 95% dei bambini guarisce, evitando l’enucleazione dell’occhio e salvando la vita del bambino.
SINTOMI E SEGNI
Il segno più caratteristico di retinoblastoma è un aspetto anomalo della pupilla, che presenta un riflesso bianco-grigiastro quando viene investita da un fascio di luce (leucocoria o riflesso del gatto amaurotico). Spesso è visibile nelle fotografie con il flash; è dovuto al riflesso nella pupilla del tumore in uno stadio avanzato, per cui la visita oculistica è urgente!
Altri sintomi tipici, ma non esclusivi di retinoblastoma, sono: strabismo, riduzione della visione, infiammazione e rossore dell’occhio, iride di un colore diverso per ogni occhio, affaticamento oculare, dolore oculare e ritardo nello sviluppo. Il segno più frequente e caratteristico del retinoblastoma è la pupilla biancastra, visibile anche nelle foto con il flash, che si può avere anche nella cataratta congenita. In entrambi i casi bisogna intervenire subito, perché possono determinare gravi e permanenti deficit visivi, ma il retinoblastoma è pericoloso anche per la vita.
I segni e i sintomi della malattia dipendono dallo stadio del tumore al momento della diagnosi. Anche se lo strabismo dei primi mesi spesso è fisiologico, è necessaria la visita dell’oculista pediatrico, con l’esame del fondo oculare.
Il tumore è particolarmente aggressivo: il retinoblastoma può invadere ulteriormente l’occhio e/o diffondersi a linfonodi, ossa, cervello o midollo osseo.
DIAGNOSI
La diagnosi viene effettuata dal medico oculista perfezionato in oftalmologia pediatrica mediante l’esame del fondo oculare con oftalmoscopia indiretta (il retinoblastoma appare nella retina come uno o più rilievi grigio-biancastri). Tecniche di imaging (ecografia orbitaria, tomografia computerizzata e risonanza magnetica) sono utilizzate per confermare la diagnosi e definire la stadiazione del tumore (intraoculare, extraoculare, recidivante).
TERAPIA
Circa il 90% dei bambini con retinoblastoma può essere curato, purché la diagnosi sia precoce ed il trattamento inizi prima che il tumore possa diffondere oltre l’occhio colpito. Il trattamento varia in base all’estensione ed alla gravità della malattia.In conclusione, tutti i bambini devono effettuare la visita dall’oculista pediatrico sin dai primi anni di vita, specialmente se è presente strabismo o se la pupilla appare biancastra nelle foto con il flash, per la diagnosi precoce del retinoblastoma. Tutti i bambini senza problemi apparenti, dai 3 agli 8 anni, dovranno farsi visitare dall’oculista perfezionato in oftalmologia pediatrica, per la prevenzione dell’ambliopia, più comune come occhio pigro. Dai 10 ai 15 anni è importante la diagnosi precoce della miopia e dei vizi di rifrazione, anche per un migliore rendimento scolastico. Segno caratteristico, spesso, è il mal di testa.
Vincenzo Pagliara
myinformando.it, 22-10-18

