Caccia al virus killer. Un nesso fra tumori e agenti infettivi.

Tognon: “Fermare il cancro con un siero oggi è una ricerca, in futuro forse sarà la cura”
LA PRESTIGIOSA rivista statunitense Blood ne ha pubblicato il lavoro dedicandogli anche un editoriale. Perché la scoperta di un virus killer latente in almeno il 22% dei donatori di sangue e in grado di svilupparsi, negli anziani o nei pazienti immunodepressi, fino a scatenare un carcinoma raro e incurabile come quelle alle cellule di Merkel (che colpisce la cute) può ora aprire la strada al suo contrasto clinico, ma soprattutto creare un paradigma di ricerca applicabile ad altri campi come quello «gemello» del Papilloma, causa di neoplasie alla cervice uterina. Il laboratorio che ha condotto con successo la ricerca è quello del professor Mauro Tognon, titolare della cattedra di Biologia applicata nell’Ateneo Estense di Ferrara e atteso nel febbraio 2012 a Lione per un congresso dell’Oms sui tumori umani associati a un virus pollioma, dove sarà l’unico italiano invitato.
Da dove nasce l’interesse per questa indagine?
«Il virus è stato scoperto solo nel 2008, integrato nel dna del carcinoma delle cellule di Merkel, che sono i più semplici sensori di tatto localizzati nello strato basale dell’epidermide. Da lì si è aperta la caccia a verificare se e quanto fosse diffuso nella popolazione. Inizialmente, con il collega francese Coursaget abbiamo visto che l’80% della popolazione, sia sana che malata della suddetta neoplasia, presentava gli anticorpi a questo virus pollioma. Dopodichè il mio gruppo, con Cecilia Pancaldi in testa, è andato a controllare i donatori di sangue e il 22% è risultato positivo al virus. Occorreva però quantificare l’agente infettivo, cioé quanta carica mantiene l’individuo sano e in quali casi invece degenera in cancro».
E a quali conclusioni siete giunti?
«La fase d’investigazione è in atto in tutto il mondo ma si possono fare parallelismi con un altro virus molto diffuso, il Papilloma. Nel 90% dei casi chi ne è colpito guarisce da solo: il virus cioé produce anticorpi sufficienti a neutralizzarlo. L’altro 10% però lo vede integrarsi nei tessuti dell’utero e c’è appunto da capire il perché c’è chi non riesce a guarire da sè. Idem nel tumore cutaneo di Merkel: va capito quali differenze si innescano per determinare un andamento meno grave con produzione di molti anticorpi e perché, invece, deflagra una malattia incurabile».
Come si passa da questo al successivo step?
«Intanto è stato importante capire che questo tumore è causato da un virus e quindi si possono o si potranno approntare sieri che lo azzerino come appunto è successo dopo trent’anni di tentativi per l’Hpv. Ma su Blood si sottolinea l’importanza di aver scoperto che tale virus si annida anche in persone sane, il che può aprire la strada a scoperte che riguardano altre patologie ematologiche, oggi del tutto prive di eziologia».
Quale altro tassello mancante?
«Per passare dalla ricerca di base a quella applicata servono finanziamenti e persone. Speriamo che il convegno Oms di Lione, dove, appunto, andrò a parlare di questo virus pollioma e di altri del suo gruppo, possa portare ulteriori sviluppi e impulsi all’approfondimento. In fondo Harald zur Hausen premiato nel 2008 con il Nobel per la Medicina, ha impiegato trent’anni a imporre la sua verità sul collegamento diretto tra papillomavirus e cancro. Diciamo che siamo all’inizio di una nuova era per molte malattie del sangue, oncologiche e non, di cui finora non si conosceva nemmeno l’origine». (Lorella Bolelli)

Fonte: quotidiano.net – Roma, 22 agosto 2011


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