Intervista con l’Architetto

Ci incontriamo per parlare con l’Architetto Claudia Fano del progetto di ristrutturazione che riguarderà un edificio di Villa Lante, in modo da consentire la nascita di un unico Polo di accoglienza e servizi, la “Grande Casa di Peter Pan”.

Come è arrivata a Peter Pan?
Conoscevo già l’Associazione e ho partecipato alla gara d’appalto, insieme ad altri studi, per il progetto di Villa Lante.

Le è capitato altre volte di progettare spazi collettivi con specificità così particolari?
Sì, ho collaborato, e collaboro tuttora, alla realizzazione di comunità per bambini in Africa, centri nutrizionali e centri clinici con laboratori di biologia molecolare per la ricerca sull’Aids, sempre in Africa.

Come considera la filosofia abitativa di Peter Pan e cosa ha provato visitando la Casa la prima volta?
Ecco… mi è parsa davvero una "Casa"!
Diversa da tutte le altre di tipo comunitario, è pensata e studiata per favorire le relazioni e il dialogo. La cucina così strutturata, ad esempio, permette alle mamme di occuparsi personalmente del cibo dei propri figli, cosa importantissima in momenti di così grande fragilità… E’ una casa molto intelligente! Nel rispetto della filosofia abitativa delle due Case già esistenti svilupperò il nuovo progetto, il quale sarà diverso, naturalmente, perché diversa è la struttura e diversi sono gli spazi che la compongono.

Dunque, come sarà la nuova Casa, da dove è partita per progettarla?
Ho osservato la vita che vi si svolge all’interno, la vita di ogni giorno, e ho registrato i bisogni e le esigenze dei loro abitanti, comprendendo proprio tutti: bambini, famiglie, staff professionale, volontari…
Ho cercato di capire cosa avviene, come vengono gestite le varie situazioni, anche quelle critiche, e mantenendo fermo ciò che funziona, ho prospettato nuove soluzioni in merito ad alcuni problemi rilevati, come ad esempio l’organizzazione e lagestione dello spazio. Se si considera, poi, che l’obiettivo per la nuova Casa, è quello di accogliere fino a diciotto nuclei familiari… lavorare sullo spazio risulta fondamentale. Dunque: riutilizzo dello spazio a disposizione reinventato ad hoc, zona comune al piano terra, riservata anche all’accoglienza in senso più generale, con cucina e zona pranzo. La ludoteca, sempre al piano terra, sarà comunicante con la terrazza, così da espanderne ulteriormente la vivibilità. L’accesso alle zone più private avverrà attraverso la scala che sarà un elemento di comunicazione ma anche di filtro, rimanendo autonoma dalle singole zone; di questa scala, stiamo studiando i colori e la permeabilità attraverso possibili pareti di vetro etc.

Per la ludoteca in particolare, spazio definito, sì, ma senza rigide ristrutturazioni, in modo che i bambini possano costruire, disfare e inventare il “loro” spazio, favorendo le varie possibilità espressive. E poi il colore. Tutti noi tendiamo a trattenere incosciamente le emozioni: spesso esse sono legate ai colori, evocazioni che tornano e si ripropongono per tutta la vita. Lavorerò perciò sui colori per rilassare e stimolare, creando “spazi di quiete e spazi di reazione”.

Lavorare alla progettazione di una struttura inserita in un contesto così fortemente definito, sia come quartiere (Trastevere), sia come edificio (un pezzo della storica Villa Lante), lo considera un vantaggio o un handicap, tecnicamente parlando?
Un vantaggio, credo nel restauro, nel riutilizzo di spazi reinventati in chiave contemporanea, anche se riproposti con funzioni diverse dalle originarie.
E’ l’unico modo per evitare che uno spazio muoia.

Quali sono state le linee guida di questo progetto, da un punto di vista prettamente tecnico?
La tipologia della struttura ha aiutato molto nella definizione del progetto e siamo riusciti a fare interventi quasi puntuali inserendo un solo nuovo elemento che è la scala; le due scale esistenti, infatti, strette e disarmoniche, non rientrano nella normative vigente. Di tutto il resto verrà evidenziato e utilizzato il potenziale. Le rielaborazioni più generali e più consistenti riguardano il rifacimento dei solai, le controsoffittature, gli impianti termici ed eletrrici e i pavimenti, che lasceremo originali, con qualche “cucitura” là dove ce ne sarà bisogno. Immaginiamo un puzzle che deve combinarsi in modo perfetto: bisogni, caratteristiche tecniche, stato di fatto, costi.

Ecocompatibilità, nuovi materiali, domotica, quanto di ciò ha potuto contemplare nel suo progetto?
Tutto il progetto è legato all’aspetto biocompatibile degli impianti; soprattutto per quanto riguarda   l’efficienza termica, cercheremo di dare il giusto comfort a tutto l’edificio. Per quanto riguarda le normative, in alcuni casi esse non prevedono l’utilizzo di nuove tecnologie, cosicché nel nostro caso, trattandosi di edificio storico all’interno di Villa Lante, probabilmente non potremo utilizzare energia solare, ed è un peccato.