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI PETER PAN

Meyer, ecco il super laser contro i tumori della pelle dei bambini

Al Meyer, in dermatologia c’è uno strumento all’avanguardia che sconfigge gli emangiomi infantili e a Firenze arrivano bimbi da tutta Italia: con questa “spada” di luce si curano pure “macchie di vino”
di Marco Sabia
FIRENZE. Nei (o nevi, come si dice con linguaggio scientifico), molteplici dermatiti infiammatorie (acne, dermatite atopica, psoriasi), patologie infettive di varia eziologia (batteri, funghi, virus), emangiomi, malformazioni vascolari fino a vere e proprie lesioni tumorali (rare per fortuna): sono molte e molto diverse le problematiche che possono interessare la pelle di un bambino, sin dalla più tenera età. La dermatologia dell’ospedale pediatrico Meyer, grazie a un approccio multidisciplinare, riesce ad essere un’eccellenza a livello regionale e nazionale.
Una semplice macchia sulla pelle può essere un sintomo di un qualcosa di molto complesso e da indagare su più fronti. Cesare Filippeschi, medico coordinatore responsabile della dermatologia pediatrica, ci spiega perché.
«La maggior parte dei bambini che arriva al Meyer ha già avuto una valutazione dai territori di appartenenza regionali e nazionali e quindi soffre di malattie con difficoltà di diagnosi o situazioni di difficile gestione terapeutica.
«Molti accessi avvengono anche per la cosiddetta “mappatura dei nevi”. In realtà la patologia tumorale sui nevi in età pediatrica è per fortuna un evento molto raro. Gli unici nevi da tenere sotto controllo più stretto in età pediatrica sono i nevi congeniti giganti di oltre 20 centimetri di diametro e i nevi insorti rapidamente nel giro di pochi mesi con caratteristiche cliniche che attirano l’attenzione (intensamente neri e pigmentati o altresì nodulari, rosati e senza colore), cioè il cosiddetto “brutto anatroccolo”. Oltre a questo, il nostro centro dermatologico è diventato un riferimento regionale e nazionale nel trattamento degli emangiomi infantili e delle anomalie vascolari».
«Gli emangiomi infantili (detti impropriamente angiomi) sono in realtà tumori benigni che interessano oltre il 4% dei neonati, più frequentemente bambine e prematuri. Proliferano normalmente nei primi 6-8 mesi, per poi andare incontro a un’involuzione naturale che si può concludere nei primi anni di vita. Di solito basta monitorarli ma in alcune situazioni è importante un intervento farmacologico precoce: il propranololo ha rivoluzionato il trattamento di tali lesioni. Alcuni emangiomi richiedono anche un approccio chirurgico: per migliorare il risultato disponiamo del Dye Laser, strumento all’avanguardia che conferisce a tutto il percorso terapeutico degli emangiomi un livello di primissimo ordine nel panorama nazionale».
«Il Dye Laser è utile anche nelle malformazioni vascolari, come le “macchie di vino” presenti alla nascita, ma refrattarie alle terapie.
il tirreno, 11.11.18

Neuroblastoma, all’IRCCS Gaslini firmato protocollo d’intesa per potenziare la ricerca

