Le cure palliative viste da bambini

ROMA – Anche le "brutte malattie" possono diventare  favole se a scriverle ? un bambino che ne soffre. Proprio per sottolineare come sia non solo possibile, ma addirittura doveroso affrontare il tema delle terapie per le patologie infantili più gravi o dolorose ad aprire ieri a Roma il Convegno "Le cure palliative pediatriche: dalla legge al bambino" ? stata la favola scritta da un bambino "che una volta si ? ammalato di una brutta malattia", letta da un altro bambino, il piccolo attore Ruggero Valli gi? voce del pesciolino ‘Flounder’ nella Sirenetta III. L’evento organizzato dalla Fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio onlus vuole essere un momento d’incontro per migliorare l’assistenza dei bimbi che, per motivi diversi, hanno bisogno di ricorrere a cure palliative o terapia del dolore e la favola, liberamente tratta da una raccolta di storie scritte dai baby-pazienti ricoverati in ospedale, ? sembrato il modo migliore per introdurre un argomento così delicato ma fondamentale anche alla luce proprio di queste testimonianze. "Io preferisco raccontarvela così, visto che solo il ripensare alle terapie mi fa stare male. L’unico pensiero che non voglio cancellare dalla mia mente sono gli amici che erano ricoverati con me in reparto, con loro ho passato dei bei momenti, il mio amico preferito ? stato Gabriele ma Altea, Arianna, Mario e Valentina mi erano lo stesso simpatici", ricorda il piccolo autore di una delle favole presenti nella raccolta pubblicata da Aieop (Associazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica), Favole, Favole di Raffaello Cortina Editore. "Un giorno io e Gabriele ci siamo travestiti da tartarughe ninja con la carta igienica agli occhi, e con due matite ci facevamo le spade. Mi ricordo che quel giorno ci siamo fatti molte fotografie. Io e Gabriele eravamo molto amici, anche lui come me era malato di una brutta malattia e aveva avuto due ricadute, i medici non sapevano come curarlo". Alcuni degli amici dell’ospedale non ci sono più, ma il piccolo narratore, più fortunato, ricorda come "dopo aver finito i tre mesi di terapia andavo in ospedale ogni quattro giorni per fare dei controlli, poi una volta alla settimana e ora ogni mese. Forse – riflette – se avessi dovuto scrivere una favola di un bambino che va a scuola, va al mare e si diverte tanto con i suoi amici la favola sarebbe stata più bella e divertente, visto che quando sono guarito sono tornato il bambino più felice del mondo. Gli amici dell’ospedale non li frequento più – conclude – ma spero per loro che stiano bene e che del periodo del ricovero anche loro portano con se solo i ricordi più belli". Una speranza che potr? diventare realt? per un numero sempre maggiore di bambini col progredire delle ricerche se l’interesse intorno al problema delle cure palliative nei più piccoli continuer? ad essere mantenuto alto.


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