Adolescenti: tutti i rischi legati a fumo, alcol e droga

I ragazzi di oggi non solo vivono una maggiore libertà ma sono sempre più precoci nelle loro esperienze di vita, soprattutto quelle trasgressive, legate al consumo di alcol, tabacco e droghe. Secondo Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid, quello che si trovano ad affrontare gli adolescenti di oggi (e quindi anche i loro genitori) è un vero e proprio percorso a ostacoli. Ne parliamo con Roberto Ceriani, epatologo di Humanitas.
Le abitudini pericolose diffuse tra gli adolescenti
“La World Health Organisation raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni – ha affermato il dottor Ceriani -. Dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità la prevalenza dei consumatori a rischio è diminuita rispetto all’ultimo decennio. Tra gli 11 e 17 anni Il 9,8% dei ragazzi e il 6,8% delle ragazze ha dichiarato di aver consumato bevande alcoliche lontano dai pasti e una quota minore ha dichiarato di aver praticato il binge drinking. Si stima che gli adolescenti minorenni considerati a rischio sulla base delle nuove evidenze scientifiche sono stati nel 2015 circa 800 mila”.
Delle abitudini pericolose diffuse tra gli adolescenti si è discusso anche in occasione della Notte Europea dei Ricercatori di Perugia, nell’ambito di SHARPER, un progetto nazionale che ha coinvolto 5 città ovvero Perugia, Ancona, Cascina, Palermo e L’Aquila, finanziato dalla Commissione Europea nel quadro delle Azioni Marie Sklodowska-Curie del programma Horizon 2020. Il tema è caldo perché gli adolescenti sono sempre più esposti ai rischi per la salute dovuti non solo all’uso di alcol, droghe e fumo ma anche ad energy drink e sigarette elettroniche.
Fumo
Molte insidie possono rendere difficile la vita dei genitori di figli adolescenti. Fra queste il vizio del fumo. I genitori dovrebbero spiegare ai figli che, se non si fuma, si guadagnano in media 10 anni di vita e si evita il rischio di malattie cardiovascolari, infezioni respiratorie e tumori. Non solo si vive più a lungo e in buona salute ma non fumare o smettere vuol dire anche respirare meglio, sentirsi più in forma, avere una pelle più bella e, non ultimo, risparmiare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tabacco provoca 6 milioni di morti l’anno nel mondo, ovvero determina più decessi di alcol, AIDS, droghe e incidenti stradali messi insieme. Ma il fumo piace sempre di più agli adolescenti italiani. I dati Doxa 2017 lo confermano: su oltre 11 milioni di fumatori in Italia, (22,3%), il 12,2% ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (28%) mentre nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni fuma il 16,2%. Ma c’è di più. Si fumano principalmente sigarette confezionate (94,3%), sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente delle non meno nocive sigarette fatte a mano (9,6%), diffuso soprattutto tra i giovani, spesso per motivi di convenienza economica. Anche l’uso della sigaretta elettronica aumenta, in generale, tra adulti e adolescenti. Secondi i dati di Eurobarometro 2017 in Europa, la usa il 2% della popolazione adulta, mentre nel nostro Paese, piace al 4% degli italiani e otto fumatori su dieci la utilizzano in combinazione con la sigaretta tradizionale, con l’obiettivo di smettere di fumare. Tra i 18 e i 24 anni, l’uso dell’e-cig si attesta su 1,8% di consumatori.
Alcol: mai prima dei 16 anni
Se nel breve termine l’alcool provoca un’iniziale euforia e perdita dei freni inibitori, riduzione della visione laterale (visione a tunnel), perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione, l’utilizzo prolungato nel tempo, invece, può aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi e, anche a basse dosi, l’alcol accresce il rischio per alcune malattie. Ecco perché i ragazzi non dovrebbero mai bere alcolici prima dei 16 anni. Secondo l’Oms infatti per gli adolescenti fino a 16 anni è raccomandata la totale astensione dall’alcool perché più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche a causa di una ridotta capacità del loro organismo a metabolizzare l’alcol. Basti pensare che il consumo di 20 g di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina un aumento percentuale di rischio: del 100% per la cirrosi epatica; del 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe; del 