Per la prima volta l’Agenzia Italiana del Farmaco ha riconosciuto come “farmaco innovativo” una molecola oncologica esclusivamente pediatrica individuata grazie ad uno studio internazionale con il contributo essenziale del Gaslini e della Fondazione per la Lotta al Neuroblastoma
Genova, 20 settembre 2018 – Il neuroblastoma è il più frequente tumore solido extracranico pediatrico. La sua incidenza annua è di circa 10 casi per milione di bambini. Ogni anno in Italia si osservano 130-150 nuovi casi di malattia. Poco più della metà dei pazienti si presenta alla diagnosi con malattia metastatica, in cui non si supera il 40% delle guarigioni. Ulteriori sforzi devono quindi essere compiuti per comprendere meglio la biologia di questo tumore e individuare nuove strategie terapeutiche, sempre più personalizzate.
Il protocollo di intesa: task force e Cabina di regia tra Regione, Gaslini e FNB
Regione Liguria, Istituto Giannina Gaslini e Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma hanno firmato un protocollo d’intesa di durata triennale finalizzato a dare un forte impulso alla ricerca medico scientifica per sconfiggere questa grave neoplasia dell’infanzia attraverso la realizzazione del “Progetto di coordinamento della ricerca clinica e sperimentale in Italia 2018-2020”, con il coordinamento di una Cabina di regia composta da rappresentanti dei tre soggetti firmatari.
“Dal 1979 l’Istituto Gaslini è il centro di riferimento nazionale per la diagnosi e cura del neuroblastoma – afferma la vicepresidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria Sonia Viale – e da dicembre 2016 è Centro di riferimento riconosciuto da Regione Liguria. Per questo abbiamo creato una task force finalizzata a promuovere la cura di questa malattia, dando un respiro internazionale alla ricerca svolta presso il Gaslini e al progetto stesso. Sono quindi particolarmente orgogliosa di firmare questo documento che da un lato conferma ancora una volta il Gaslini come centro di massima eccellenza nazionale e internazionale e dall’altro costituisce un esempio virtuoso di collaborazione pubblico-privato con l’indispensabile contributo della Fondazione, che ringrazio”, conclude l’assessore Viale.
“Molto è stato fatto negli scorsi anni per fare passi avanti importanti nella cura e nella ricerca, ma non è ancora abbastanza: l’Istituto Gaslini vuole continuare ad essere protagonista in questa storia a fianco della Fondazione Neuroblastoma, con il supporto fondamentale della Regione Liguria e dei migliori centri italiani di ricerca, consolidando e potenziando le realtà esistenti presso l’Istituto e al servizio di tutta l’Italia come il Registro Italiano Neuroblastoma la Biobanca Integrata e Tessuto genomica e il servizio di Centralizzazione e analisi del tessuto tumorale ed altri materiali biologici, e per sviluppare nuove linee di ricerca avanzata” spiega il direttore generale dell’Istituto Gaslini Paolo Petralia.
Il nuovo farmaco: per la prima volta l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha riconosciuto come “farmaco innovativo” una molecola oncologica pediatrica
Ulteriori sforzi devono essere fatti per quanto riguarda le conoscenze biologiche e per disegnare terapie sempre più efficaci: in particolare l’impegno del Gaslini è stato recentemente premiato da un risultato importante: dal mese di luglio un anticorpo monoclonale (Qarziba Dinutuximab beta, anti GD2, cioè efficace contro una sostanza presente sulla superficie delle cellule di Neuroblastoma) è stato dichiarato farmaco innovativo oncologico acquistabile dalle farmacie ospedaliere e sarà rimborsato in Italia per il trattamento del neuroblastoma ad alto rischio nei bambini sul fondo farmaci innovativi.
“La molecola ha ricevuto la designazione di farmaco orfano sia negli Stati Uniti che in Europa. Si tratta dell’unica immunoterapia approvata in Europa per il trattamento del neuroblastoma ad alto rischio, e il riconoscimento di ‘farmaco innovativo’ dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) è assegnato per la prima volta a una molecola pediatrica oncologica”
insalutenews.it 20.9.18

Tumore al fegato nei bambini, progetto europeo ChiLTERN per testare nuovi farmaci

Dott.ssa Martina Pigazzi
Padova, 24 settembre 2018 – Trovare nuove terapie per una malattia pediatrica assai rara ma molto aggressiva: il tumore epatico. È questo l’ambizioso obiettivo del progetto europeo “Children’s Liver Tumour European Research Network” (ChiLTERN), incluso nel programma Horizon 2020-PHC-2015, di cui l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza è da pochi giorni partner ufficiale.
A seguire lo studio sarà la dott.ssa Martina Pigazzi, principal investigator del Laboratorio di Oncoematologia Pediatrica, affiancata dal dott. Stefano Cairo dell’azienda francese XenTech.
“Il progetto è un esempio di come, grazie alla sinergia tra IRP e Dipartimento di salute della donna e del bambino dell’Università di Padova, con il suo direttore prof. Giorgio Perilongo, si sia potuta costruire una rete tra ricerca di base e ricerca clinica che ha concretizzato l’opportunità unica di essere parte di un programma di ricerca europeo con altri 22 gruppi – dichiara la dott.ssa Pigazzi – IRP, dunque, è inserito in un partenariato globale che vedrà il più grande studio clinico mai intrapreso in questa popolazione di pazienti”.
Lo studio è coordinato dalla Società internazionale di oncologia pediatrica – Gruppo di tumori del fegato epiteliale (SIOPEL), con base in Europa, dal Gruppo oncologico per bambini (COG), negli Usa, e dal Gruppo tumori epatici pediatrici (JPLT), in Giappone, che hanno unito le forze per lanciare un trial di fase 3 su pazienti pediatrici e adolescenti con epatoblastoma e carcinoma epatocellulare, creando il primo protocollo internazionale del tumore epatico pediatrico (PHITT).
Lo studio mira a reclutare 1.200 pazienti con tumori epatici in tutto il mondo, per un periodo di 5 anni. “300 pazienti saranno europei – spiega la dott.ssa Pigazzi – e, assieme al mio gruppo di ricerca in IRP e alla collaborazione del dott. Cairo, produrrò dei modelli in vitro e in vivo su cui testare l’efficacia di nuovi farmaci che verranno poi somministrati ai pazienti”.
Con il progetto ChiLTERN si punta a intraprendere il processo PHITT in Europa e a fornire ulteriori piattaforme biologiche, tecnologiche e farmacologiche per incrementare la sopravvivenza dei bambini con cancro al fegato.
di insalutenews.it • 24 settembre 2018

