La TAC e? vecchia? Nei paesi poveri puo? salvare una vita

MILANO – Allungare la vita alle apparecchiature ospedaliere scartate ?per vecchiaia? dagli ospedali italiani pu? salvare i malati dei Paesi poveri. Questo l?appello del Banco informatico tecnologico e biomedico (Biteb): un ponte tra la domanda e l?offerta di macchinari da corsia, promotore del convegno ?Le tecnologie biomediche dismesse: da rifiuto a fattore di sviluppo? organizzato nell?ambito della fiera Tgo (Tecnologia e gestione ospedaliera) di Cremona. Sulla possibile seconda vita delle apparecchiature ?mandate in pensione? nelle nazioni più ricche – riferisce una nota – si sono confrontati le principali figure professionali del settore. Con l?obiettivo di colmare il ?drammatico divario tecnologico? fra le due met? del pianeta, grazie appunto al riciclo dei macchinari.Quattro anni – si legge nel comunicato – ? il tempo medio dopo il quale oggi una Tac in Italia ? ritenuta obsoleta, 6 anni per una Risonanza magnetica. Al contrario, nelle aree povere del mondo il problema non ? solo l?obsolescenza, ma anche la scarsit? o la totale assenza delle apparecchiature per la diagnostica e la terapia. In Africa, per esempio, un bimbo pu? ancora morire soffocato da un oggetto ingerito accidentalmente, solo perché gli ospedali sono sprovvisti delle speciali pinze per estrarlo. E una donna pu? scoprire troppo tardi di avere un cancro al seno per la mancanza di un ospedale con mammografo. Occorre dunque bilanciare le risorse. ?Si tratta di una sfida altamente complessa, da gestire con tecniche avanzate di project management?, avverte Paolo Lago dell?Associazione ingegneri clinici. Proprio per questo, precisa Elisabetta Pinciroli, responsabile Divisione biomedica del Biteb, il Banco opera ?grazie all?attivit? volontaria di esperti del settore, che affiancano le realt? bisognose per gli aspetti di carattere medico-progettuale e tecnico-logistico?, dice. In Africa, per esempio, un bimbo puo? ancora morire soffocato da un oggetto ingerito accidentalmente, solo perche? gli ospedali sono sprovvisti delle speciali pinze per estrarlo. E una donna puo? scoprire troppo tardi di avere un cancro al seno per la mancanza di un ospedale con mammografo. Occorre dunque bilanciare le risorse.?Si tratta di una sfida altamente complessa, da gestire con tecniche avanzate di project management?, avverte Paolo Lago dell?Associazione ingegneri clinici. Proprio per questo, precisa Elisabetta Pinciroli, responsabile Divisione biomedica del Biteb, il Banco opera ?grazie all?attivita? volontaria di esperti del settore, che affiancano le realta? bisognose per gli aspetti di carattere medico-progettuale e tecnico-logistico?, dice.Da due anni la Divisione biomedica del Biteb dona attrezzature a decine di ospedali in Africa, Medio Oriente, America Latina ed Est Europa, e numerose richieste sono in fase di valutazione. L?attivita? del Banco e? sostenuta inoltre dalle Istituzioni. Maria Elena Milano, della Direzione cooperazione internazionale della Regione Lombardia, evidenzia le politiche adottate dal Pirellone a sostegno delle attivita’ delle Onlus lombarde operanti nel settore: ‘Dall’ospedale agli ospedali’, ricorda, e’ il Bando di concorso con cui la Regione promuove iniziative volte a prolungare la vita delle apparecchiature biomedicali dismesse sul territorio lombardo, attraverso un percorso di solidarieta’ che abbina ai vantaggi sociali quelli ambientali legati al rinvio dello smaltimento di questi macchinari. Per Federico Cesari, coordinatore dei progetti Biteb, va considerata "anche la sostenibilita’ della donazione nel tempo. Infatti, nel contesto difficile dei sistemi sanitari meno avanzati, i riceventi devono essere messi in grado di eseguire in modo autonomo la manutenzione dell’apparecchio. Una criticita’ che il Banco affronta stringendo partnership con le aziende del settore, secondo un modello moderno di Corporate Social Responsibility".


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