Medico azzurri, 41[%] italiani non muove un dito

MILANO – Sono piu’ di 17 milioni gli sportivi in Italia, ma solo 3,5 milioni sono coloro che fanno ‘agonismo’, tesserati di qualche federazione. In compenso, c’e’ un 41[%] che proprio non muove un dito, non fa nemmeno un minuto di attivita’ fisica, che invece e’ basilare per prevenire molte malattie e dovrebbe essere ‘prescritta’ dai medici alla stregua di un qualsiasi farmaco. Ne e’ convinto Marcello Faina, direttore del Dipartimento di Scienza dello sport dell’Istituto di Medicina e Scienza dello sport del Coni, che oggi, a Milano, ha messo in guardia anche coloro che, con l’arrivo delle vacanze estive, magari sull’entusiasmo delle imprese olimpiche di Pechino, senza un’adeguata preparazione chiedono troppo al loro fisico. Cosi’ una sfida di beach volley fra scapoli e ammogliati sulla spiaggia puo’ finire con strappi, distorsioni, slogature, ematomi e altri inconvenienti, curabili in genere con farmaci di automedicazione responsabile (dagli antinfiammatori ai cerotti, alle buste del freddo). Ma per Faina, che mercoledi’ prossimo partira’ per Pechino quale responsabile della struttura sanitaria di supporto per gli atleti azzurri alla sfida olimpica, il problema sta a monte, proprio nello stile di vita di 25 milioni di italiani sedentari per 11 mesi all’anno. ”Eppure – spiega – oggi tutti sanno che l’attivita’ fisica difende da malattie importanti quali diabete e obesita’, cardiopatie e tumori: nella prevenzione del cancro del seno e del retto, ad esempio, il 30[%] e’ dovuto alla buona attivita’ fisica”.    Secondo il medico dello sport, in Italia c’e’ un deficit di informazione e di formazione. ”Nelle scuole l’educazione fisica – afferma – non puo’ essere relegata a due ore la settimana”. E’ vero che piu’ del 60[%] dei bambini fra 9 e 11 anni oggi fa sport, ma e’ anche aumentato di 5 volte, negli ultimi 50 anni, il tempo che questi bambini passano seduti, davanti al computer piuttosto che alla play station. Allora, la sola attivita’ sportiva (3 volte la settimana in piscina) non e’ in grado di contrastare la sedentarieta’ dell’intera settimana”. A parte la scuola e i genitori, anche i medici di base, i pediatri, i geriatri, per Faina, hanno le loro responsabilita’ in questa mancanza di informazione: ”Dovrebbero ‘prescrivere’ l’attivita’ fisica – dice – come fosse un farmaco. Ma da una indagine su pazienti diabetici, per i quali e’ molto importante fare attivita’ fisica, e’ emerso che se la loro fidelizzazione sul farmaco e’ del 95[%], quella sull’attivita’ fisica e’ solo del 17[%]. Significa che per un po’ la fanno, poi smettono. E’ perche’ qualcuno non glielo ha spiegato bene”. Al contrario, Faina cita un’altro studio svolto in una cooperativa sociale di anziani, a cui fu ‘somministrata’ una banale attivita’ fisica per due mesi, ”al termine dei quali non erano migliorati solo i parametri fisici dei soggetti, ma anche la loro autostima: essi si trovavano ‘piu’ belli”’.

 


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