Da Roma all’Aquila a Genova, lezioni in ospedale

Un’isola felice, un luogo in cui dimenticare per qualche ora il dolore, i tubicini e i controlli quotidiani.   E’ questa la scuola in ospedale per i tanti bambini che sono affetti da malattie. Anche per loro si apre l’anno scolastico e la campanella, anche quest’anno, suonera’ in corsia in contemporanea a quella degli istituti scolastici, tra timori per i tagli di personale e voglia di offrire un servizio che sia comunque all’altezza delle aspettative. Ogni anno in Italia, secondo le stime dell’Abio (Associazione per il Bambino in Ospedale) arrivano nei nosocomi 1.254.000 bambini, diversi dei quali necessitano di un ricovero lungo, che interrompe i ritmi normali di vita e impedisce di tornare con gli altri coetanei sui banchi di scuola. E allora ecco un servizio scolastico ad hoc. Ci sono ospedali, come il Bambino Gesu’ di Roma e il Gaslini di Genova, che hanno una tradizione trentennale di insegnamento e formazione, con insegnanti ‘dedicati’ alle strutture che per sei-sette ore al giorno offrono una didattica completa, che spazia dall’insegnamento di scuola primaria a quello delle superiori. L’obiettivo, come spiega il professor Alberto Antinori che coordina la scuola del Bambino Gesu’ e’ quello di ”riuscire a fornire ai ragazzi un servizio essenziale, come quello della formazione scolastica, facendolo diventare anche un momento di evasione dalla vita ospedaliera”.  ”E’ importante che il bambino durante le due ore al giorno che trascorre con l’insegnante – prosegue ancora il professor Antinori – recuperi il piu’ possibile i ritmi normali di vita”.  All’aspetto dell’insegnamento vero e proprio, in molti casi, si aggiunge quello del gioco e del divertimento: se al Bambino Gesu’ c’e’ una ludoteca in cui i ragazzi possono distrarsi durante la giornata, anche all’ospedale San Salvatore de l’ Aquila, dopo il terremoto, e’ stata ricostruita una sala per i giochi nella quale i volontari dell’Abio lavorano insieme agli insegnanti. ”Questo non e’ un ospedale per le lunghe degenze, i bambini rimangono poco – spiega Ilaria, una delle educatrici – per questo e’ importante che facciano i compiti non trascurando pero’ l’aspetto ludico. Cosi’ sono piu’ sereni e noi riusciamo a tranquillizzare anche i genitori”. Le famiglie, infatti, ricoprono un ruolo essenziale per la serenita’ dei bambini in ospedale: per molte di loro la possibilita’ che il bambino non interrompa la normale formazione scolastica e’ essenziale. Per questo nell’ospedale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove il servizio della scuola in ospedale sara’ quest’anno sperimentato per la prima volta i piu’ ansiosi di sapere come andra’ sono proprio i genitori.  Il nuovo anno scolastico in corsia, invece, iniziera’ tra le polemiche all’ospedale Sant’Anna di Ferrara. Qui i tagli al personale della scuola hanno tolto la possibilita’ dell’ insegnamento della matematica per le medie. Una mancanza alla quale gli altri docenti non si rassegnano. Spiega Silvia Lulli, che insegna da vent’anni che da sette opera nell’ospedale ferrarese: ”Noi rappresentiamo il contatto con il mondo esterno, il loro momento di spensieratezza ed e’ difficile affrontare il nuovo anno partendo con un handicap di questo tipo, ma abbiamo il dovere di rimanere sereni e offrire la migliore didattica possibile”.


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