10% per i tumori dell’esofago; del 14% per i tumori del fegato; del 10-20% per i tumori della mammella; del 20% per l’ictus cerebrale (dati OMS). Attenzione anche agli energy drink, cioè bevande che contengono stimolanti, vitamine e minerali, tra cui caffeina, guaranà, taurina, varie forme di maltodestrina, carnitina e ginkgo biloba. Alcune possono contenere alti livelli di zucchero o glucosio. Molte bevande sono poi aromatizzate e colorate per somigliare a bevande analcoliche. Secondo uno studio Espad (lEuropean School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), in Italia circa 1 adolescente su 3 tra i 15 e i 19 anni assume abitualmente energy drink e le Regioni dove se ne consumano di più sono Trentino Alto Adige, Veneto, Abruzzo e Sicilia. L’uso eccessivo di tali bevande potrebbe aumentare il rischio di patologie croniche e degenerative, soprattutto in assenza di una dieta corretta e di regolare attività fisica.
“Energy drink e alcool: è una miscela purtroppo spesso usata tra gli adolescenti – ha aggiunto lo specialista di Humanitas -. Nel gennaio scorso è comparso uno studio (rivista Plos One) effettuato sui topi che sono gli animali da esperimento utilizzati come modello per lo studio sull’abuso delle droghe nell’uomo. Somministrando una bevanda ad alto contenuto di caffeina, come quella contenuta negli Energy drink e alcool a qualsiasi animale si ottiene una reazione caratterizzata da alterazioni del comportamento e della chimica cerebrale simile a quella ottenuta con la somministrazione di cocaina. Inoltre, la somministrazione continuata di questa miscela determina una minore sensibilità agli effetti gratificanti della cocaina per cui occorre utilizzare maggiore quantità di questa droga per ottenere lo stesso effetto”.
“Per questo motivo – ha proseguito Ceriani – anche se non questi risultati non possono ancora essere applicati all’uomo si può affermare che la miscela di energy drink e alcool è potenzialmente estremamente dannosa per chi la usa e a maggior ragione per gli adolescenti. Inoltre, anche i professionisti, per esempio operatori sanitari o forze dell’ordine, che vengono a contatto con vittime adolescenti dovrebbero considerare l’uso degli energy drink oltre a quello delle sostanze che creano dipendenza come alcol e droghe”.
Droga e stupefacenti: fra droghe leggere e pesanti non c’è differenza
Le droghe vanno sempre evitate, anche quelle cosiddette leggere. Il problema comune dell’assunzione di qualunque droga è la dipendenza che negli anni può creare danni irreversibili. Secondo i dati 2017 dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, in Italia i giovani tra 15 e 34 anni fanno uso di cannabis nel 19% dei casi, di cocaina nell’1,8, l’1% utilizza MDMA o ecstasy e lo 0,6% fa uso di anfetamine. In generale, le droghe compromettono il funzionamento del sistema nervoso centrale e le sostanze assunte regolarmente possono provocare alterazioni anatomiche della massa cerebrale. Ma non solo. Possono causare patologie polmonari croniche e, a livello neurologico e psicofisico, possono determinare sbalzi di umore, alterazioni nei legami familiari e affettivi, un peggioramento scolastico e una riduzione della concentrazione.
L’uso di farmaci psicoattivi
“Negli ultimi anni negli Stati Uniti c’è stato un notevolissimo incremento del consumo di oppiacei come eroina e una situazione analoga si sta verificando anche nell’Europa occidentale e quindi anche in Italia – ha affermato Ceriani -. Oltre oceano la politica commerciale delle case farmaceutiche ha saturato il mercato con gli antidolorifici oppioidi, farmaci simili alla morfina. I trafficanti di droga, che si erano dedicati nell’ultimo ventennio alla cocaina, hanno reintrodotto in maniera massiva, l’eroina e messo in vendita illegale anche sostanze psicoattive oppioidi come il Fentanyl e l’Oxycodone inventando il loro uso non terapeutico. Questo sta avvenendo negli ultimi mesi anche in Italia, nella nuova generazione, che non ha memoria di ciò che accadeva negli anni ’80, quando moltissimi ragazzi morivano per le strade delle nostre città. Probabilmente agli attuali adolescenti “drogarsi con le medicine” non sembra una cosa grave. Dobbiamo fare tutti molta attenzione poiché l’abuso di questi farmaci psicoattivi è ad oggi molto sottovalutato”.
humanitasalute.it 4.6.18

