Cure palliative pediatriche: un diritto solo sulla carta

Una petizione a sostegno delle cure palliative pediatriche

Una petizione a sostegno delle cure palliative pediatriche

 

Cure palliative: i bambini che non guariscono ne hanno diritto. Un appello

“La paura più grande di famiglie e pazienti è quella di essere abbandonati, di non contare a sufficienza, di avere, poiché inguaribili, meno diritti e possibilità di aiuto e di vita.

Le cure palliative pediatriche sono in grado di alleviare le sofferenze del bambino malato e della sua famiglia: i genitori si rasserenano, si sentono sostenuti e accompagnati, mai lasciati soli; il bambino ha la possibilità di vivere i suoi sogni, la sua normalità e le sue relazioni; i fratelli e le sorelle beneficiano di un clima familiare disteso, riducendo i loro sensi di colpa o ansie relative alla mancanza di attenzioni.”

Lo sostiene la Fondazione Maruzza Onlus che da 20 anni si occupa di promuovere la loro diffusione delle cure palliative pediatriche. Lo sostiene  l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità,  che definisce imperativo morale e responsabilità etica dei sistemi sanitari intervenire per evitare la sofferenza ai bambini.

La diffusione in Italia

Nell’Italia delle miriadi di leggi scritte, ma non applicate o diversamente interpretate, esiste anche una legge – la Legge 38 del 2010 – sulle cure palliative pediatriche.  Peccato che nel decennio trascorso sia stata applicata solo nel 5% degli aventi diritto e che finora solo 6 regioni italiane l’abbiano resa operativa.

Cosa è e come funziona la rete di cure palliative

Si tratta di una interazione di competenze e funzioni presenti sul territorio  (dal’ospedale all’hospice pediatrico, dai professionisti socio sanitari territoriali al pediatra di famiglia) atte a garantire la continuità assistenziale al bambino e alla sua famiglia. Tale rete fa capo ad un centro regionale di riferimento e garantisce una presenza capillare sui territori con un percorso ospedale-domicilio adeguatamente strutturato ed integrato in via sussidiaria tra tutti gli attori istituzionali e no profit.

L’appello a firmare la petizione

L’esperienza per molte famiglie italiane, in questo tempo di coronavirus, di non aver potuto assistere i loro cari nella parte più dura del percorso della malattia forse consente oggi di far comprendere ancora meglio a tutti quanto sia importante favorire questo percorso di umanizzazione delle cure nei soggetti più fragili. Ed i bambini sono i soggetti più fragili per eccellenza. E’ per questo che la Fondazione Maruzza si sta battendo con un appello al ministro Speranza e la promozione di una petizione sulla piattaforma Change.org affinché la Legge 38 possa essere pienamente attuata.

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Una Promessa mantenuta: la storia di Angela e Luigi

una famiglia accolta a Peter Pan

una famiglia accolta a Peter Pan

Una promessa mantenuta. Angela e Luigi tornano a Roma ospiti di Peter Pan.

L’emergenza coronavirus ha cambiato molte cose a Peter Pan e ci ha costretti a lanciare una raccolta fondi straordinaria su Rete del Dono.

Questa raccolta fondi serve a sostenere le spese emergenziali che Peter Pan sta affrontando, il sostegno psicologico ai genitori che assistono i bambini malati di cancro e l’accoglienza delle famiglie in strutture esterne, dal momento che non possiamo per il rischio contagio far entrare in contatto chi torna per controlli e terapie in questi mesi con chi già vive nella Grande Casa.

Abbiamo raccolto la testimonianza di Angela e suo figlio Luigi, che erano già stati accolti a Peter Pan, ma che in questi giorni sono tornati a Roma e sono stati accolti in una delle strutture esterne finanziate con la generosità di chi ha aderito a questa raccolta fondi straordinaria.

La testimonianza di Angela, la mamma di Luigi.

“Quando mi dissero che Luigi doveva fare il trapianto di midollo a Roma eravamo un po’ in ansia, perché venivamo dalla Puglia e non sapevamo come avremmo fatto. Non so descrivervi l’emozione che provai quando insieme alle dimissioni dall’ospedale ci dissero che ci avrebbero accolti alla Grande Casa di Peter Pan.

Quando siamo arrivati ci siamo sentiti a casa anche se non era la nostra, ma c’era tanto affetto da parte di tutti. Tornare a Roma per i controlli e tornare a Peter Pan qualche giorno per noi è stare insieme alla Famiglia che ci ha dato tutto nel momento più difficile della nostra vita.

