La parola ai prof

La scuola che nessuno racconta: il prossimo numero di Vita d? voce ai protagonisti di una sfida quotidiana La scuola che nessuno ci racconta. Quella di cui sono protagonisti ogni giorno migliaia di insegnanti appassionati del loro lavoro. Come Laura Fanciullo che da 20 anni insegna ai piccoli pazienti dell’ospedale pediatrico di Genova, che in questa intervista ci racconta la sua esperienza. E come molti altri, a cui Vita Non Profit Magazine d? spazio e voce nel numero in edicola da venerdì in un ampio dossier dal titolo "Orgoglio di classe". Se le ricorda tutte, le facce dei bambini ricoverati al Gaslini, la professoressa Laura Fanciullo. ?I nomi no, sono passati tanti anni, quasi 20?, dice. Vent?anni tra le corsie dell?ospedale dei bambini di Genova, un punto di riferimento per le patologie infantili più difficili, dove i piccoli restano allettati anche per un intero anno scolastico. Vita: In quali reparti lavora? Laura Fanciullo: Oncologia, Ortopedia e due Pediatrie, dove sono ricoverati soprattutto piccoli affetti da malattie gastriche e polmonari. Vita: Come si fa una lezione in corsia? Fanciullo: Vicino ai letti. Oppure, quando ? possibile, in una saletta in cui raduno quelli che possono alzarsi da letto. Vita: Abbastanza triste. Fanciullo: Molto meno di quanto si possa pensare. E? una sorta di lezione allargata, in un clima familiare: c?? la mamma che ascolta, a volte qualche amichetto delle elementari che resta per amicizia, qualche parente E? una bolla di evasione e di serenit? in mezzo alle preoccupazioni di quell?ambiente. Vita: Un?esperienza che si ? scelta o che ? capitata? Fanciullo: ? capitata. Rischiavo di perdere la mia cattedra e per restare mi consigliarono un anno al Gaslini, per poi rientrare nella mia scuola. Pensavo di non reggere e invece? Vita: Invece? Fanciullo: La sofferenza dei bambini ? una cosa che non accetti. Non ci fai mai l?abitudine. Eppure il mio lavoro ha degli aspetti compensativi. So che per alcune ore li distraggo dalla loro sofferenza, insieme alle loro mamme impegnate ad aiutarli nello studio. E poi ho vissuto una straordinaria crescita personale, con la soddisfazione di vedere che i loro progressi dipendono solo da me, non come in una classe in cui uno studente assorbe molteplici stimoli. E? fantastico vedere che a fine anno sanno fare una cosa che all?inizio non conoscevano. Vita: Come li approccia? Magari non hanno voglia di studiare? Fanciullo: ? vero. Ricordo una ragazzina russa che si girava dall?altra parte, non ne voleva sapere. Poi un giorno mi ha detto: ?Domani quando torni?? e allora ho saputo di averla conquistata. Vita: C?? qualche lettura che preferiscono? Fanciullo: Non ho mai insegnato con il pugno di ferro nemmeno in classe, ho sempre cercato di catturare il loro interesse con la mia passione. Adoro la storia, perci? quando faccio queste lezioni restano affascinati. Poi mi piace leggere Isaac Singer, che ? molto accattivante. Vita: Quanto ? difficile mantenere il confine tra professione e umanit?? Fanciullo: Non l?ho ancora imparato. Cerco di mantenere un distacco, ma ? impossibile: in ospedale, di fronte al dolore, sei senza barriere, ti apri subito. Ascolto, capisco, conosco. Tra le mie più care amiche in questi anni ho trovato proprio alcune mamme. Vita: Mai bocciato nessuno? Fanciullo: Una sola volta. Un bimbo iracheno, a cui avevo insegnato a parlare italiano durante la degenza. Quando a causa della guerra e delle sue condizioni la famiglia ha deciso di rifugiarsi in Italia, in completo accordo lo abbiamo fermato un anno per consentirgli di arrivare all?esame di terza media con qualche nozione in più. Adesso so che ? stato promosso. Vita: Una faccina che ha nel cuore? Fanciullo: S?, quella di un bimbo di piccola statura, ricoverato in ortopedia per un delicato intervento di allungamento degli arti. Era un vulcano di energia e simpatia. E aveva un sogno: incurante della sua struttura fisica, voleva fare il ballerino. Adesso fa il liceo artistico. E so che nella vita niente lo fermer?. (di Benedetta Verrini)


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