Noi di Peter Pan siamo convinti che le nostre Case di accoglienza possano migliorare la qualità di chi si trovi ad abitarle, aiutare nella cura e diventare "luogo di speranza." L’architettura può aiutare in tal senso?
Decisamente sì! L’architettura è tale quando suscita emozioni, altrimenti è solo edilizia; se progetto uno spazio senza pensarlo, non faccio architettura e spengo ogni emozione: un taglio di luce, un materiale caldo, una parete inclinata, ogni elemento è importante.
Anche posizionare una sedia e rivolgerla nella direzione di un albero, piuttosto che verso una parete, può fare la differenza.

Cos’è per lei la casa? Ha una definizione?
La casa è un nido.
Se osserviamo attentamente un nido di uccelli, ci accorgiamo che dietro l’apparente fragilità esso è fortissimo e che è costruito con una perizia tecnica formidabile.
Ogni specie di uccello costruisce il suo nido in forme e materiali completamente differenti a seconda delle loro caratteristiche e dell’ambiente in cui essi vivono.
Gli architetti sono considerati i "creativi" per eccellenza; in questo lavoro, a quanta creatività ha dovuto rinun-ciare, o, al contrario, quanta ne ha potuto utilizzare?
Dover “pensare” a un progetto così particolare è stato uno stimolo alla creatività; vedere le persone interagire tra loro all’interno della Casa mi ha molto aiutato nella comprensione di certe dinamiche, suggerendomi, appunto, delle soluzioni creative.

Personalmente, cosa si aspetta da questo progetto?
Che faccia parte della cura e aiuti a guarire.
Noi stiamo cercando di progettare il nido più adatto per i bambini di Peter Pan.

 

Lo studio di progettazione

Il progetto di ristrutturazione della nuova Casa è coordinato dal blueAstudio architetti associati, con Studio DFM consulting S.r.l. L’Architetto progettista è Claudia Fano, una giovane donna competente e sicura, entusiasta del suo lavoro e convinta che la felicità degli esseri umani passi anche attraverso lo spazio, la luce, i materiali, i colori delle città, degli edifici, delle abitazioni e di tutti i luoghi che nascono per aggregare persone e rendere più bella e "umana" la vita.

 

Sintesi del progetto

Il rilievo dello stato di fatto e l’analisi storica sono alla base del progetto in un edificio sottoposto a vincolo di tutela; l’intervento per la nuova Casa di Peter Pan, elaborato con il Prof. Carbonara, parte dai principi di "conservazione integrata" (distinguibilità, compatibilità fisicochimica e autenticità espressiva), in una concezione “critica” del restauro, inteso come atto proprio del tempo presente. In sintesi, il progetto ricerca un equilibrio tra minimo e puntuale intervento per la tutela dell’impianto originario e rilettura degli spazi esistenti, per rendere la struttura idonea ad ospitare la Casa di Peter Pan. Il corpo annesso all’edificio, sede della provincia  italiana del “Sacro Cuore”, è stato edificato successivamente all’edificio principale e in due diverse fasi, distinte sia per l’epoca di costruzione sia per il sistema strutturale adottato. La prima fase costruttiva è datata 1912, su disegno di Giovan Battista Sciolette. Il progetto presentava un corpo di fabbrica a doppia altezza con un cortile e una sala coperta a volte. Una scala conduceva ad un secondo livello, mentre un terrapieno veniva realizzato per coprire il dislivello creato tra la base dell’oratorio e la Via di San Francesco di Sales. Nel 1947, su progetto di Dante Cosimi, si realizza la sopraelevazione di tre livelli e la costruzione di due avancorpi più bassi, coperti con tetti a spiovente a due falde, con una struttura in calcestruzzo armato e tamponature in laterizio. I corpi scala, uno risalente alla prima fase e uno, perpendicolare ad esso, risalente alla seconda, sono stati probabilmente modificati nel corso degli anni per aumentare i servizi igienici e per creare un disimpegno all’uscita della copertura dei due avancorpi, modificata a terrazza.
Il progetto prevede interventi per accorpare e rendere comunicanti gli spazi comuni, per adeguare il sistema impiantistico, aumentare il comfort termico, diminuire la dispersione dall’involucro murario e dalla copertura esistente, e per abbattere le barriere architettoniche ove l’intervento sia compiutamente realizzabile nel rispetto delle vigenti normative in materia di edifici vincolati. Per quanto riguarda i solai, non si vogliono aumentare i pesi propri previsti dal progetto originale con un tipo di consolidamento non necessario rispetto all’attuale configurazione strutturale. L’intervento più impegnativo consiste nella ricucitura degli apparati murari nei corpi scala esistenti e nell’inserimento del nuovo corpo scala contenente al suo interno un ascensore adatto alle esigenze della nuova Casa di Peter Pan.

Arch. Claudia Fano