Inquinamento nel Flum osa, sigilli al depuratore di Galydhà

VILLAGRANDE. Alla fine di agosto, c’era stata una perquisizione in grande stile. Con tanto di annesso sequestro di decine di campioni dagli scarichi dello stabilimento. Ieri mattina, arrivano anche i sigilli al depuratore e ai pozzetti che servono lo stabilimento lattiero-caseario Galydhà, a Villanova Strisaili. Significa che da ieri, per evitare il blocco del lavoro, alla Galydhà, per smaltire i liquidi di scarto dovranno servirsi di un discreto numero di autobotti. La nuova tappa dell’inchiesta condotta dal procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi con il pm Daniele Rosa, sulle azi e e sulle cause che provocano l’inquinamento e i veleni nel lago dell’Alto Flum osa, comincia di buon’ora, ieri mattina. Gli uomini del corpo forestale si presentano alle porte dello stabilimento di Villagrande. In mano hanno un decreto di sequestro preventivo firmato dal gip del tribunale di Lanusei, Luca Verzeni. Accogli o la richiesta della Procura ogliastrina, il giudice dispone il blocco dell’impianto di depurazione della Galydhà, nella zona di Genna Antine. Secondo l’ipotesi accusatoria, sottoscritta al momento anche dal gip, l’azienda lattiero-casearia avrebbe scaricato in una porzione del lago Bau Muggeris, acque reflue in misura superiore ai limiti concessi da un’autorizzazione della Provincia Ogliastra. Un’altra parte di acque reflue, invece, le avrebbe scaricate senza autorizzazione nel rio Osiana, il piccolo fiume che si trova a valle dell’impianto di depurazione dello stabilimento. Sarebbero proprio questi scarichi, secondo la Procura di Lanusei, ad aver inquinato il lago dell’Alto Flumendosa, perché il Rio Osiana, poi, si riversa proprio nel bacino artificiale. Di qui la richiesta da parte della Procura ogliastrina, di bloccare il depuratore di Genna Antine e i pozzetti più a valle che sono ad esso collegati. Secondo gli investigatori, infatti, vi è il fondato sospetto che se il depuratore non venisse bloccato, gli indagati potrebbero continuare a utilizzarlo per lo scarico non autorizzato delle acque reflue. Ieri mattina, dunque, scatta l’operazione sigilli. La nuova tappa dell’inchiesta sui veleni nell’Alto Flumendosa. Lo scorso 25 agosto, invece, nell’azienda lattiero-casearia, c’era stata una perquisizione accurata. In prima fila, oltre al procuratore Fiordalisi, c’erano gli uomini della forestale, alcuni tecnici dell’Arpas, l’agenzia regionale che si occupa di protezione dell’ambiente, e un docente dell’università di Sassari, Nicola Sechi. In quella occasione, all’interno dello stabilimento, erano state sequestrate decine di documenti e autorizzazioni, insieme a una quindicina di campioni dagli scarichi. Infine, nel vicino lago del Bau Muggeris, erano state prelevate decine di campioni di acqua torbida e di una sorta di alga che si sospetta fortemente cancerogena. Si tratta di un cianobatterio tossico che produce un mucchio di tossine, le microcistine, che a loro volta secondo gli esperti provocano tumori al fegato, alla pelle e al colon. L’inchiesta vuole appunto accertare chi sta contribuendo alla presenza di queste tossine nel bacino artificiale nel territorio del comune di Villagrande Strisaili. (di Valeria Gianoglio)


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