Leucemia; raddoppio sospetto in bambini Iraq da 1993

ROMA – In Iraq i casi di leucemia nei bambini sono piu’ che raddoppiati in 15 anni, in particolare in una zona che e’ stata piu’ volte teatro di guerra. C’e’ il sospetto che l’aumento vertiginoso dei casi sia riconducibile a qualche ‘veleno della guerra’, ovvero all’esposizione a uranio impoverito o altre sostanze legate al conflitto, oppure all’esposizione al petrolio dopo l’esplosione di condotte nella zona di guerra. La segnalazione arriva da un lavoro pubblicato sull’American Journal of Public Health da esperti di due universita’ irachene e dell’Universita’ di Washington, diretti da Amy Hagopian. Gli esperti hanno documentato solo nella provincia di Basrah, nel Sud dell’Iraq, 698 casi di leucemia in bambini di 0-14 anni in un periodo di 15 anni (1993-2007), con un picco di 211 casi nel 2006. E’ emerso che l’incidenza di questo tumore pediatrico in questa zona e’ divenuta molto piu’ alta di quella europea e degli Stati Uniti e anche di quella del vicino Kuwait. ”Si e’ passati da un’incidenza di 3 casi per 100.000 nella prima parte del nostro studio – dichiara Hagopian – a un tasso di circa 8,5 casi per 100 mila alla fine”. Si tratta di frequenze elevate, basti pensare, rileva
Hagopian, che i casi nell’Unione Europea e negli Stati Uniti sono rispettivamente di 4 e 5 per 100.000. Invece il Kuwait riferisce un tasso di circa 2 per 100.000, l’Oman tassi tra 2 e 3 per 100.000, a seconda del sesso del bambino. Basrah e l’area limitrofa densamente popolata, che include terre coltivate ma anche zone petrolifere, sono zone divenute teatro di guerra devastato da tre conflitti: la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, la prima invasione americana nel 1991 e la seconda guerra del golfo nel 2003. Il sospetto e’ che i bambini siano stati esposti a sostanze nocive, pesticidi, uranio impoverito delle munizioni, o ai fumi di petrolio dopo l’esplosione di condotte. Studi di confronto tra lo stato (esposizione, condizioni di vita) di bimbi sani e malati di quelle zone diranno se sono state anche le conseguenze delle guerre ad aumentare la diffusione di questa malattia pediatrica.


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