L?operazione di tumore, un breve ricovero in ospedale e poi a casa.

L?AQUILA – Assistiti dagli stessi medici della corsia. Cure a domicilio per accelerare la ripresa del paziente, per rendere più facile l?accettazione delle cure e, non ultimo, per far risparmiare il servizio sanitario nazionale. Un progetto pilota, una rottura con la ?tradizione? sanitaria, una rivoluzione che L?Aquila ha silenziosamente trasformato in realt?. Siamo al servizio di Oncologia medica dove si ? deciso di lavorare per un obiettivo: far tornare i malati a casa prima possibile.E ci sono riusciti. Grazie alla costituzione di una onlus, ?L?Aquila per la vita? formata da diverse anime. Da quella dell?ospedale, da quella dei volontari, dai muscoli e dalla lucidit? di gran parte della città. I muscoli più gagliardi? Quelli dei giocatori dell?Aquila Rugby che, con il marchio della onlus, ci scendono anche in campo. ?Il cancro ? una guerra – urlano medici e sportivi – noi combattiamo, tu puoi aiutarci?. Scandiscono slogan i giocatori nero-verdi: ?Le partite difficili giochiamole in casa?.Entri nell?ospedale, sali al servizio di oncologia e scopri un?insolita alchimia tra il pubblico e il volontariato. Trovi le locandine degli spattacoli messi su per raccogliere fondi, trovi i trofei della squadra di rugby, trovi le automobili regalate dalla Polizia di Stato per l?assistenza domiciliare, trovi le foto dei carabinieri che si spendono per l?associazione. Trovi i pazienti che raccontano quanto sia confortante restare a casa per un prelievo e anche per tanti altri piccoli e grandi interventi.La ?rivoluzione? sta nel fatto che qui non si organizza una normale assistenza a domicilio. Qui si ? deciso di far diventare l?abitazione del paziente il proseguimento dell?ospedale. Tre oncologi, uno psicologo, sei infermieri, 4 consulenti (neurologo, diabetologo, infettivologo, ecografista): ecco la squadra che scende in campo ed entra nei salotti. ?Per non far sentire il malato abbandonato – spiega Giampiero Porzio che guida il gruppo degli oncologi in corsia e a domicilio – per limitare al minimo la degenza in ospedale. Nel 16[%] dei casi andiamo dal malato tutti i giorni, nel 64[%] a giorni alterni e nel 18[%] una volta a settimana. La maggior parte dei nostri pazienti, analizzando i dati da agosto 2006 a dicembre 2007, sono colpiti da cancro all?apparato digerente, seguiti dal tumore alla mammella, del pancreas, della prostata e quelli ginecologici?. Risultato pratico: i ricoveri si sono accorciati di quasi il 40[%], con relativi abbassamenti dei costi. I pazienti non devono sborsare una lira, ovviamente. ?Riuscire a fare le ecografie a casa – aggiunge Porzio – significa evitare gli spostamenti ai pazienti, significa semplificare le procedure e permettere una maggiore aderenza alla cura da parte del malato. Nella stragrande maggioranza dei casi l?assistenza domiciliare ? destinata solo a malati in fase terminale che hanno bisogno, essenzialemte, di terapia del dolore o cure palliative. Noi, a questo gruppo, abbiamo aggiunto anche tutti gli altri e i risultati medici ci sono tutti?.Fuori, nel corridoio, i familiari dei pazienti. Li senti parlare e ti rendi conto che il loro rapporto con la sanit? ? molto diverso da quello che, normalmente, percepisci se ti metti in fila allo sportello di una Asl o ti siedi su una panca davanti alla porta di un ambulatorio. Il poter tornare a casa, il riuscire ad allestire un piccolo ospedale nella propria camera da letto si trasforma, nelle loro parole, in una vera terapia. A loro poco importa che il manager dell?ospedale riesca pure a far quadrare meglio i conti puntando sui muscoli dei gloriosi rugbisti e la musica dell?Istituzione sinfonica abruzzese. A loro, e lo ripetono, interessa solo che la mamma, il marito o il figlio possano girare per casa con la flebo, possano contare sulla visita quotidiana dei medici, possano avere un numero di telefono da chiamare quando il panico stringe la gola e quando qualcosa non va per il verso giusto.


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