Non tutti gli eroi indossano un mantello: la comunicazione degli operatori incontra i bisogni di genitori e bambini nel reparto oncologico

L’importanza della comunicazione nell’affrontare una patologia come il cancro, in crescita negli ultimi anni, è cruciale a diversi livelli d’interazione (che si tratti di comunicazione medico-paziente, paziente-famiglia, genitori-figli). Sempre più forte è dunque l’esigenza di figure che facilitino tale processo.
A tal proposito è stato condotto uno studio, parte di una ricerca più ampia, sulla comunicazione nell’ambito dell’oncologia pediatrica. I soggetti coinvolti erano divisi principalmente in tre gruppi: 34 bambini con cancro tra gli 8 ei 16 anni, i 59 rispettivi genitori, e 51 soggetti sopravvissuti al trattamento che al momento della diagnosi avevano tra gli 8 e i 16 anni, con un range di età tra i 15 e i 30 anni. Gli strumenti utilizzati erano delle vignette che raffiguravano varie situazioni basate su tematiche comuni dell’iter dei pazienti pediatrici oncologici, verso le quali i tre gruppi dovevano esprimere delle preferenze rispetto a come volevano che la situazione raffigurata si svolgesse. Gli elementi all’interno di esse variavano a seconda del soggetto a cui venivano presentate. In particolare è emerso come pazienti, genitori ed ex-pazienti indicavano come importante nell’81% dei casi l’empatia dei professionisti. Nel 70% delle situazioni i tre gruppi di soggetti preferivano che informazioni sulla malattia fossero date a bambini e genitori simultaneamente. Vi sono tuttavia differenze nelle preferenze riguardo la quantità di informazioni da dare ai bambini; tale differenza era da associare all’età e allo stato emotivo dei pazienti pediatrici. Inoltre, nel 71% dei casi i tre gruppi preferivano che i bambini partecipassero alle decisioni mediche. Tale preferenza era largamente associata all’età del paziente (Zwaanswijk et al., 2011).
Quando ad avere il cancro è il proprio figlio… le conseguenze sulla famiglia e sui genitori
La diagnosi di cancro in un bambino diventa una fonte destabilizzante per l’intera famiglia, ma a tenere le redini del nucleo familiare è la coppia genitoriale che prova un forte senso di inadeguatezza scaturito dall’impossibilità di proteggere il bambino dalla malattia.
La sintomatologia prevalente, soprattutto nel genitore che assiste maggiormente il bambino, è quella depressiva, la quale si amplifica con la comparsa delle problematiche comportamentali che il piccolo manifesta lungo il decorso patologico. I genitori potrebbero percepire un senso di oppressione causato dal peso delle scelte che si trovano a dover effettuare riguardo le cure e i trattamenti del figlio, ma anche una frustrazione connessa al senso di impotenza per non riuscire più a proteggere il bambino.
Risultano frequenti anche i sensi di colpa connessi all’eventualità di fattori ereditari che potrebbero aver influito sulla proliferazione del tumore, o ad eventi passati di trascuratezza del bambino, o ancora al non aver desiderato la gravidanza.
Sarebbe auspicabile la collaborazione genitoriale nel corso dell’adattamento alla malattia del bambino, così da facilitare un dialogo sugli eventuali timori reciproci, sulle difficoltà riscontrate e sul peso della patologia oncologica, ma spesso capita che sia solo uno dei due genitori ad assistere il piccolo quotidianamente. Dopo la diagnosi potrebbero verificarsi delle situazioni di triangolazione in cui i genitori iniziano a manifestare iperprotezione verso il bambino tanto da trascurare altre sfere importanti sia della propria vita privata che sociale; questo atteggiamento potrebbe essere percepito dal bambino come anomalo e far accrescere in lui il timore per ciò che gli sta accadendo (Tremolada, 2004).
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2018/09/comunicazione-oncologia-pediatrica/
stateofmind.it 20.9.18

