Indagine INT, +32[%] accessi per cancro curato male

MILANO – In dieci anni, all’Istituto Nazionale dei Tumori (Int) di Milano e’ aumentato del 32[%] il numero delle pazienti che, affette da un cancro ginecologico, sono state accolte nella struttura con un peggioramento della loro malattia. Questo, secondo gli esperti, a causa di ”una inadeguata qualita’ del trattamento oncologico ricevuto in ospedali periferici non specializzati”. E’ quanto e’ emerso da un’indagine condotta dallo stesso Int con il supporto della Regione Lombardia, dalla Societa’ italiana di oncologia ginecologica e dalla Societa’ lombarda di ginecologia e ostetricia. Dall’indagine ha avuto origine il libro ‘Requisiti minimi per il trattamento delle neoplasie oncologiche’, presentato oggi a Milano alla presenza dell’assessore regionale alla Sanita’, Luciano Bresciani e che sottolinea la necessita’ non tanto di nuove linee guida per la cura di questi tumori, quanto di fissare degli standard minimi che le strutture dovrebbero garantire per poter trattare adeguatamente le pazienti con un cancro ginecologico. L’indagine, in particolare, si riferisce a circa 500 pazienti curate all’Int ma che avevano effettuato i primi trattamenti in altri centri ospedalieri periferici, negli anni di riferimento 1992 e 2002. Secondo gli autori del volume, ”i dati attestano che il 25[%] delle pazienti ricoverate poi presso l’Int ha subito un trattamento inadeguato con significativo danno prognostico, e un altro 43[%] e’ stato sottoposto a un trattamento inadeguato con danno prognostico moderato”. I numeri, inoltre, possono essere estesi a livello nazionale perche’, spiega Francesco Raspagliesi, responsabile della struttura complessa di oncologia dell’Int e tra gli autori del libro, ”i casi in cura da noi e provenienti da fuori Regione sono il 63-65[%]”. ”Gli ospedali devono essere aiutati e sostenuti attraverso una maggiore formazione del personale – aggiunge Raspagliesi – ma anche attraverso l’introduzione di un sistema per l’accreditamento degli specialisti nella materia e possibilmente con l’istituzione di una scuola di specialita’ in oncologia ginecologica. Noi abbiamo compiuto il primo passo – conclude – individuando i requisiti qualitativi minimi per il trattamento di queste neoplasie. Servirebbe un intervento di peso da parte del Sistema sanitario nazionale verso la loro applicazione per garantire le cure adeguate alle pazienti colpite”.


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