In questo periodo così difficile per tutti ci dispiace tanto di non poter vedere e abbracciare tutti i volontari, ma nonostante tutto ci state aiutando e ci mettete l’anima perché possiamo avere un posto dove alloggiare. Siete degli angeli per tutti noi che vi abbiamo conosciuto e condiviso con voi ogni singolo giorno.

Quello che ho scritto è poco perché non potete immaginare quello che provo quando parlo di tutti voi. Vi voglio bene perché veramente ci siamo sentiti a casa. Il 29 maggio è un anno che vi ho conosciuti, è una data che porterò nel cuore sempre”.

La raccolta fondi straordinaria continua per mantenere la Promessa a tante altre famiglie.

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Il Video della Campagna 

“Pronti al tuo Fianco”: nasce in Italia la prima banca dati di farmaci cellulari

Nasce la prima banca di farmaci celluari per aiutare a contrastare il rigetto dopo il trapianto di cellule staminali nei tumori infantili.

Spesso il trapianto è l’unica terapia possibile per contrastare alcuni tipi di tumore nel bambino. Ma non si possono escludere complicazioni causate dal rigetto, sia che le cellule ricevute siano quelle del bambino stesso, sia che invece siano quelle di un donatore. Tale rigetto il più delle volte è causato da agenti patogeni fungini.

La ricerca scientifica per affrontare e superare questo problema ha messo a punto i cosiddetti farmaci cellulari, anch’essi realizzati con cellule del soggetto trapiantato o provenienti da donatori. Queste cellule, adeguatamente “riprogrammate” in laboratorio costituiscono una vera e propria terapia contro questa complicanza, che può essere praticata sia prima che dopo il trapianto.

“Pronti al tuo fianco” è un progetto di Fondazione Soleterre finanziato da Fondazione Just e con partner scientifico il Policlinico San Matteo di Pavia.  Si tratta della prima banca dati di farmaci cellulari in Italia. L’obiettivo è quello di creare una riserva di farmaci cellulari affinché questi siano sempre disponibili e in grado di soddisfare tempestivamente tutte le richieste da parte dei centri di trapianto.

Perché serve una banca di cellule?

Il tempo necessario per la produzione dei farmaci cellulari su misura per il paziente è attualmente di circa 20/30 giorni, un periodo eccessivo per i bambini che si trovano a doverne avere bisogno nell’immediato. Ecco il motivo della esigenza di creare una riserva di queste preziose cellule alla quale attingere ogniqualvolta ce ne sia necessità.

Il progetto di questa banca, che verrà realizzata entro due anni, è condiviso dalla Fondazione Soleterre, dalla Fondazione Just Italia e dal Policlinico San Matteo di Pavia e verrà sviluppato presso l’Unità Operativa Complessa di Oncoematologia Pediatrica della Fondazione Soleterre.

Marco Salvatori, presidente di Fondazione Just Italia, ha commentato: “Le terapie a base di farmaci cellulari rappresentano una delle frontiere più avanzate della oncologia e della medicina moderna; siamo orgogliosi di aiutare la ricerca a compiere un ulteriore passo per salvare la vita di tanti bambini colpiti da tumore e di contribuire a un Progetto davvero unico: creare la prima Banca di farmaci cellulari in Italia”.

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Il sostegno alle famiglie durante il coronavirus: intervista alla nostra psicologa Maria

leggi l'intervista alla nostra psicologa Maria Perrone

leggi l'intervista alla nostra psicologa Maria Perrone

Dopo l’intervista a Cristina per capire come i bambini malati di cancro abbiano vissuto questo lockdown abbiamo intervistato anche Maria, che supporta psicologicamente i genitori dei bambini ospiti della Grande Casa.

Ciao Maria, puoi parlarci del tuo lavoro a Peter Pan?

Sono arrivata a Peter Pan tre anni fa. Il mio lavoro è quello di aiutare le famiglie ad affrontare tutte le implicazioni psicologiche e relazionali conseguenti alla malattia e alle cure. L’obiettivo principale è stato quello di sviluppare una rete di sostegno tra le famiglie, i volontari e lo staff della casa.

Insieme a Cristina che si occupa dei bambini e degli adolescenti cerchiamo di aprire una finestra nel chiuso, un orizzonte possibile all’interno di una vita percepita come tagliata in due.