Emergenza inquinamento, in Italia crescono i tumori infantili

Emergenza inquinamento, in Italia crescono i tumori infantili
Aumentano le malattie oncologiche nelle zone più inquinate, e sale l’incidenza tra i più giovani. L’allarme degli epidemiologi in un convegno alla Camera dei Deputati
di SANDRO IANNACCONE
ITALIA, è emergenza inquinamento e cancro. E le due cose sono correlate. La comunità scientifica lo sa da tempo: l’inquinamento di acqua, terra e aria ha ricadute pesanti sul benessere e rappresenta un fattore di rischio acclarato per lo sviluppo di malattie a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e, per l’appunto, di malattie oncologiche. Se ne è discusso oggi alla Camera dei Deputati in occasione del convegno “Emergenza cancro – fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti”, organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) in collaborazione con Confassociazioni Ambiente.
• LA PORTATA DEL FENOMENO
I numeri parlano da sé: già nel 2016 il ministero della Salute aveva diffuso una mappa delle aree più contaminate d’Italia, associata al rischio di sviluppare malattie oncologiche: dai dati emergeva un incremento che arrivava fino al 90% in soli 10 anni, in particolare per tumore alla mammella, alla tiroide e mesotelioma, notoriamente legati all’esposizione a diossina, amianto, petrolio, policlorobifenili e mercurio. Ma c’è dell’altro: gli effetti dell’inquinamento colpiscono soprattutto i più piccoli. Uno studio condotto nel 2017 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, dicono ancora gli scienziati al convegno romano, ha evidenziato una maggiore incidenza di tumori nei bambini tra 0 e 14 anni e negli adolescenti tra 15 e 19 anni nell’area europea che comprende Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo.
• NON SOLO NELLA TERZA ETÀ
“Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i Paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell’accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche”, ha detto Ernesto Burgio, membro dell’European Cancer and Environment Research Institute (Eceri) di Bruxelles. “In genere si afferma che i tumori infantili sono una patologia rara. È opportuno però ricordare come, in termini assoluti, uno su 5-600 nuovi nati si ammalerà di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età; come, nonostante i significativi miglioramenti prognostici degli ultimi decenni, il cancro rappresenti la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l’anno d’età; come anche in questa fascia d’età, a partire dagli anni 1980-90, si sia assistito a un aumento significativo della patologia tumorale”.
• ATTENTI ALL’INQUINAMENTO
Si può fare molto, però, anche in termini di prevenzione. Perché molti dei fattori di rischio, e specie quelli legati a inquinamento e stili di vita, sono ben noti: “I cittadini si credono talvolta impotenti di fronte a questo tema ma invece sono proprio loro a poter cambiare la situazione con scelte consapevoli, a partire dagli acquisti piccoli o grandi di tutti i giorni. I nostri consumi possono modificare il mercato e nello stesso tempo costringere le aziende produttrici a essere veramente ecosostenibili: pretendiamo, quindi, alimenti, elettrodomestici e prodotti di uso quotidiano che siano scientificamente validati da Enti pubblici”, dichiara Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale e docente di Prevenzione Ambientale del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. “Ci sono poi semplici regole che ognuno di noi può seguire a casa propria per fare prevenzione ambientale – dall’utilizzo di bottiglie d’acqua in vetro anziché in plastica ai piccoli accorgimenti per migliorare la qualità e ridurre lo spreco di acqua potabile – e per evitare i danni causati dall’eccessiva esposizione all’inquinamento indoor e ai campi elettromagnetici.
• BIOMONITORAGGIO, UNO STRUMENTO IN PIÙ
La comunità scientifica ha a disposizione anche un altro strumento per migliorare la prevenzione delle malattie oncologiche e rendere più efficiente, dal punto di vista economico, il sistema sanitario nazionale. Il biomonitoraggio, ossia la raccolta, catalogazione e conservazione di tessuti biologici umani, da mettere poi a disposizione della comunità scientifica per studi retrospettivi ed epidemiologici. “Il biomonitoraggio”, spiega Marialuisa Lavitrano, che si occupa di risorse biomolecolari,. “rappresenta una grande sfida scientifica e di sanità pubblica, con risvolti significativi per la salute delle popolazioni esposte. L’idea alla base è semplice: raccogliere e analizzare campioni biologici per indagare i possibili danni causati, per esempio, dall’esposizione prolungata agli inquinanti ambientali, o per caratterizzare l’efficacia terapeutica di trattamenti oncologici”.
repubblica.it 19.9.18

