Da test dna a cure bersaglio, futuro ematologia

NEW ORLEANS  – Analisi sofisticate del Dna per risalire alle cause di patologie del sangue ad oggi, spesso, ancora poco chiare, con l’obiettivo di mettere a punto terapie
sempre piu’ ‘mirate’ e sempre meno generiche. E’ questa la strada indicata dagli esperti per il futuro dell’ematologia e della cura delle malattie del sangue. A fare il punto, ematologi provenienti da tutto il mondo e riuniti a New Orleans, fino all’8 dicembre, per il 51/0 Congresso della Societa’ americana di ematologia (Ash), maggiore appuntamento mondiale del settore. Circa 20.000 le presenza previste, con una folta delegazione anche di esperti italiani che all’Ash presenteranno i propri studi. Ma quali sono le prospettive per questo settore della Medicina? Certamente, concordano gli specialisti, molti passi avanti sono stati fatti, soprattutto nella cura di patologie
fino a pochi anni fa ancora, il piu’ delle volte, mortali, a partire dalla leucemia. E gli indici di sopravvivenza lo dimostrano: per la leucemia mieloide cronica, ad esempio, la mortalita’ e’ diminuita di dieci volte in dieci anni. E si fanno passi avanti anche per la messa a punto di terapie e molecole sempre piu’ efficaci. Ma molto resta da fare anche perche’, sottolineano gli ematologi, per alcune patologie non sono ancora ben chiare le cause che scatenano la malattia e questo impedisce di arrivare a cure risolutive. Una cosa pero’ e’ certa: il futuro dell’ematologia, come emerge anche da numerosi studi statunitensi e di altre universita’ e gruppi di ricerca internazionali presentati al Congresso Ash, e’ in direzione di terapie sempre piu’ personalizzare ed ‘a misura di paziente’, le cosiddette ‘terapie bersaglio’. In che modo? ”Si sta puntando, come dimostrano i risultati di vari studi Usa ed europei – spiega Carlo Gambacorti Passerini (Universita’ Milano Bicocca e Unita’ di Ematologia Ospedale San Gerardo Monza) – alla messa a punto di tecniche sempre piu’ sofisticate di analisi del Dna al fine di identificare le cause genetiche, ovvero le alterazioni a livello molecolare di un individuo, che sono alla base di diverse patologie del sangue di cui oggi non si conosce ancora abbastanza”. In questo modo, afferma l’esperto, ”potremo arrivare a cure sempre piu’ mirate ed efficaci”. Oggi infatti, rileva, ”di alcune forme di leucemia, ad esempio, non si conoscono esattamente le cause scatenanti, e questo rende inevitabili delle terapie piuttosto ‘generiche’ e pertanto meno efficaci”. Infatti, ”per meno del 50% delle patologie leucemiche sono disponibili, al momento, terapie mirate, ma con questo tipo di analisi del dna si potra’ arrivare a far chiarezza sulle cause di ogni tipo di patologia, ed il passo successivo sara’ lo studio di farmaci ‘ad hoc”’. Analisi del dna che richiedono pero’ apparecchiature sofisticate e costose: ”In Italia, attualmente – afferma – sono disponibili solo in 3-4 centri altamente specializzati, ma in futuro l’obiettivo e’ estenderne l’utilizzo”. E le terapie ‘mirate’, sottolinea Luca Laurenti, ricercatore all’Istituto di Ematologia dell’Universita’ Cattolica di Roma (che ha partecipato ad uno studio su una nuova molecola per la cura della leucemia linfatica cronica B, presentato al Congresso), hanno ”l’enorme vantaggio, come per altri tipi di tumore, di colpire solo le cellule cancerose e non, come accade con i trattamenti di chemioterapia, anche quelle sane”. Dunque, una sfida ovvia quanto complessa: migliorare le cure er i tumori del sangue, che continuano a registrare un’alta diffusione a livello mondiale. Quanto ai traguardi piu’ ‘futuristici’, anche se di maggiore impatto sull’opinione pubblica, gli esperti invitano alla prudenza. A partire da quello legato alla messa a punto del sangue artificiale: ”Vari studi Usa sono presenti all’Ash su questo argomento ? commenta il direttore del Centro Ematologia e Trombosi della Fondazione Policlinico-Ospedale Maggiore di Milano, Piermannuccio Mannucci – ma questo e’ un traguardo al momento lontano e non conveniente. C’e’ infatti un problema legato alla tossicita’ ed alla quantita’: dalle cellule staminali si possono ottenere globuli rossi, ma la quantita’ di sangue ‘artificiale’ cosi’ producibile sarebbe comunque limitata”. E c’e’ poi un problema di costi che, afferma Mannino, ”sono molto elevati”. Insomma, e’ il messaggio degli specialisti, meglio impiegare i fondi disponibili per la ricerca in direzione di obiettivi piu’ concreti, piuttosto che per progetti che, sia pure importanti, presentano ancora troppo incognite. 


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