Mettiamo il cancro sotto assedio di Umberto Veronesi

L’ambiente agisce sul nostro patrimonio genetico. E lo danneggia. Anche se le cellule si difendono. Occorre scoprire le cause di questo processo per sconfiggere i tumori. ? la nuova scommessa dell’oncologia Dall’infinitamente grande del mondo in cui viviamo all’infinitamente piccolo delle cellule che costituiscono il nostro organismo. Dell’ambiente da difendere e da salvare facciamo parte anche noi, e quest’anno la Giornata per la Ricerca sul Cancro (9 novembre) ? dedicata alle relazioni che ci sono tra il macroambiente, cio? tutto ci? che ci circonda, e l’ambiente cellulare, detto anche microambiente.
La Firc e l’Airc, la Fondazione e l’Associazione per la ricerca sul cancro, dopo aver approfondito nelle passate edizioni gli aspetti genetici della malattia, con il tema scelto quest’anno pongono domande cruciali. Che relazioni ci sono tra l’ambiente esterno e il nostro stato di salute? ? vero che molte malattie, il cancro per primo, dipendono anche da lesioni del Dna provocate da cause ambientali?
Io non sono tra coloro che insistono a diffondere l’immagine di un mondo avvelenato e prossimo al tracollo, ma penso che nell’era della scoperta del genoma dobbiamo assolutamente cercare di capire in che modo l’ambiente esterno agisce sul nostro patrimonio genetico, e quali rischi ci sono. Se ? vero che il tumore ? un male antico, diffuso prima della nascita delle industrie, ? anche vero che all’inizio del XX secolo solo tre persone su cento morivano di cancro, mentre oggi sono diventate 35. Questo aumento di mortalit? ? dovuto certamente al fatto che viviamo più a lungo e che abbiamo debellato le malattie infettive come il vaiolo e il tifo, che di quando in quando decimavano le popolazioni. Tuttavia la causa va ricercata anche nella presenza di molte sostanze cancerogene nell’ambiente in cui viviamo. Soltanto parecchio tempo dopo averle prodotte (un esempio per tutte ? l’amianto) l’uomo scopre che sono cancerogene. Non ? facile neppure oggi, dopo anni di ricerche, avere prove sicure della loro natura cancerogena, soprattutto quando si disperdono nell’atmosfera. Ma l? dove esse sono concentrate ? dimostrato che ci espongono a gravi rischi. Oggi si parla di ‘modello di sviluppo sostenibile’, cio? tale per cui la societ? sia in grado di sostenerne le conseguenze, e si disegna un processo d’industrializzazione consapevole dei limiti oltre i quali ? troppo rischioso procedere, perché viene messa a repentaglio la salvaguardia dell’uomo e del suo habitat. Ma l’ambiente, dal punto di vista della salute, non ? soltanto l’aria che respiriamo, la città con isole pedonali, il verde urbano. Ambiente, nella dinamica oncologica, ? un concetto più ampio che comprende tutto il nostro vivere: il cibo, l’acqua, il vestiario, gli stessi farmaci con cui ci curiamo. A confondere le piste c’? il fumo. Che provochi tumori ? più che accertato, ma dato che il fumo ? un’abitudine tanto diffusa, come si pu? valutare in maniera distinta il contributo di altre sostanze, presenti in deboli quantit?, nell’apparizione di tumori influenzati dal tabacco? Ecco un problema tutt’altro che semplice da risolvere. Le interazioni tra ambiente esterno e ambiente cellulare sono attualmente al centro delle ricerche dei biologi molecolari, e queste ricerche hanno cominciato a svelare i meccanismi dell’aggressione alle cellule. Un’aggressione che segue varie strade. Certi contaminanti danneggiano direttamente il Dna cellulare, altri per colpirci utilizzano strategie diverse, insidiose perché imitano, per mimesi, meccanismi fisiologici. ? il caso del Bpc (bifenile policlorato), di pesticidi come l’atrazina, o di prodotti che entrano nella composizione di alcune materie plastiche, come il bisfenolo A e gli ftalati. Presenti nell’ambiente, anche se in quantit? non eccessiva, passano ovviamente negli alimenti. Sono molto persistenti, e una volta assorbiti da organismi viventi vi si accumulano imitando l’azione degli ormoni naturali. Sono stati chiamati ‘perturbatori endocrini’, e hanno degli effetti sorprendenti. Per esempio, possono indurre la femminilizzazione nei pesci maschi, o alterare