Cancro pediatrico, #GoGold per reclamare il diritto alle cure

di Antonietta Nembri
Monumenti illuminati d’oro e un selfie solidale e virale con il nastro d’oro per la nuova edizione delle manifestazioni a favore dell’oncoematologia pediatrica. Obiettivo delle Fiagop che cura l’iniziativa in Italia richiamare l’attenzione delle Istituzioni e di Big Pharma sull’urgenza di sperimentare nuovi farmaci mirati per bambini e adolescenti
“Accendere” l’attenzione delle Istituzioni e di Big Pharma sul diritto alle cure per tutti i bambini e gli adolescenti malati di cancro è questo l’obiettivo del mese scelto da centinaia di associazioni di genitori nel mondo – organizzati nella rete CCI (Childhood Cancer International) – per una mobilitazione che a settembre illuminerà di luce dorata edifici e monumenti. Nel corso delle iniziative viene anche distribuito il “Nastro d’Oro”, simbolo dell’oncoematologia pediatrica. In Italia è Fiagop, la federazione italiana rappresentativa delle associazioni di genitori dei bambini e degli adolescenti oncoematologici, a chiamare alla mobilitazione dando vita alla campagna ‘”Accendi d’Oro, accendi la speranza” con iniziative pubbliche promosse per tutta la settimana fino a domenica 23 settembre.
L’obiettivo è quello di accelerare la sperimentazione di nuovi farmaci pediatrici, con ridotti effetti collaterali, e ridurre il limite di età per l’accesso agli studi clinici. Molti i monumenti e i luoghi d’interesse illuminati di luce dorata per “accendere” l’attenzione, a Torino, Livorno, Varese, Sant’Agata Militello, Roma, Pisa, Battipaglia, Genova. L’elenco di tutti i siti illuminati e delle iniziative in programma è consultabile in home page sul sito della Fiagop.
Per fare arrivare in modo tangibile a tutti i bambini e gli adolescenti in lotta contro la malattia un messaggio di vicinanza, riconoscerne apertamente la forza, il coraggio e la resilienza, Fiagop distribuisce il “Nastro d’Oro”, sotto forma di un piccolo tatuaggio non permanente, con l’invito ad applicarlo su se stessi per poi scattare un selfie da postare online con hasthag #accendilasperanza – #GoGold, insieme a un messaggio di vicinanza diretto a tutti i bambini e ragazzi che lottano contro la malattia.
Il momento istituzionale della campagna in Italia è in programma venerdì 21 settembre a Roma in piazza Barberini dalle ore 21 alle ore 22: Fiagop invita le Istituzioni, la cittadinanza, la stampa, il mondo dell’associazionismo a raggiungere la Fontana del Tritone, illuminata di luce dorata (a cura della federata romana Peter Pan onlus), per ritirare e applicare il proprio tatuaggio temporaneo “Nastro d’Oro” e partecipare ad una grande foto collettiva che sarà postata online con hasthag #accendilasperanza #GoGold e il messaggio: «Noi ci siamo e lottiamo con te».
«Come Fiagop torniamo a chiedere in questa occasione che, ogni volta in cui un’azienda farmaceutica sviluppa un farmaco per una patologia oncologica nell’adulto debba essere rigorosamente anche investigato il potenziale del nuovo farmaco nel contrastare una malattia nei bambini e adolescenti», spiega Angelo Ricci, presidente Fiagop onlus. «In teoria le Paediatric Medicines Regulation vigenti già prevedono questo ma in maniera non sufficientemente vincolante. Il problema dunque, non è medico, ma economico: le industrie farmaceutiche non hanno interesse ad investire in campo pediatrico. .
Tra le patologie che colpiscono i bambini e adolescenti il cancro pediatrico è la prima causa di morte tra le malattie non trasmissibili. Si stima che un totale di circa 6000 bambini e adolescenti sotto i 24 anni muoiano ogni anno di cancro in Europa. Nonostante gli straordinari passi in avanti fatti dalla ricerca clinica, che hanno permesso risultati di guarigione complessiva intorno all’80%, non esistono ancora oggi cure disponibili per guarire un bambino ammalato su 5. Inoltre, non pochi guariti saranno soggetti a effetti collaterali a lungo termine causati dal trattamento subito. Oggi almeno il 50% dei farmaci usati per combattere la malattia, che si manifesta in oltre 60 tipi e sottotipi diversi, non è autorizzato per l’uso pediatrico, ed è usato off label, adattando ai bambini medicine per adulti, in base al peso e all’altezza. Ma i bambini e gli adolescenti malati di cancro non sono adulti in miniatura! In Europa negli ultimi 10 anni a fronte della sperimentazione di 50 nuovi farmaci anticancro per adulti soltanto 2 sono stati quelli studiati per l’età pediatrica.
vita.it 19.9.18