Tumori infantili: dall’Italia una nuova terapia a basso costo

Una nuova strategia di cura e con pochi effetti collaterali permette di aumentare la sopravvivenza dei piccoli malati di rabdomiosarcoma. Lo dicono i risultati di uno studio coordinato nel nostro paese e presentato a Chicago
di LETIZIA GABAGLIO
L’ONCOLOGIA pediatrica è una delle eccellenze italiane. Come dimostra la presenza di uno studio europeo, coordinato dall’Italia, fra quelli selezionati per essere presentati alla stampa durante il più importante congresso di oncologia a livello mondiale, quello dell’American Society of Cancer Oncology di Chicago. Qui Gianni Bisogno, dell’Università di Padova, ha parlato di una novità importante nel trattamento del rabdomiosarcoma, un tumore raro che può colpire diversi organi, e che si sviluppa principalmente nei bambini, ma che può colpire anche gli adulti
CAMBIO DI STANDARD
I risultati dello studio condotto dal network di oltre 100 centri – il Soft Tissue Sarcoma Study Group – cambiano il modo di trattare questi pazienti, aggiungendo 6 mesi di terapia a basso dosaggio. Una modifica che porta a un vantaggio in termini di sopravvivenza globale pari al 13%. “Si tratta di una terapia che utilizza due farmaci conosciuti e usati da tempo, la ciclofosfamide e la vinorelbina, che il nostro protocollo prevede vengano date ogni giorno a basso dosaggio per 6 mesi dopo le 27 settimane di terapia aggressiva – composta da chemio, radio e chirurgia – che rappresenta il trattamento standard per questa patologia”, ci spiega Bisogno all’Asco. In Europa questo modo di procedere diventerà la routine a partire da domani per i pazienti ad alto rischio, negli Usa invece lo standard prevede ancora 47 settimane di trattamento aggressivo.

. LA MALATTIA
Il rabdomiosarcoma colpisce in Europa circa 320 persone all’anno, fra 60 e 70 in Italia, in maggioranza bambini, tanto che l’età media dei malati è di 4 anni. “E’ caratterizzato da noduli che possono crescere ovunque nel corpo e che spesso vengono sottovalutati dai genitori”, dice ancora Bisogno. “Quando si arriva alla diagnosi è perché i noduli sono cresciuti tanto da spingere sui diversi organi e quindi si sviluppano diversi sintomi”. La terapia standard è aggressiva ma dà buoni risultati se la malattia è scoperta prima che si formino le metastasi. “Con l’aggiunta di questa altra chemioterapia portiamo la sopravvivenza all’86% senza aggiungere effetti collaterali importanti”, spiega Bisogno. L’obiettivo è infatti quello di scongiurare un ritorno della malattia, di fronte al quale gli oncologi non hanno armi per agire. I pazienti ad alto rischio sono definiti sulla base di un punteggio specifico.
. LO STUDIO
Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione Città della Speranza di Padova e condotto su 670 pazienti di età compresa fra 0 e 21 anni provenienti da 108 centri di 14 Paesi diversi. “Uno sforzo importante per un tumore raro per il quale è difficile organizzare degli studi, che colpisce una popolazione fragile e che ha testato una terapia a basso costo e ben sopportata sia dai pazienti sia dalle loro famiglie”, conclude l’oncologo.
repubblica.it 5.6.18

Tumori: la ricerca vien dal mare, caccia a nuove armi contro il cancro dei bimbi.

