I 14 diritti del malato, chimera europea

Il "Diritto alla sicurezza" – il numero 8 tra i 14 della Carta europea dei diritti del malato – afferma che ?ogni individuo ha il diritto di essere libero da danni derivanti dal cattivo funzionamento dei servizi sanitari, dalla malpractice e dagli errori medici, e ha il diritto di accesso a servizi e trattamenti sanitari che garantiscano elevati standard di sicurezza?. Il caso fiorentino del trapianto di organi da una donatrice sieropositiva ne ? senza ombra di dubbio una violazione eclatante. In Italia per? non ? sicuramente questo, tra i diritti dei pazienti, il più bistrattato. A cinque anni dalla promozione della Carta europea dei diritti del Malato, il Rapporto di Active Citizen Network ne analizza la reale attuazione, individuando le nuove necessit? e proponendo azioni di miglioramento.
L’analisi ? stata realizzata da organizzazioni civiche di 14 Stati membri dell’Ue, in collaborazione con la Fondazione per la cittadinanza attiva. In Italia il diritto numero 7 ?al rispetto del tempo dei pazienti? ? sicuramente il più disatteso. Il nostro Paese esce comunque male rispetto a tutti e 14 i diritti, assieme a Spagna e Grecia che condividono con noi i lunghi tempi di attesa, ma anche i ritardi negli esami e nei trattamenti, la poca attenzione alle terapie del dolore.
Pi? in generale i cittadini europei patiscono la negazione della libera scelta della struttura dove essere curato e il medico cui affidarsi, le difficolt? di accesso alle cure, lo scarso rispetto del tempo. Sono mali diffusi un po’ in tutti i Paesi monitorati. Il diritto al rispetto del tempo ? dunque quello meno rispettato: in 10 Paesi sono stati registrati casi di peggioramento della malattia proprio a causa di ritardi nel trattamento e in esami diagnostici importanti, costringendo al ricorso al privato. Casi di migrazione forzata per ricevere assistenza sanitaria in Danimarca, Grecia e Portogallo e mancanza di servizi per pazienti con malattie rare in Germania, Irlanda, Portogallo e Gran Bretagna.
Poi c’? il grande nodo del diritto a terapie del dolore, con violazioni significative come la mancanza di somministrazione di antidolorifici e morfina e in ben sei Paesi la mancata somministrazione di analgesici prima e dopo cure dolorose. Scarso grado di attenzione in molti Paesi anche per diritto alla prevenzione, carente soprattutto nei programmi di screening di malattie come il cancro. Va un po’ meglio per i diritti alla privacy e al reclamo.


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