Bianca come il latte, rossa come il sangue.

Un anno di vita scolastica del sedicenne Leo, alle prese con il calcetto, problemi scolastici, musica, amici e innamoramenti vari. Il solito tran-tran, finché incontra un prof in grado di stupirlo; scopre un rapporto maturo con il padre; conosce una ragazza di cui si innamora perdutamente; impara che bisogna saper sognare e poi trasformare i sogni in progetto, D’Avenia propone una visione dell’esistenza brillante, una chiamata alla grandezza nella vita quotidiana, una storia d’amore tenera e toccante, un invito alla maturità per tutti, ragazzi, genitori, prof. Una lettura indimenticabile, che i liceali (cui sin indirizza primariamente, anche utilizzando il loro linguaggio e i loro codici tipici) ameranno a prima vista, anche se è prevedibile che questo romanzo non accontenti facilmente la critica raffinata e spocchiosa, altera e snob, che dalla letteratura pretende lacrime, tristezza e cupa pensosità,
Perché è vero che il romanzo contiene parti drammatiche, è vero che fa (anche) piangere, ma – per fortuna – non vuole demolire, bensì costruire: sono lacrime di risa, lacrime di gioa, raggiungendo in alcuni momenti quella che il grande Tolkien, per esempio, chiamava “eucatastrofe”: l’improvviso lieto fine di una storia che ti trafigge con una gioia da farti venire le lacrime agli occhi…
Abbiamo scoperto una voce nuova e squillante della narrativa italiana e, chi ha figli adolescenti, non può fare a meno di regalare questo libro.