Il sarcoma di Ewing – tumore raro che colpisce soprattutto bambini e adolescenti under 20 – passa inizialmente inosservato, rappresenta il 15% di tutti i sarcomi primari delle ossa. Il sarcoma di Ewing – tumore raro che colpisce soprattutto bambini e adolescenti under 20 – passa inizialmente inosservato, anche allo sguardo attento di mamma e papà. I suoi sintomi si possono confondere con i postumi di una caduta, ma quando dolore e infiammazione non guariscono in tempi ragionevoli devono scattare un’analisi approfondita e indagini più mirate. Ed è allora che arriva la diagnosi, una fitta al cuore che sperimentano le famiglie di un centinaio di pazienti ogni anno. Il Sarcoma di Ewing rappresenta il 15% di tutti i sarcomi primari delle ossa: il dolore è il sintomo principale e come altri è molto aspecifico (febbre, stanchezza o perdita di peso). Talvolta il tumore può essere disseminato in altri organi lontani e, in caso di micrometastasi, anche in maniera così piccola da risultare invisibile agli esami.
Dal mare arriva l’ispirazione alla ricerca che sta esplorando una potenziale arma per combattere questa neoplasia. Si chiama lurbinectedina e mima molti composti naturali di origine marina. I dati di uno studio sperimentale internazionale su questo nuovo agente terapeutico (Pm1183) che blocca la trascrizione e induce rotture del doppio filamento del Dna, portando alla morte della cellula malata, sono stati presentati al Congresso degli oncologi americani dell’Asco (American Society of Clinical oncology). La ricerca ha coinvolto un centro italiano, l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, con l’Università del Texas, l’Anderson Cancer Center di Houston in Texas, il Sarcoma Oncology Center di Santa Monica in California, l’Università del Colorado a Denver, l’Hospital Vall D’Hebron di Barcellona, l’ospedale universitario Sanchinarro di Madrid e l’Istituto Jules Bordet di Bruxelles.
La sperimentazione multicentrica e in fase II ha coinvolto 28 pazienti con un’età media di 33 anni e mostrato una stabilizzazione della malattia nel 42,8% dei casi anche superiore ai 4 mesi. Gli eventi avversi più comuni sono stati correlati a mielosoppressione (neutropenia, trombocitopenia) ma non ci sono stati ritiri o morti a causa di tossicità: ‘‘La lurbinectedina come singolo agente ha mostrato attività in punti pretrattati con Sarcoma di Ewing avanzato, tollerabilità e un profilo di sicurezza accettabile – affermano i ricercatori – La mielotossicità era ben controllata con aggiustamenti della dose”.
meteoweb.it 3.6.18

Kids Kicking Cancer: al Gemelli il karate a supporto bimbi malati

Le arti marziali come terapia di supporto per i pazienti dell’Oncologia pediatrica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS grazie alla collaborazione con l’associazione internazionale “Kids Kicking Cancer” (KKC) . Per festeggiare la nuova edizione del corso di karate per i piccoli degenti malati di tumore, martedì 5 giugno il Presidente mondiale e fondatore di KKC, Rabbi Elimelech Goldberg (Clinical Assistant Professor Dipartimento di Pediatria, Wayne State University School of Medicine di Detroit) nel corso del suo tour italiano negli ospedali pediatrici dove opera KKC, farà visita ai bambini ricoverati, alle loro famiglie e al personale medico e sanitario del reparto oncologico del Gemelli. Il professor Goldberg ha perso una figlia di 2 anni a causa della leucemia: proprio in seguito a questo immenso dolore e nella ricerca di azioni concrete per aiutare chi sta soffrendo ha intuito il potenziale enorme che i principi più alti e profondi delle arti marziali possono avere sui bambini ricoverati e sulle loro famiglie. Per questo nel 1999 ha fondato l’associazione “Kids Kicking Cancer”, che ha diffuso le arti marziali in Michigan, California, Florida e New York. Fuori dagli Stati Uniti “Kids Kicking Cancer” è attiva a Windsor & London, Ontario, in Israele e in Italia, primo Paese in Europa, nelle città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Bari, Palermo, Rimini, Parma, Pavia, Bergamo e Brescia. “Molti studi clinici – afferma Antonio Ruggiero, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Pediatrica della Fondazione Gemelli – hanno evidenziato l’importanza di intervenire con attività motorie sui bambini affetti da cancro o da malattie croniche. Dopo la diagnosi oncologica l’esercizio fisico e il recupero di un rapporto ‘positivo’ con il proprio corpo possono avere molti effetti benefici. Gli esercizi di movimento insegnati durante questi laboratori da Istruttori specializzati favoriscono la riattivazione muscolare e articolare, la stimolazione dell’equilibrio, della coordinazione e della bilateralità. Naturalmente ai bambini viene insegnato anche a trarre beneficio dalle basi più profonde della tradizione delle arti marziali, ovvero dalla respirazione e dal rilassamento, imparando a gestire meglio il dolore, a trovare maggiore coraggio, determinazione e serenità interiore per affrontare la malattia e le terapie a cui devono sottoporsi. I bambini acquisiscono in pratica un potente strumento di autocontrollo e di consapevolezza della propria forza interiore che, attraverso il respiro, il rilassamento e la visualizzazione di situazioni e luoghi piacevoli contribuisce a migliorare la loro qualità di vita durante l’ospedalizzazione”.
askanews.it 1.6.18

