La Maremma per un modello di sviluppo alternativo al nucleare

CAPALBIO – Si è tenuta all’Azienda agricola Terra Etrusca di Capalbio la conferenza intitolata “La Maremma per un modello di sviluppo alternativo al nucleare”, che ha visto Legambiente spiegare ancora una volta il perchè un ritorno al nucleare sarebbe disastroso per l’Italia. Terra Etrusca, che ha ospitato la conferenza, rappresenta un esempio di giovane azienda che ha investito sul biologico. Presenti alla conferenza, oltre ad Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente, anche Stefano Ciafani responsabile Scientifico Legambiente, Patrizia Siveri assessore all’Ambiente Provincia di Grosseto, Gianni Mattioli Università La Sapienza, Luigi Bellumori sindaco di Capalbio, Enrico Rabazzi presidente CIA Grosseto, Francesco Viaggi presidente Coldiretti Grosseto e Leonardo Michelini presidente Coldiretti Viterbo. Tema principale, ancora una volta, l’assurda scelta del governo di puntare nuovamente sull’atomo. La centrale a Montalto di Castro ipotecherebbe così il futuro sostenibile della Maremma toscana e laziale mettendo in ginocchio l’economia turistica, agricola e quello della green economy locale che grazie alle battaglie antinucleari di 30 anni fa sono nate e cresciute in questa parte d’Italia. Un ritorno al nucleare sarebbe solo un grande affare per poche aziende, a partire da quelle energetiche – che tra le altre cose stanno chiedendo con insistenza al governo di forzare il mercato, fissando un prezzo minimo per la vendita dell’energia dall’atomo, con buona pace della tanto decantata riduzione della bolletta energetica – a discapito della produzione distribuita e dell’economia diffusa dell’efficienza e delle rinnovabili. È necessario sfatare i falsi miti del nucleare, a partire da quelli relativi ai nuovi reattori francesi, e raccontare la verità a tutti gli italiani. “Per cercare di fronteggiare questa scelta scellerata – ha spiegato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – dobbiamo riuscire a costruire un’alleanza forte dalla quale partire, composta da operatori turistici, operatori agricoli, ambientalisti ed enti locali (che formano poi tutti insieme la parte più importante del PIL locale). Finiamola con le balle sulla tecnologia francese EPR, spacciata dal governo Berlusconi come sicura, pulita ed economica, perchè i due reattori in costruzione in Francia e Finlandia dimostrano l’esatto contrario. Invece di buttarsi nell’avventura nucleare, i cui costi imprevedibili saranno prima o poi scaricati sulle tasche dei cittadini, il sistema energetico del nostro Paese ha bisogno di una grande operazione di modernizzazione, che comprenda anche l’industria, l’edilizia e i trasporti, ma che non deve passare attraverso la costruzione di reattori nucleari che, nonostante le descrizioni mirabolanti della propaganda nuclearista, restano dei veri e propri bidoni”. “Il nucleare è sicuramente una scelta dannosa per il nostro paese – ha sottolineato Patrizia Siveri, assessore all’Ambiente della Provincia di Grosseto – che ci riporta indietro vanificando quanto fatto con il referendum dell’87. Inoltre la tecnologia che verrebbe utilizzata non darebbe le risorse sperate, ma solamente un aumento dei costi in tempi lunghi di produzione. Gli Enti locali hanno intenzione di opporsi fermamente ad una tecnologia che danneggerebbe gravemente la realtà produttiva del nostro territorio. Con questo proposito è nato il Protocollo d’Intesa con i comuni che favorisce la programmazione, la velocizzazione e la semplificazione delle procedure per la creazione di impianti di produzione di energia alternativa”. “Fin dagli anni ’70 – ha spiegato Luigi Bellumori, sindaco del Comune di Capalbio – il nostro territorio si è distinto per campagne antinucleari. Anche oggi l’amministrazione di Capalbio è intenzionata a opporsi a questa tecnologia che stravolgerebbe l’intero modello di sviluppo della Costa d’Argento. A questo proposito sono stati apportati cambiamenti al protocollo d’Intesa con i comuni e al Piano Strutturale per favorire impianti di autoproduzione di energia: nasceranno infatti ben dodici impianti nel nostro territorio e un parco energetico di quattro ettari che ospiterà una centrale fotovoltaica e un piccolo impianto a biogas”. “Per capire fino a che punto l’Italia stia facendo una scelta senza senso – ha detto Gianni Mattioli docente all’Università La Sapienza – basta osservare il comportamento della Germania. Su richiesta di gruppi di cittadini, l’Ufficio Federale per la Protezione dalle Radiazioni commissiona nel 2003 all’Università di Mainz un’ampia ricerca per fare chiarezza sul sospetto di un’elevato numero di casi di leucemie infantili in prossimità di centrali nucleari. I risultati della ricerca vengono resi pubblici nel 2008 e mettono in evidenza una significativa maggiore incidenza di tumori e di leucemie infantili: un incremento del 160% dei tumori embriogenetici e del 220% delle leucemie tra i bambini viventi entro 5 km da tutte le centrali nucleari tedesche, incremento che diminuisce in correlazione con l’aumento della distanza dall’impianto. L’EPR è una tecnologia non sicura, nonostante tutto quello che si dice. Non è solo un problema di costi e sicurezza, che per certi versi potrebbero già essere sufficienti per far desistere il nostro governo dal ritorno al nucleare. L’EPR non ha neanche risolto l’annoso problema delle scorie che nel caso del reattore francese sono addirittura più radioattive del solito a causa di un maggior arricchimento dell’uranio fissile (aumentato dall’ordinario 3,5% al 5%). Non ha risolto neanche il problema dell’approvvigionamento dell’uranio e della proliferazione nucleare: nonostante infatti possa utilizzare come combustibile una miscela di ossidi di plutonio e uranio (il cosiddetto MOX), continuerà a utilizzare l’uranio, in via di esaurimento, e a produrre plutonio, la nota materia prima per la costruzione di ordigni nucleari.


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