Il gioco e la vita di relazione: un aiuto per i bambini malati.

«Non tutto, del bambino malato, è malato».
Non è solo uno slogan, ma un programma da seguire per garantire un’assistenza globale.
Su questo si è ragionato nel corso del convegno regionale «L’approccio bio-psico-sociale al bambino malato e alla sua famiglia», promosso dall’associazione «Noi per Loro» e dalla sezione emiliana della Società italiana di psico-oncologia, con il patrocinio di Aieop e Sicp. Una discussione a più voci, partendo da un concetto che da anni contraddistingue la struttura di pediatria e oncoematologia del Maggiore, che sottolinea l’importanza di un approccio integrato al bambino, senza tralasciare aspetti fondamentali, come il gioco e la vita di relazione.
«Mantenere un equilibrio tra l’aggressività biologica alla malattia e la possibilità, per il bambino, di continuare a crescere è tutt’altro che facile – spiega Giancarlo Izzi, direttore dell’Unità operativa di Pediatria e Oncoematologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Parma -. Non c’è solo la malattia. Per questo cerchiamo di non dare solo terapie, ma di aprirci a nuovi aspetti, come la scuola e il gioco, permettendo alla vita di continuare, seppur con delle regole».
Una meta difficile da raggiungere, soprattutto per le famiglie: «Il paziente oncologico pediatrico è un individuo in evoluzione e le sue esperienze influiscono sul suo percorso di crescita – aggiunge la psicologa psicoterapeuta, Marina Bertolotti -. Anche se difficile, i genitori devono mantenere il loro ruolo, sostenendoli ma anche imponendo limiti».
Perché in certi momenti, ogni giorno riveste un valore assoluto: «Durante la preparazione degli spettacoli che organizziamo, spesso i ragazzi scoprono potenzialità che prima non conoscevano – spiega Nella Capretti, presidente dell’associazione Noi per Loro -. Come volontari cerchiamo di occuparci di tutti i bisogni di un bimbo malato, dalla socializzazione, al sostegno delle famiglie, fino a intervenire dove la struttura pubblica non riesce ad arrivare». Senza dimenticare la necessità di una collaborazione tra enti, terzo settore e società scientifiche: «Abbiamo tutti il compito di preservare i sistemi di protezione sociale – commenta la senatrice Albertina Soliani -. Le persone contano più della malattia, soprattutto quando si parla di bimbi».
Una sofferenza amplificata, perché colpisce la fascia debole della società, come ha sottolineato il delegato alla Sanità del Comune Fabrizio Pallini, affiancato dall’assessore Mario Marini.
«Dobbiamo ribaltare la prospettiva – aggiunge l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Marcella Saccani -, ricordando che abbiamo davanti a noi prima di tutto delle persone».

Fonte: http://www.gazzettadiparma.it/ – 13.10.11 –  Daria Beverini


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