“Una vita tagliata in due”. Cosa significa per una famiglia ricevere una diagnosi di cancro infantile?

Durante tutto l’iter della malattia, ci si trova ad affrontare un processo emotivo che attraversa tre fasi: in una prima fase i genitori si sentono impotenti, incapaci di affrontare la vita; in una seconda fase si confrontano con le perdite dovute alla malattia e ai trattamenti per raggiungere, in una terza fase, un nuovo equilibrio, un adattamento che è facilitato dalla possibilità di condividere il dolore e la sofferenza.

C’è un prima e un dopo quindi. Il dopo per molto tempo sarà caratterizzato dalla paura della ripresa della malattia. Le famiglie devono trovare le risorse per riprendere la loro vita convivendo per molto tempo con questa paura.

Come ha cambiato il Coronavirus il tuo lavoro a Peter Pan

In un primo momento, mi sono sentita tagliata fuori da una rete di relazioni che è la base della funzione terapeutica per le famiglie ospiti di Peter Pan.

È sorta, quindi, la necessità di un confronto quotidiano sempre con Cristina e con Julia la responsabile del volontariato, al fine di preservare la relazione e il supporto emotivo alle famiglie.

Anche la situazione che stiamo vivendo oggi rispetto al coronavirus rappresenta un trauma psicologico, non soggettivo e familiare, ma collettivo. Il compito di tutti noi non riguarda più solo il nostro lavoro terapeutico con le famiglie ma anche trovare una finestra nell’isolamento che è diventata una condizione collettiva. Dobbiamo aiutare le famiglie a rendere possibile il pensiero del futuro non solo dopo il cancro, ma anche dopo il coronavirus. Noi stessi dobbiamo riuscire ad immaginare un futuro possibile per poter aiutare e supportare chi già deve confrontarsi con l’esperienza traumatica della malattia del proprio figlio.

Cosa hanno in comune il Coronavirus e il cancro?

Il coronavirus condivide con il cancro la caratteristica di essere inatteso ed inimmaginabile.  Questo spiega la prima reazione delle famiglie ma anche di tutti noi: l’impossibilità di attivare delle difese adeguate per fronteggiarlo. Come nel trauma del cancro, in un primo momento ci siamo trovati tutti impreparati, spaventati, inermi. Ci siamo sentiti impotenti. Il virus è un nemico invisibile che non permette di distinguere tra amico/nemico, interno/esterno. È l’amico stesso che può essere portatore del male ed è per questo che la prima reazione è una angoscia persecutoria: la paura dell’altro.

La prima risposta terapeutica è stata quindi il distanziamento sociale che ha avuto un effetto positivo non solo sul contenimento della diffusione ma a livello emotivo favorendo un senso di protezione. Per le famiglie di Peter Pan però ha significato anche perdere quella rete di supporto sociale che aveva una importante funzione terapeutica.

E adesso, cosa dobbiamo aspettarci in questa fase due?

Tutti noi ci chiediamo quando e se mai potremo ripartire come prima. Il cambiamento però ci spaventa, lo viviamo come una minaccia all’equilibrio che avevamo raggiunto.

Non torneremo subito a vivere come prima, ma dovremo imparare a convivere con il virus, dovremo ricominciare sapendo che la ripresa della vita non coinciderà con la sconfitta del virus. Non sarà possibile separare il coraggio della ripresa con la paura del contagio. Anche chi si sta confrontando con il cancro sa che dovrà convivere per molto tempo con la paura del ritorno della malattia. Il compito di tutti noi è provare ad integrare la vita con la morte, il coraggio con la paura, così come fanno quotidianamente le famiglie con bambini oncologici.

Come in un incubo, il trauma ci sveglia da un sonno: questo virus ci confronta con la consapevolezza che nessuno si salva da solo. La forma più alta di libertà, infatti, non è l’individualismo ma la solidarietà. La libertà non è fare quello che si vuole ma è il pensiero della connessione con l’altro.

Maria Perrone è Psicologa, Psicoterapeuta e Psiconcologa II L Certificata dalla Società Italiana di Psiconcologia (SIPO). E’ Segretaria della Società Italiana di Psiconcologia Lazio (SIPO Lazio)

EMERGENZA CORONAVIRUS

Abbiamo lanciato una Raccolta Fondi Straordinaria su Rete del Dono per sostenere l’accoglienza delle famiglie in strutture esterne, l’acquisto di mascherine e DPI e il supporto psicologico ai genitori che assistono i bambini malati di cancro ospiti di Peter Pan.Scopri la campagna straordinaria su rete del dono per l'emergenza coronavirus a Peter Pan

“E’ una Promessa”, l’emergenza coronavirus a Peter Pan sul Messaggero.