Dolore cronico pediatrico: un progetto per affrontarlo insieme

Il progetto «SMART4Pain» offre supporto psicologico ai piccoli pazienti e alle loro famiglie per affrontare meglio i momenti di sofferenza.
Si rinnova la collaborazione tra il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento e la Fondazione Trentina per la Ricerca sui Tumori.
Dopo aver finanziato una prima borsa di dottorato sulla valutazione del dolore in ambito pediatrico, la Fondazione ha deciso di sostenere il proseguimento delle attività di ricerca che saranno condotte all’interno del Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione dal ricercatore Alessandro Failo.
La valutazione condotta in questi anni sui piccoli pazienti affetti principalmente da tumore è servita agli operatori sanitari per migliorare la presa in carico e a medici e infermieri per formarsi sulla gestione del dolore e delle malattie ad esso collegate attraverso tecniche non farmacologiche.Il finanziamento sosterrà l’attività già avviata a fine 2017 all’Ospedale di Bolzano nell’ambito del progetto «SMART4Pain», un programma di gestione integrata del dolore cronico/ricorrente per adolescenti (dagli 11 ai 18 anni) e per le loro famiglie.
«In questi casi – spiega Paola Venuti, direttrice del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive e supervisore del progetto – è importante prendere in carico non solo il piccolo paziente, ma tutta la famiglia. Per ottimizzare tempi e risorse abbiamo creato una piattaforma online ad hoc per gestire anche a distanza i dubbi e le difficoltà, affiancata all’attività clinica prevista nel progetto, presso l’ospedale per la raccolta dati finalizzata a verificare gli esiti della ricerca. Se questi interventi fortemente innovativi sono possibili è grazie alla vicinanza della Fondazione Trentina per la Ricerca sui Tumori che dà sostegno all’esperienza e alle competenze maturate dai ricercatori e dalle ricercatrici del Laboratorio di Osservazione, Diagnosi e Formazione (ODFLab) della nostra Università.»
31.5.18 ladigetto.it

Linfomi. In Italia si registrano ogni anno 12mila nuovi casi. Colpiti soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti

