Il Coronavirus a Peter Pan: intervista alla nostra psicologa Cristina

intervista alla psicologa sul Coronavirus a Peter Pan

intervista alla psicologa sul Coronavirus a Peter PanAbbiamo intervistato Cristina, una delle psicologhe che supporta i bambini e gli adolescenti nella Grande Casa. Ci ha raccontato come continua il suo lavoro durante questa emergenza.

Ciao Cristina, come descriveresti il tuo ruolo in Peter Pan?

Mi piace immaginare Peter Pan come una connessione di relazioni su più livelli a partire dalle due grandi fondatrici, ai consiglieri, allo staff, ai volontari, fino ai collaboratori esterni. Rappresentiamo una rete sociale di supporto che ha l’obiettivo di promuovere, su diversi livelli, l’adattamento della famiglia.

In questi 4 anni, in stretta connessione con Maria la psicologa che segue i genitori nella Grande Casa, mi sono sempre occupata  di accompagnare il piccolo ospite, l’adolescente, il giovane adulto nel processo di adattamento psicologico ai continui cambiamenti dovuti alla convivenza nella casa e alle varie tappe del percorso di cura. Ogni fase provoca uno squilibrio e richiede un processo di adattamento. Il nostro intervento, più o meno formale, consiste, in alcuni casi nell’accogliere una richiesta e in altri nell’osservare e trovare un canale di intervento.

I miei principali strumenti di lavoro sono i giochi. I bambini di Peter Pan conoscono molto bene il mio “armadietto” con i colori, la plastilina, la valigetta del dottore, la sabbia “magica” e altri strumenti simbolici ed espressivi che hanno permesso la narrazione dei loro vissuti, l’espressione dei loro desideri e la creazione, e intensificazione di legami tra pari. Inoltre, questi giochi hanno fatto emergere conflitti a cui poi trovare una risoluzione e un senso o hanno permesso semplicemente la presenza e la vicinanza.

Poi è arrivato il Coronavirus. Come è cambiato il tuo lavoro durante questa emergenza?

L’emergenza che stiamo vivendo ci ha imposto di rimodulare e di riorganizzare questa splendida rete ognuno in modo diverso. Io lavoro in stretta connessione con Maria e mi confronto sia con Gerarda e Sonia dell’accoglienza che con Julia la responsabile dei volontari così come con i volontari stessi più prossimi alle famiglie.

Io ho dovuto trovare una nuova modalità di relazione e di supporto, così come è stato richiesto ad ogni componente di questa splendida rete. Si è trattato di un processo di adattamento e di confronto continuo con Maria. Questa emergenza ci fa sentire ancora più vicini alle famiglie e ci richiede una maggiore presenza a distanza. Un grande paradosso. Le famiglie sono a loro volta distanti l’una dall’altra e quindi hanno maggiormente bisogno di sentire la presenza della rete. Quindi, durante questo periodo, dalla scrivania bianca della cameretta di mio figlio accendo la mia piccola lampada di sale per ricreare quel calore presente a Peter Pan e uso il mio cellulare per sentire regolarmente i genitori e gli adolescenti.

intervista psicologa di Peter Pan sul Coronavirus

Con i bambini il processo è stato un po’ più lungo. In una prima fase ho fornito del materiale informativo per un’adeguata comunicazione con i più piccoli rispetto al Coronavirus. Attraverso telefonate e video-chiamate cerco di ricreare uno spazio di condivisione, di accoglienza e di presenza e propongo, attraverso un mezzo tecnologico, anche giochi del passato come “nomi, cose e città”.

Un’emergenza che però non sembra finire. Come vi state organizzando per questa seconda fase?

Ci stiamo preparando per posizionare una postazione fissa nella casa di Peter Pan da cui bambini e genitori potranno contattarci. L’idea è quella di dare libero accesso ai miei strumenti e giocare insieme a distanza. Con gli adolescenti è più semplice il cellulare è un mezzo che conoscono e usano molto bene per comunicare.

Questo processo di cambiamento in cui siamo tutti coinvolti è complesso, non è immediato e ha richiesto e richiede ancora tempo. Un tempo in cui poter comprendere, dare un senso e rendere conosciuto e familiare un nuovo momento di crisi. Vittorio Lingiardi, in una prima intervista, disse:” Siamo isolati, ma non siamo soli”. Credo che per le famiglie, i bambini e gli adolescenti di Peter Pan sia fondamentale sentire che, nonostante tutto, il loro spazio di condivisione e di ascolto è ancora presente.

Cristina Polini, psicologa dinamico-clinica dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia, da quattro anni fornisce supporto psicologico ai bambini e agli adolescenti ospiti di Peter Pan. Si è appassionata alla psicologia oncologica durante l’università grazie all’incontro con la prof.ssa Angela Guarino. E’ iscritta alla S.I.P.O. la Società Italiana di Psico-Oncologia.

Vuoi saperne di più su Peter Pan?

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER


Articoli Correlati