Emergenza Coronavirus a Peter Pan il crowdfunding sul Messaggero

Emergenza Coronavirus a Peter Pan il crowdfunding sul Messaggero

Cancro pediatrico e coronavirus: l’associazione Peter Pan chiede aiuto. Articolo del Messaggero.

Sul Il Messaggero.it un articolo che parla di Peter Pan e della raccolta fondi straordinaria lanciata su rete del Dono per sostenere i bambini malati di cancro.

Leggi l’articolo completo sul Messaggero

Vai alla campagna su Rete del DonoScopri la campagna straordinaria su rete del dono per l'emergenza coronavirus a Peter Pan

Emergenza Coronavirus: Raccolta Fondi Straordinaria

raccolta fondi straordinaria su rete del dono per emergenza coronavirus a Peter pan

raccolta fondi straordinaria su rete del dono per emergenza coronavirus a Peter pan

“E’ una Promessa”. Peter Pan lancia una raccolta fondi straordinaria su Rete del Dono per l’emergenza Coronavirus

Il cancro non si è fermato e i bambini devono continuare a curarsi. L’emergenza Coronavirus sta però complicando la vita di tutte quelle famiglie che sono obbligate a spostarsi per continuare a offrire ai loro figli le cure di cui hanno bisogno. Abbiamo lanciato una raccolta fondi straordinaria su Rete del Dono per affrontare questa emergenza. Ci servono almeno 5.000 euro per coprire le primissime spese straordinarie più urgenti.

PRIMO OBIETTIVO RAGGIUNTO DOPO 2 GIORNI! NON CI FERMIAMO. CI SONO TANTI BAMBINI E TANTE PROMESSE ANCORA DA MANTENERE.

La Nostra Promessa

La nostra promessa è non lasciare mai sole le famiglie che vengono a Roma a curare i loro bambini malati di cancro. Questa promessa vale ancora di più per chi è già stato accolto a Peter Pan e ora deve tornare per controlli, ulteriori analisi, trapianti e cicli di chemio. A causa del coronavirus dobbiamo accoglierli in strutture esterne, per non farli entrare in contatto con chi già sta vivendo nella Grande Casa di Peter Pan.
Da 25 anni manteniamo questa promessa. Non vogliamo fermarci ora.

L’accoglienza a Peter Pan durante l’emergenza

Abbiamo fatto fronte a tutte le spese emergenziali dei primi periodi e mantenuto attiva l’accoglienza nonostante la sospensione di tutti i turni dei volontari, provvedendo comunque a tutte le necessità delle famiglie. Collaborando con l’Ospedale Bambino Gesù riusciamo ancora ad accogliere nelle nostre Case le famiglie in dimissione protetta, ma siamo costretti a cercare strutture esterne per tutte quelle che tornano dalle loro di case per controlli programmati o per il proseguimento delle terapie. È per queste famiglie, per mantenere loro la nostra promessa che chiediamo aiuto.

Non solo accoglienza esterna, anche presidi igienico sanitari e sostegno psicologico

Nella Grande Casa continuano ad essere accolte molte famiglie. Attraverso questa campagna è possibile sostenere anche tutte le spese per i DPI come guanti e mascherine oltre al sostegno psicologico ai genitori dei bambini malati di cancro.

Scopri di più sulla campagna su Rete del DonoScopri la campagna straordinaria su rete del dono per l'emergenza coronavirus a Peter Pan

“E’ una Promessa” – Leggi il Comunicato Stampa di Peter Pan

 

 

 

Laurearsi a Peter Pan durante la quarantena: la storia di Giulia.

Giulia Guazzetti discute la tesi a Peter Pan

la laurea di giulia a Peter Pan

Giulia ha discusso la sua tesi on-line a Peter Pan durante la quarantena. 

Giulia e Pietro sono sposati e vivono a Latina. Hanno due bambini, Pietro, di 7 anni e Giacomo, di 10. Giacomo è affetto da sindrome di down e il 10 dicembre scorso gli diagnosticano un medulloblastoma al 4 livello, un cancro di cui si contano forse due casi in tutto il mondo su bambini con sindrome di down.