Un nemico come il linfoma va messo alle strette. Mai abbassare la guardia. Perché in Italia fa registrare 12 mila nuovi casi ogni anno, soprattutto nella forma non Hodgkin (circa 10 mila nuovi casi). Più raro, circa 1.200 nuovi casi l’anno, il linfoma di Hodgkin ma anche quello che spaventa di più visto che costituisce il 6-7% dei tumori infantili.“Al Bambin Gesù di Roma – dice Giuseppe Maria Milano, oncologo pediatra del Dipartimento di oncoematologia del Bambino Gesù di Roma diretto da Franco Locatelli – partiremo con la sperimentazione dell’immunoterapia con le cosiddette CAR-T cell anche nei linfomi, dopo i promettenti risultati ottenuti nelle leucemie. E per sensibilizzare l’opinione pubblica, ci si confronterà domenica 3 giugno, a Roma, al Pantheon Piazza della Rotonda a partire dalle ore 15 . Si inizia con un flash mob e poi hip hop, balli acrobatici, pizzica, musica dal vivo. L’evento è patrocinato da AIL – Associazione Italiana contro le leucemie – linfomi e mieloma Onlus; ADMO, Associazione Donatori Midollo Osseo; Regione Lazio; Coni e Roma Capitale.“Perché il cancro non è contagioso, l’amore sì – ha spiegato Anna Milici presidente di Linfoamici Onlus, un’Associazione al fianco dei pazienti – la sopravvivenza per fortuna grazie alle terapie, dalla chemioterapia, ai farmaci immunoterapici ‘a bersaglio’, ai farmaci molecolari, danno risultati importanti: la sopravvivenza per il linfoma di Hodgkin è dell’80%, per la forma non Hodgkin del 40-60%. Risultati incoraggianti ma non abbastanza. Ecco perché è importante tenere alta l’attenzione su questi tumori, anche sensibilizzando l’opinione pubblica. Spesso si arriva alla diagnosi con 6 mesi di ritardo perché i sintomi sono così aspecifici che si perde tempo. Ma la terapia del linfoma ha bisogno anche di un altro ingrediente: l’entusiasmo, il coraggio, la voglia di combattere”.“Quando i volontari di Linfoamici arrivano in corsia – dice Giuseppe Maria Milano, medico oncologo pediatra del Dipartimento di oncoematologia del Bambino Gesù di Roma diretto dal Locatelli – è per tutti noi una grande gioia. Perché rappresentano un valore aggiunto: hanno saputo coniugare l’attività di fundraising con la giusta attenzione per il paziente. Con un linguaggio fresco, alla mano, empatico. Danno un messaggio che è di per sé una ‘terapia’ e cioè il coraggio dell’esempio. ‘Se ce l’ha fatta lui, ce la posso fare anche io’. Ma soprattutto volontari e pazienti parlano la stessa lingua perché hanno vissuto la stessa esperienza. E anche per noi sanitari sono di grande supporto”.
“Linfoamici è un’Associazione nata da un abbraccio – racconta Anna Milici, presidente Linfoamici Onlus – tra ragazzi guariti e ragazzi ancora lì in prima linea a combattere con la malattia. Tutto è iniziato 12 anni fa, con un gruppo facebook. Era il luogo dove parlare, confrontarci e confortarci. Fino a quando a Marta, 12 anni, e a Giacomo, 17, non venne l’idea di vederci non più in una piazza virtuale ma reale. E così scegliemmo Roma, a metà strada per tutta Italia, la piazza del Pantheon e la prima domenica di giugno. Ci incontrammo e ci stringemmo in un abbraccio senza parole. Da allora sono passati degli anni, abbiamo deciso di dare vita all’Associazione e di incontrarci ogni anno, la prima domenica di giugno, in quella stessa piazza. Da allora, però sono cambiate molte cose. Marta e Giacomo non ci sono più ma il loro entusiasmo non ci ha mai abbandonato. Anzi, è diventato contagioso e negli anni siamo diventati molto di più”.
quotidianosanita.it 29.5.18

Terapia cellulare del San Matteo diventa patrimonio mondiale

Da quando ha preso il via nel 2016, il programma di terapia cellulare anti-leucemia della Cell Factory del San Matteo (uno dei pochi laboratori italiani, focalizzati nella cura del paziente oncoematologico e autorizzati dall’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco alla produzione sterile ad uso farmacologico di prodotti, appunto, di terapia cellulare), ha registrato importanti risultati clinici. Vale la pena di ricordare che tra le cellule prodotte presso la Cell Factory di Pavia Pavia vi sono i linfociti (globuli bianchi deputati alle difese immunitarie), che vengono “educati” in laboratorio a riconoscere ed uccidere le cellule infettate da diversi tipi di agenti patogeni o le cellule leucemiche. La somministrazione di queste linee cellulari permette il trattamento di gravi infezioni virali e la prevenzione o il trattamento della recidiva leucemica. Ebbene “queste cellule killer – racconta Patrizia Comoli, responsabile della struttura – addestrate e armate in laboratorio per combattere le leucemie, sono state reiniettate, a distanza di un mese circa dal trapianto di cellule staminali, nei piccoli pazienti leucemici del reparto di Oncoematologia Pediatrica diretto da Marco Zecca”. La procedura ha interessato, nel corso del 2017, 6 giovani pazienti provenienti da tutt’Italia. “All’interno dell’organismo, le cellule reiniettate – continua la specialista del Policlinico – hanno organizzato una strategia di prevenzione e d’attacco per evitare la ricrescita di cellule tumorali”. Nei prossimi giorni, in occasione del Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncoematologia Pediatrica, i ricercatori della Cell Factory presenteranno per la prima volta, in sessione plenaria, i risultati preliminari di questa operazione.Il futuro prossimo della Cell Factory del Policlinico? ”I ricercatori – aggiunge Patrizia Comoli – stanno già lavorando a nuove metodiche per la cura dei tumori e delle infezioni, e c’è in programma una sperimentazione clinica di medicina rigenerativa per ‘recuperare’ i tessuti danneggiati dall’infiammazione dopo trapianto o dopo procedure di terapia intensiva, sfruttando le potenzialità delle cellule staminali mesenchimali”.
giornaledipavia.it 22.5.18

