Leucemia linfoblastica acuta: dall’Italia una nuova ricerca per le recidive

Nuove terapie cellulari per combattere la leucemia linfoblastica acuta

Nuove terapie cellulari per combattere la leucemia linfoblastica acuta

Leucemia linfoblastica acuta: una ricerca italiana per vincere le recidive

Se da un lato il dato di guarigione dalla leucemia linfoblastica acuta attestato all’85% è un bel risultato dovuto alle terapie degli ultimi anni, dall’altro quel 15% di non guarigione pone la sfida alla ricerca che sta facendo in questo periodo grandi passi avanti.

Cellule CAR-T: cosa sono e come agiscono.

Il primo importante passo è stato fatto con la scoperta delle cellule Car T costruite grazie alla ingegneria genetica a partire dai linfociti T prelevati dal soggetto malato e in grado di innescare il processo di aggressione nei confronti di quelle cellule tumorali residue che varie terapie e trapianto non erano riusciti a distruggere.

Dagli anni ’80 dello scorso secolo gli studiosi di tutto il mondo hanno concentrato le loro ricerche su queste cellule, i risultati tuttavia sono arrivati solo nell’ultimo decennio e in Italia sono testimoniati dalle positive sperimentazioni dei ricercatori del reparto di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, come abbiamo anche noi documentato in questo articolo.

Cellule Carcik: una evoluzione delle cellule Car T.

La scoperta delle cellule cosiddetteCarcik è un ulteriore passo avanti. Praticamente una evoluzione della tecnica Car T che è stata oggetto di ricerca nel corso degli ultimi anni nei laboratori della Fondazione Tettamanti di Monza ed è stata coordinata dal Centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma con la collaborazione dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Cellule Carcik: la nuova sperimentazione.

La recente sperimentazione, svolta sia su bambini che su adulti affetti da leucemia linfoblastica recidivante, quindi su quel 15% di malati che non aveva vinto la malattia, ha ottenuto risultati veramente incoraggianti che sono stati riportati in un paper pubblicato sul Journal of clinic investigation.

Sicuramente hanno contribuito a questi positivi risultati sia un minor grado di tossicità riscontrata a seguito del trattamento di infusione nel paziente delle cellule Carcik, sia la semplificazione delle procedure che ha ridotto i tempi tecnici di attesa nella somministrazione della cura, agendo così più tempestivamente sul tumore.

Fa parte di questa semplificazione anche la possibilità di ottenere i linfociti T non più prelevandoli necessariamente dal bambino malato, come accadeva nella precedente tecnica Car T, bensì da qualunque soggetto sano donatore compatibile.

Infine, va segnalata la riduzione dei costi di produzione della tecnica Carcik, che consentirà una maggiore possibilità di intervento su un maggior numero di pazienti.

Per chi voglia saperne di più su questo importante percorso di ricerca per combattere la leucemia linfoblastica recidivante invitiamo anche visitare i progetti di ricerca portati avanti dal Comitato Maria Letizia Verga.

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