Il 23 dicembre l’operazione all’Ospedale “Bambino Gesù”. Dura 10 ore e riesce, ma a causa del drenaggio del liquor al cervello Giacomo è costretto in sedia a rotelle e perde l’uso del linguaggio. C’è inoltre il rischio che non riesca a sostenere le terapie ma dopo altri esami e analisi a metà gennaio i medici danno l’ok per le radioterapie.

Giulia, che è già laureata in psicologia clinica e di comunità, a luglio si era iscritta a un corso di specializzazione presso la LUMSA per l’abilitazione all’insegnamento ai bambini “difficili”. Un corso della durata di un anno con frequenza obbligatoria. Quando arriva la diagnosi di Giacomo vuole mollare tutto ma il marito la convince ad andare avanti. Per i mesi successivi Gulia vive in ospedale con Giacomo ma il giovedì il marito le dà il cambio e così può frequentare le lezioni che si concentrano tutte nel week end.

Tra gennaio e febbraio riesce a dare gli ultimi sei esami, poi il 20 febbraio Giacomo è finalmente deospedalizzato e possono fare il loro ingresso a Peter Pan. La famiglia si riunisce, anche Pietro che nel frattempo era stato dalla nonna riabbraccia la mamma dopo tre mesi.

Poi arriva il lockdown, la quarantena anche nella Grande casa di Peter Pan. Distanziamento sociale, niente laboratori, niente volontari, niente pasti comuni. Ma questo non può fermare Giulia e Carlo e la loro famiglia. C’è da scrivere una tesi e di notte mentre i bambini dormono loro lavorano e riescono all’ultimo minuto a consegnare il documento finale, l’agognata tesi di specializzazione: “Strategie comunicative nei bambini con sindrome Down nella fascia 0-6 anni”.

Giulia Guazzetti discute la tesi a Peter Pan

La discussione avviene online a Peter Pan, nella sala Polifunzionale. In questa sala dove in genere si svolgono i laboratori di stencil e ceramica lei tramite la webcam del pc si presenta alla commissione di laurea. Mentre Giulia discute Giacomo è in ospedale con il padre perché ha in intervento per valutare l’esito della radioterapia. Giulia vorrebbe essere con loro, ma in qualche modo riesce a portare avanti la discussione e raggiungere il suo obiettivo. Dopo 22 esami. La frequenza obbligatoria. Mesi vissuti in ospedale lontano dalla famiglia, l’ingresso a Peter Pan, l’angoscia della quarantena e del Coronavirus Giulia ce l’ha fatta.

Un membro della commissione dopo i complimenti e la proclamazione nota gli armadi colorati dietro di lei e scherzando le chiede se sta nella cameretta dei bambini e lei gli risponde che sì, è proprio lì.

Invece è a Peter Pan dove sono ancora con tutta la loro bellissima famiglia.

La storia di Giulia e della sua famiglia è stata raccontata anche da TV2000 nella trasmissione “Bel tempo si spera”

EMERGENZA CORONAVIRUS

Abbiamo lanciato una Raccolta Fondi Straordinaria su Rete del Dono per sostenere l’accoglienza delle famiglie in strutture esterne e tutte le spese straordinarie per contenere il virus nella Grande casa

EMERGENZA CORONAVIRUS A PETER PAN

 

 

 

Il Coronavirus a Peter Pan: intervista alla nostra psicologa Cristina

intervista alla psicologa sul Coronavirus a Peter Pan

intervista alla psicologa sul Coronavirus a Peter PanAbbiamo intervistato Cristina, una delle psicologhe che supporta i bambini e gli adolescenti nella Grande Casa. Ci ha raccontato come continua il suo lavoro durante questa emergenza.

Ciao Cristina, come descriveresti il tuo ruolo in Peter Pan?

Mi piace immaginare Peter Pan come una connessione di relazioni su più livelli a partire dalle due grandi fondatrici, ai consiglieri, allo staff, ai volontari, fino ai collaboratori esterni. Rappresentiamo una rete sociale di supporto che ha l’obiettivo di promuovere, su diversi livelli, l’adattamento della famiglia.

