Bambini e adolescenti: in calo la mortalità

Sotto i 10 anni la prima causa sono le leucemie e i linfomi. Ma a cinque anni dalla diagnosi l’81% riesce a sopravvivere

Diminuisce la mortalità nei bambini e negli adolescenti e si riduce, anche se di poco, l’incidenza di tumori. È quanto emerge da due indagini condotte dall’Asl di Brescia utilizzando i dati offerti dai registri tumori e mortalità e riferiti al periodo 1999-2012. L’analisi sulle informazioni che i due registri contengono ha portato alla luce un positivo trend che vede calare le morti di bambini e ragazzi di età compresa tra l’1 e i 19 anni e definisce una piccola riduzione dei tassi d’incidenza dei tumori maligni, in linea con un trend che dal 2000 è in discesa su tutto il territorio nazionale, anche se di poche unità.

LA PRIMA TENDENZA va di pari passo con il diminuire degli incidenti stradali, prima causa di morte soprattutto tra i maschi. La mortalità per traumi nei maschi è, infatti, tre volte superiore a quella delle femmine (170 decessi per i maschi e 53 per le femmine). Nell’arco di tempo indagato, che per l’indagine «Mortalità infantile, nei bambini e negli adolescenti nell’Asl di Brescia» si riferisce agli anni 2000-2012, sono state 528 le morti tra il primo e il diciannovesimo anno di età (1032 il totale, contando anche le 504 dei piccoli sotto il primo anno di vita) e la maggior parte di esse è avvenuta per i giovani tra i 15 e i 19 anni, fascia d’età più esposta proprio agli incidenti stradali. «Questo sottolinea un grande successo per la nostra società» sottolinea il dottor Michele Magoni, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Asl di Brescia, certo che i risultati delle indagini servano soprattutto a studiare ed elaborare nuove strategie di assistenza sanitaria e sistemi di prevenzione che siano sempre più efficaci per la riduzione della mortalità.

I decessi che hanno riguardato i più piccoli, ovvero i bambini al di sotto dei 10 anni, trovano la loro causa primaria tra i tumori, tra cui soprattutto leucemie e linfomi, patologie frequenti anche nei giovanissimi tra i 10 e i 19 anni. Una buona notizia arriva però dal dottor Fulvio Porta, direttore dell’Oncoematologia pediatrica degli Spedali Civili, che non dimentica di sottolineare i grandi passi avanti fatti dalla medicina moderna, che oggi permette la sopravvivenza, a 5 anni dalla diagnosi della malattia, nell’81 per cento dei casi.

Per i bimbi al di sotto del primo anno di vita la mortalità è per lo più legata a condizioni che hanno origine nel periodo neonatale e quindi condizioni della gravidanza e del parto. Al secondo posto tra le cause di morte si riscontrano malformazioni congenite e anormalità cromosomiche, come analizzato anche a livello nazionale. Questi dati differiscono sensibilmente se si guarda ai bambini e agli adolescenti stranieri, che a Brescia rappresentano il 22 per cento dei 234.065 soggetti di età compresa tra gli zero e i 19 anni.

Nella maggioranza degli episodi pare che il tasso di mortalità sia doppio per la popolazione straniera. La mortalità infantile, sotto l’anno d’età, è rimasta costante tra gli italiani, attestandosi su 2,56 morti ogni mille nati. Nello stesso periodo indicato sono stati, invece, 5,82 i casi di mortalità infantile tra gli stranieri, con livelli più elevati negli anni tra il 2000 e il 2004, prima che iniziassero le attività di regolarizzazione sanitaria degli immigrati.

DIVERSE APPAIONO anche le informazioni relative alle cause di mortalità nei bambini stranieri sotto il primo anno di vita: in quasi tutte le categorie i tassi di mortalità sono doppi rispetto a quelli per gli italiani. Nelle eventualità di traumi e malattie infettive si registrano persino tassi cinque volte più alti.

L’osservazione, il riscontro e la registrazione di tali fenomeni, che ridisegnano il quadro della salute della nostra popolazione infantile e adolescenziale, sono fondamentali per la programmazione dei servizi di assistenza sanitaria, come ribadito anche dal direttore dell’Asl di Brescia, Carmelo Scarcella. La positività di alcuni dati fa ben sperare di aver imboccato una buona strada, ma sono ancora tanti i settori in cui si deve migliorare. Bisogna partire, per esempio, da una ridefinizione dei ruoli nella presa in carico di adolescenti affetti da tumori maligni, troppo spesso considerati adulti nonostante il loro organismo accetti meglio le cure pediatriche e non trattati quindi nei riconosciuti e altamente specializzati centri Aieop.

Federica Pizzuto


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