“In viaggio per guarire”, così i ragazzi malati di cancro danno lezioni di vita ai coetanei

Un tour in giro per l’Italia. L’insegnante: «Spiegando la malattia si aiuta anche chi è sano» I ragazzi del progetto “In viaggio per guarire” con la professoressa Annamaria Barenzi. Dopo aver ricevuto “l’Italian Teacher prize” come miglior prof d’Italia, il 26 maggio ha ricevuto anche il “Magna Grecia Awards”, il riconoscimento dedicato ai portati di pace, legalità e cultura della vita
«I giovani di oggi hanno tutto, ma non sono felici. Il nostro tour è servito anche a questo: fare in modo che i ragazzi guardino le loro vite da un punto di vista diverso». Annamaria Barenzi è la «migliore prof d’Italia». È questo dice già molto su di lei. Un riconoscimento che le è stato assegnato nel 2017 e soprattutto, un premio che le ha consentito di realizzare il suo sogno: il progetto “In viaggio per guarire”. Un tour nelle scuole di tutta Italia con i suoi studenti, tutti malati oncologici, per incontrare i coetanei e condividere esperienze di vita, paure, sogni, ambizioni. Milano la prima tappa. Poi Trieste, Padova, Bologna, Ancona, Napoli, Nisida, Bari, Cagliari, Palermo, Roma e infine Brescia. Giornate cariche di significato. Un viaggio impegnativo che però «non vedrei l’ora di rifare». Per i ragazzi (che arrivano tutti dai reparti degli Spedali civili di Brescia), gli incontri sono stati l’occasione per un ritorno alla vita di tutti i giorni, ma insieme anche un modo per aiutare i coetanei a riscoprire la gioia di vivere e il senso delle loro esistenze, ripensando il presente da un altro punto di vista.
«Conoscere il vissuto delle persone è un modo per tirare fuori le potenzialità – prosegue Barenzi – e insieme promuovere gesti di solidarietà come la donazione del sangue e del midollo, pratiche importantissime». La più piccola del gruppo ha 14 anni, il più grande frequenta il secondo anno di università. Preparare gli incontri e insieme dover seguire le cure, non è stato semplice «ma abbiamo vissuto esperienze molto intense con riscontri fortissimi». Il viaggio è terminato il 4 giugno a Brescia e ora Barenzi già progetta di ripartire. «Tra i nostri patrocini c’è l’Ail (Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma). A gennaio siamo stati all’assemblea nazionale di Roma per presentare il progetto e valutare la possibilità di proseguire “In viaggio per guarire” tramite le loro sezioni territoriali». A trarre beneficio da questo genere di eventi sono tutti i ragazzi. «Parlare con chi ha vissuto esperienze simili, aiuta a sanare le ferite di chi è malato e favorisce la guarigione dalla “normopatia”, la mancanza di senso e stimoli, di cui sono affetti i giovani sani», conclude. «Non occorre molto, è sufficiente creare le occasioni di incontro e dare spazio ai ragazzi».
lastampa.it 6.6.18

I ragazzi Aseop guariti da tumore campioni in campo

La squadra modenese ha vinto la Winners Cup, torneo organizzato dall’Inter FC e dal CSI Milano
L’Aseop ha conquistato la seconda edizione della Winners Cup. E’ una impresa straordinaria, quella compiuta dalla squadra di ragazzi modenesi guariti da tumore, scesi sabato scorso sui campi del Suning Youth Development Center, quartier generale nerazzurro, con i colori di ASEOP, Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pediatrica. Una grande soddisfazione per i giovani calciatori modenesi, che hanno rappresentato la nostra provincia per il secondo anno consecutivo nella manifestazione organizzata da Inter FC e CSI Milano, con la collaborazione di Pirelli ed intitolata alla memoria di Giacinto Facchetti. Protagonisti del torneo, che ha avuto luogo sabato ad Appiano Gentile, sono stati ben 250 i ragazzi, dai 14 ai 25 anni, provenienti da diversi reparti di Oncoematologia Pediatrica delle città di Aviano/Udine/Trieste, Bari, Bologna, Bolzano, Catania, Genova, Milano, Modena, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Pisa/Firenze, Roma, Torino e Parigi. I ragazzi di Aseop sono riusciti nella difficile impresa di migliorare il secondo posto conquistato l’anno scorso, nell’evento realizzato grazie al supporto di SIAMO (Società scientifiche italiane Insieme per gli Adolescenti con Malattie Onco-ematologiche) e FIAGOP (Federazione Italiana delle Associazioni Genitori di Oncoematologia Pediatrica). «In questo torneo vincono tutti ed è proprio a tutti noi, che abbiamo preso parte a questa bellissima festa, che va la nostra dedica – le parole a caldo di Matteo Parenti, giocatore e coordinatore della formazione modenese di Aseop – la cosa più bella è il feeling che abbiamo creato dentro e fuori dal campo: un’intesa che ci ha unito anche se prima del torneo non ci conoscevamo. La Winners Cup ha l’obiettivo di far vivere emozioni attraverso lo sport ai ragazzi che stanno affrontando o hanno affrontato le cure oncologiche. La condivisione delle loro storie di vita fa capire che dalla malattia si può uscire vincitori e lo sport può essere l’occasione per dimostrare una volta di più l’attaccamento alla vita.
Filippo Franchini
gazzettadimodena 16.5.18