In questi 4 anni, in stretta connessione con Maria la psicologa che segue i genitori nella Grande Casa, mi sono sempre occupata  di accompagnare il piccolo ospite, l’adolescente, il giovane adulto nel processo di adattamento psicologico ai continui cambiamenti dovuti alla convivenza nella casa e alle varie tappe del percorso di cura. Ogni fase provoca uno squilibrio e richiede un processo di adattamento. Il nostro intervento, più o meno formale, consiste, in alcuni casi nell’accogliere una richiesta e in altri nell’osservare e trovare un canale di intervento.

I miei principali strumenti di lavoro sono i giochi. I bambini di Peter Pan conoscono molto bene il mio “armadietto” con i colori, la plastilina, la valigetta del dottore, la sabbia “magica” e altri strumenti simbolici ed espressivi che hanno permesso la narrazione dei loro vissuti, l’espressione dei loro desideri e la creazione, e intensificazione di legami tra pari. Inoltre, questi giochi hanno fatto emergere conflitti a cui poi trovare una risoluzione e un senso o hanno permesso semplicemente la presenza e la vicinanza.

Poi è arrivato il Coronavirus. Come è cambiato il tuo lavoro durante questa emergenza?

L’emergenza che stiamo vivendo ci ha imposto di rimodulare e di riorganizzare questa splendida rete ognuno in modo diverso. Io lavoro in stretta connessione con Maria e mi confronto sia con Gerarda e Sonia dell’accoglienza che con Julia la responsabile dei volontari così come con i volontari stessi più prossimi alle famiglie.

Io ho dovuto trovare una nuova modalità di relazione e di supporto, così come è stato richiesto ad ogni componente di questa splendida rete. Si è trattato di un processo di adattamento e di confronto continuo con Maria. Questa emergenza ci fa sentire ancora più vicini alle famiglie e ci richiede una maggiore presenza a distanza. Un grande paradosso. Le famiglie sono a loro volta distanti l’una dall’altra e quindi hanno maggiormente bisogno di sentire la presenza della rete. Quindi, durante questo periodo, dalla scrivania bianca della cameretta di mio figlio accendo la mia piccola lampada di sale per ricreare quel calore presente a Peter Pan e uso il mio cellulare per sentire regolarmente i genitori e gli adolescenti.

intervista psicologa di Peter Pan sul Coronavirus

Con i bambini il processo è stato un po’ più lungo. In una prima fase ho fornito del materiale informativo per un’adeguata comunicazione con i più piccoli rispetto al Coronavirus. Attraverso telefonate e video-chiamate cerco di ricreare uno spazio di condivisione, di accoglienza e di presenza e propongo, attraverso un mezzo tecnologico, anche giochi del passato come “nomi, cose e città”.

Un’emergenza che però non sembra finire. Come vi state organizzando per questa seconda fase?

Ci stiamo preparando per posizionare una postazione fissa nella casa di Peter Pan da cui bambini e genitori potranno contattarci. L’idea è quella di dare libero accesso ai miei strumenti e giocare insieme a distanza. Con gli adolescenti è più semplice il cellulare è un mezzo che conoscono e usano molto bene per comunicare.

Questo processo di cambiamento in cui siamo tutti coinvolti è complesso, non è immediato e ha richiesto e richiede ancora tempo. Un tempo in cui poter comprendere, dare un senso e rendere conosciuto e familiare un nuovo momento di crisi. Vittorio Lingiardi, in una prima intervista, disse:” Siamo isolati, ma non siamo soli”. Credo che per le famiglie, i bambini e gli adolescenti di Peter Pan sia fondamentale sentire che, nonostante tutto, il loro spazio di condivisione e di ascolto è ancora presente.

Cristina Polini, psicologa dinamico-clinica dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia, da quattro anni fornisce supporto psicologico ai bambini e agli adolescenti ospiti di Peter Pan. Si è appassionata alla psicologia oncologica durante l’università grazie all’incontro con la prof.ssa Angela Guarino. E’ iscritta alla S.I.P.O. la Società Italiana di Psico-Oncologia.

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5×1000: ecco le nuove scadenze fiscali 2020 post Coronavirus

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Scadenze fiscali 2020 in seguito all’emergenza Coronavirus

L’emergenza epidemiologica che stiamo vivendo in Italia ha portato anche alla modifica da parte del Governo di alcune delle scadenze fiscali attraverso il D.L N. 9 del 2 marzo 2020 che in realtà ha anticipato al 2020 molte misure già previste, ma che sarebbero state introdotte solo nel 2021.

Al momento il 30 settembre 2020 è la nuova scadenza per presentare la dichiarazione dei redditi relativa all’anno fiscale 2019 attraverso il Modello 730.

