L’acceleratore di particelle da record: servirà nella cura dei tumori

È appena stato ultimato nei Laboratori nazionali di Legnaro (Padova) e subito si è guadagnato il titolo di acceleratore di particelle da record. Perché riesce a produrre potenti fasci di neutroni, che serviranno in radioterapia e nella scienza dei materiali, senza usare un reattore nucleare, evitando quindi di generare scorie radioattive. Il tutto in una struttura di soli sette metri. Il superacceleratore si chiama RFQ (Radio Frequency Quadrupole) ed è stato progettato e realizzato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare, in collaborazione con l’azienda italiana Cinel. Il suo funzionamento è relativamente semplice: con onde radio simili a quelle emesse dai telefonini, ma ad alta intensità, si crea un flusso di protoni di grande potenza (oltre 200kW) concentrato in pochi millimetri quadrati, che a sua volta produce un fascio di neutroni ad alta energia. Questi neutroni ad alta energia possono essere usati, per esempio, nella cura di particolari tumori: si fanno assorbire dalle cellule cancerogene grandi quantità di boro e poi si bombardano con i neutroni fino a farle esplodere, preservando così le cellule sane vicine. “A breve saranno effettuati test clinici presso il Policlinico S. Matteo di Pavia sotto la guida del professor Giuseppe Zanoni” spiega a Panorama il fisico Andrea Pisent, responsabile del progetto. L’acceleratore è in grado anche di analizzare i residui radioattivi delle centrali nucleari già stoccati nei contenitori, per assicurarne la tenuta. “Nei prossimi decenni RFQ sarà principalmente impiegato come macchina stressante per verificare la robustezza degli acciai utilizzati nei futuri reattori a fusione nucleare calda, che dovranno sopportare condizioni fisiche estreme per produrre energia nucleare pulita” prosegue Pisent. Dopo una lunga gestazione, nei giorni scorsi i test svolti nei laboratori di Saclay, in Francia, hanno dato ottimi risultati: solo l’acceleratore di Los Alamos, un progetto per applicazioni militari negli anni ’90, ha raggiunto prestazioni simili. “Ciò fa ben sperare per futuri finanziamenti, importantissimi per passare dal prototipo alla realizzazione pratica” conclude Pisent.  (di Angelo Piemontese)


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