Sondrio oncoematologia si parla di terapia cellulare

Le cellule buone per combattere quelle maligne. La terapia cellulare in oncoematologia presentata a Sondrio
La terapia cellulare in oncoematologia, la nuova frontiera nelle cure contro il cancro, è al centro di un incontro dal titolo “La ‘fabbrica’ delle cellule”, aperto al pubblico, che si svolgerà sabato 22 Settembre, alle ore 21, nella sala Vitali del Credito Valtellinese, in via Cesura, a Sondrio.
Alcune malattie si combattono creando cellule con il compito di riconoscere e uccidere le cellule aggredite da diversi tipi di agenti patogeni, i virus resistenti alle comuni terapie e le cellule tumorali.
La Cell Factory, la fabbrica delle cellule che dà il titolo all’incontro, produce e addestra in laboratorio le cellule buone che, come soldati di un esercito, si organizzano, adottano strategie di prevenzione e di attacco per neutralizzare le cellule maligne o infettate. Due gli illustri relatori della Fondazione IRCCS del Policlinico San Matteo di Pavia: Marco Zecca, direttore dell’Unità operativa ‘Oncoematologia Pediatrica’, e Patrizia Comoli, direttore tecnico di ‘Cell Factory’.
Promotori e organizzatori dell’incontro due associazioni attive sul territorio: Amici del Bambino di Morbegno, operativa da oltre vent’anni, che offre contributi e sostegno alle famiglie in difficoltà, e Insieme per l’oncologia e l’ematologia Alta Valtellina, che ha quali scopi primari l’aiuto e il sostegno ai malati con patologie oncologiche e alla ricerca in oncologia ed ematologia.
valtellinanews.it 14.9.18