Il 30 novembre è invece la scadenza per chi deve usare il Modello Redditi 2020 (ex Modello Unico).

l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile il Modello 730 Precompilato non più entro il 15 aprile, ma entro il 5 maggio. I sostituti d’imposta, invece, dovranno consegnare entro il 31 marzo la Certficazione Unica (CU2020).

5×1000: pubblicati i dati relativi all’anno 2018

Il 3 aprile scorso l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’elenco degli enti beneficiari del 5×1000 relativo all’anno fiscale 2018. Peter Pan è stata scelta da 10.648 persone, un risultato davvero molto positivo che ci riempie di orgoglio e gratitudine attestando la nostra associazione al 70esimo posto in tutta Italia tra oltre 56 mila enti accreditati.

Cosa è il 5×1000 e come si dona: un ripasso veloce.

Il 5×1000 è una donazione che non ci costa nulla. Si tratta di una quota della nostra IRPEF che comunque versiamo allo Stato ma alla quale lo Stato rinuncia concedendoci di destinarla ad enti che svolgono attività socialmente meritevoli, come volontariato o ricerca scientifica ad esempio.

E’ diverso dall’8×1000 riservato alle confessioni religiose e dal 2×1000 destinato ai partiti politici. Si possono donare tutti e tre nell’apposita sezione nella Dichiarazione dei Redditi perché sono totalmente indipendenti tra loro.

Lo sapevi? È possibile inoltre donare il 5×1000 anche se sei titolare di pensione o non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi.

Scheda scelta 5x1000: Ecco il facsimile

Perché donare il 5×1000 a Peter Pan

Peter Pan esiste solo grazie alle donazioni di persone e aziende amiche. Il 5×1000 rappresenta da sempre un grande sostegno all’accoglienza gratuita dei bambini malati di cancro e delle loro famiglie in cura a Roma. Il nostro codice fiscale da inserire nella dichiarazione dei redditi per donare il 5×1000 a Peter Pan è sempre lo stesso: 97112690587.

Sono nell’anno 2019 anche grazie al 5×1000 abbiamo accolto gratuitamente 110 famiglie offrendo un totale complessivo di 17.750 giornate di accoglienza. Grazie a Peter Pan il tasso di deospedalizzazione è stato del 73%, quindi meno tempo in ricovero e più tempo nelle nostre Case con le loro famiglie e altri bambini coccolati da volontari e tra mille laboratori e momenti divertenti.

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Piano Europeo contro il cancro: il contributo di Peter Pan

Piano Europeo contro il cancro 2020

Piano Europeo contro il cancro 2020

Piano europeo contro il cancro: Peter Pan partecipa alla consultazione pubblica.

Europe’s beating cancer plan, è il nome del Piano Europeo lanciato nel febbraio 2020 dalla Commissione Europea. Contestualmente al lancio la Commissione Europea ha aperto anche una consultazione pubblica per definire la roadmap di questo documento così importante. Sono state raccolti 384 feedback da tutti i paesi membri e in particolare dal mondo dell’associazionismo e della ricerca scientifica.

Il contributo di Peter Pan alla Roadmap Europea contro il cancro.

Peter Pan ha deciso di unire anche la sua voce alla roadmap europea attraverso un documento nel quale indica alcune delle aree di fragilità relative agli interventi predisposti per il cancro infantile.

In particolare nel nostro feedback abbiamo chiesto:

  • più attenzione alle esigenze dei bambini e degli adolescenti affetti da tumore e ai lungospravviventi
  • un approccio dedicato e coordinato a livello europeo sul cancro infantile
  • uno specifico spazio dedicato ai tumori pediatrici all’interno del Piano Europeo contro il cancro
  • più investimenti nella ricerca scientifica sui tumori pediatrici
  • la facilitazione dell’accesso ai trial clinici per gli adolescenti malati di tumore
  • follow-up coordinati a livello europeo e la diffusione di buone prassi come quella del Survivorship Passport
  • impegno a cancellare le disparità di cure e possibilità di guarigione tra i diversi paesi membri al fine di garantire gli stessi diritti di cura a tutti i malati europei
  • misure di supporto psicologico e sociale per le famiglie con figli malati di cancro

Il feedback completo di Peter Pan, depositato il 2 marzo 2020 si può leggere integralmente sul sito della Commissione Europea a questa pagina.

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