Tumori rairi, a Napoli il punto sul merkeloma

NAPOLI- I tumori rari sono neoplasie che si manifestano in un numero molto ristretto di persone. Possono svilupparsi in diverse parti dell’organismo e avere caratteristiche molto differenti: la scarsa diffusione è l’unico elemento che accomuna tutti i tumori classificati come rari, che rappresentano una famiglia estremamente eterogenea di patologie.
Attualmente, la Rete Nazionale dei Tumori Rari utilizza la soglia di incidenza (numero di nuovi casi in un anno) inferiore o uguale a 6 casi su 100.000 e in Italia,secondo i dati dello studio RITA – dedicato proprio ai tumori rari – ogni anno sono circa 60.000 le nuove diagnosi di tumore raro.
Tra i tumori rari più noti ritroviamo alcune forme di leucemie e linfomi, tumori pediatrici come il retinoblastoma o tumori solidi dell’adulto come il tumore gastrointestinale stromale (GIST) e i tumori neuroendocrini (PNET).
E’ quanto emerso oggi a Roma durante il convegno “Immuno-Oncologia: partiamo dai tumori rari, il punto sul Merkeloma”, promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute presieduto dal sen. Cesare Cursi.Il carcinoma a cellule di Merkel (CCM) è un raro tumore della pelle, descritto per la prima volta nel 1972, ricondotto alla famiglia degli APUDomi e definito come ‘carcinoma neuroendocrino della cute’. Colpisce un sottogruppo di cellule neuroendocrine cutanee – le cellule di Merkel – dalle quali prende il nome. Si tratta di una forma tumorale primitiva, contraddistinta dalla comparsa – specialmente a livello della testa e del collo – di lesioni eterogenee di varie dimensioni, che solitamente si manifestano come un nodulo color carne o rosso-bluastro, duro, indolore e lucido. L’infezione da poliomavirus a cellule di Merkel rappresenta uno dei principali fattori di rischio di CCM.
Una neoplasia rara, quella del carcinoma a cellule di Merkel, che in Europa rappresenta meno dell’1% di tutti i tumori maligni cutanei.
In Italia vengono diagnosticati ogni anno 240 nuovi casi di MCC, con una prevalenza stimata per il 2016 di 1400 casi. I dati epidemiologici, come per molte patologie rare, sono tuttavia a forte rischio di sottostima, anche a causa della difficile rilevazione precoce.
“Da uno studio effettuato dal C.R.E.A. Sanità, spiega Federico Spandonaro – Professore aggregato presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata e presidente di C.R.E.A Sanità, emerge che pur rimanendo il MCC un tumore assolutamente raro e con un impatto sui costi dei SSR limitato, sul versante epidemiologico si assiste ad una tendenza alla crescita dei casi, dovuta al fatto che l’incidenza è fortemente legata al crescere dell’età e che si assiste ad un rapido invecchiamento della popolazione. Si determina, inoltre, continua il Prof. Spandonaro, una inversione del rapporto fra i sessi, con una crescente incidenza fra le donne. La disponibilità di terapie specifiche e i cambiamenti in corso, uniti alla difficoltà di diagnosi, impongono una razionalizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici a livello regionale onde garantire equità di accesso e una efficace presa in carico dei pazienti”
napolivillage.com 16.5.18