lo sviluppo dell’apparato riproduttore in altri animali. Poich? ci sono tumori ‘ormono-dipendenti’, ? inquietante sapere che questi imitatori possono nuocere al buon funzionamento di ormoni importanti implicati nello sviluppo di talune forme tumorali. Il tumore, in s?, ? un sistema. Si ? scoperto ormai che per nutrirsi crea nuovi vasi sanguigni (angiogenesi), sfruttando un meccanismo che serve normalmente alla guarigione delle ferite; si avvale dei mediatori dell’infiammazione (in particolare le cosiddette citochine), utilizzandoli come benzina e quindi dirottandoli dalla loro funzione di difesa; inganna il sistema immunitario mettendo ko i linfociti che dovrebbero eliminare le cellule tumorali. ? tanto ‘sistema’, il tumore, da creare in molti malati, compresa la grande giornalista Oriana Fallaci, la comprensibile angoscia di un nemico, con la sua personalit?, insinuatosi nel corpo. Ma per fortuna qualsiasi insulto ambientale, per indurre una trasformazione maligna della cellula, deve agire direttamente sul Dna. E la genetica sta dimostrando che il Dna non ? poi così fragile agli insulti esterni come ce lo potrebbe far apparire un ambientalismo estremizzato e sostanzialmente pessimista. No, il Dna si difende, e ripara immediatamente i danni. Il ‘Dna Repair’ ? un capitolo affascinante che ci ripropone in termini scientifici l’antica intuizione medica sulla ‘vis sanatrix naturae’, la forza risanatrice della natura (vedi box di pagina 64). Pochi sanno che il nostro Dna viene continuamente attaccato e lesionato. Nelle cellule umane, sia le normali attivit? metaboliche che i fattori ambientali possono causare danno al Dna. Questo danno si verifica a un tasso che varia da mille a un milione di lesioni molecolari al giorno. ? una cifra da brivido? No, perché costituisce solo una piccolissima percentuale sui tre miliardi di paia di basi del genoma umano, presenti in ogni cellula e l’organismo provvede in continuazione a riparare le lesioni. Si tratta di una vera e propria gara: se la velocit? del danneggiamento del Dna supera la capacit? di riparazione della cellula, la cellula pu? essere sopraffatta ed evolvere in tre modi. Cio? possono: arrivare a uno stato di sonno irreversibile, detto senescenza; programmare la propria morte (apoptosi); oppure trasformarsi in cellula maligna, innescando il processo tumorale. L’organismo vivente più veloce nella riparazione del suo Dna ? un batterio indicato nel Guinness dei primati come il batterio più resistente al mondo, il Deinococcus radiodurans. Perci? si ? meritato dai biologi un soprannome lusinghiero: Conan il batterio. Si vanno scoprendo molte cose, tra cui il fatto ormai accertato che l’assetto del Dna favorisce o contrasta l’insorgenza di un tumore. Con una ricerca finanziata anche dalla Firc, e condotta nel campus scientifico Ieo-Ifom, questa estate un gruppo di ricercatori guidato da Bruno Amati, un mio collaboratore dell’Istituto europeo di Oncologia, ha scoperto Tip-60, un gene oncosoppressore la cui presenza riduce il rischio di sviluppare il tumore del seno. La scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale ‘Nature’ il 29 agosto, ha importanti ricadute per la programmazione della terapia dei tumori della mammella, perché la perdita di Tip-60 ? una caratteristica di un particolare gruppo di tumori, quelli più gravi e resistenti ai trattamenti. La misurazione di Tip-60 all’insorgenza del tumore fornir? quindi al medico una preziosa informazione sull’andamento del tumore in quella paziente, consentendo quindi un trattamento personalizzato. Studi futuri si concentreranno sulla relazione tra Tip-60 e la risposta alle cure. ? infatti probabile che i tumori nei quali si osserva una perdita di Tip-60 rispondano alla terapia in modo diverso da quelli in cui il gene funziona normalmente, proprio per la funzione del gene come controllore del Dna. La speranza futura ? quella di terapie che utilizzano le conoscenze sulle lesioni del Dna per creare nuovi farmaci diretti sulle cellule che hanno tali lesioni e che divengono quindi un bersaglio specifico. Un futuro non troppo lontano.


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