No profit, eppure produce

Per il no profit italiano la fine del 2009 è stata segnata dal fantomatico EAS, un modello di questionario, previsto dall’art. 30 del D.L. 185/09 che rappresenta in pratica un censimento di tutte le organizzazioni del "Terzo Settore". Perché? A cosa serve, e a chi? E poi quanti lo conoscono? Per capire cosa sta avvenendo anche in campo legislativo e governativo, bisogna fornire alcuni dati prima di fare delle piccole riflessioni. Quindi un Terzo Settore che produce servizi, valore economico e benessere sociale, un settore non “terzo”, ma vitale, in quanto motore della solidarietà nazionale, un fondamento del nostro Paese.
E lo Stato? Al momento non se ne occupa molto. Poche indagini, sempre datate, convegni e studi rarissimi e poco pubblicizzati. Quest’anno solo il Presidente Napolitano ha voluto dare uno spazio istituzionale al volontariato con la Giornata Mondiale, invitando alcune associazioni (tra cui Peter Pan) lo scorso 4 Dicembre al Quirinale.
Da anni, invece, nonostante si parli molto di sussidiarietà, poco si fa per trarre vantaggio dal potenziale valore del no profit italiano. Solo ultimamente sono state proposte due iniziative governative per aiutare il buon "associazionismo": la cosiddetta "Più dai e meno versi" che costituisce solo un incentivo per chi dona alle organizzazioni no profit (ma non è certo l’equivalente anglosassone) e infine il 5 per Mille, che non si vuole però consolidare ma anzi limitare rispetto alle intenzioni iniziali. Ogni anno, infatti, questa misura viene messa in discussione, e le associazioni non possono di conseguenza pianificare le loro attività su una base così incerta. Ma si noti che si parla sempre di delegare ai cittadini: prima come volontari che donano tempo ed energie, poi come finanziatori diretti.
Ora l’EAS vuole dare giustamente un quadro completo e chiaro del mondo no profit, o almeno di una parte di esso, sebbene esistano già i registri nazionali e regionali. Occorrerebbe tuttavia consolidare anche il 5 per Mille, nonché riconoscere maggiori incentivi a chi dona e finanzia il volontariato e il Terzo Settore, ed infine investire di più sull’Agenzia delle Onlus, ottimamente guidata dal Prof. Zamagni, ma con pochi mezzi e scarsi poteri.

 La nuova scheda: cos’è e a cosa serve

Il modello EAS, così denominato, tanto atteso quanto temuto, previsto dall’art.30 del D.L. n.185/09 (convertito, con modificazioni, dalla L. n. 2/09), è stato introdotto con provvedimento dell’ Agenzia delle Entrate il 2 settembre 2009, con lungo ritardo rispetto alla scadenza originaria del 31 gennaio 2009. I timori percepiti dalle realtà operanti nel terzo settore e manifestati in occasione della stesura della norma, non sono stati disattesi in quanto il modello – costruito sotto forma di questionario – si propone di realizzare un vero e proprio censimento delle realtà di tipo associativo operanti nel mondo no profit.
La dichiarazione è composta da ben 38 punti, di non facile comprensione, alcune molto complessi. L’invio del modello avrebbe dovuto essere effettuato entro il 30 ottobre scorso, ma le molte obiezioni avanzate da tutti gli enti del Terzo settore hanno suggerito all’Agenzia delle Entrate di istituire un tavolo tecnico per affrontare le problematiche emerse. Per questo motivo la presentazione del modello è stata rinviata in prima istanza al 15 dicembre e successivamente all’ultimo giorno dell’anno. Il 31 dicembre 2009 è stato quindi il termine ultimo per la presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi con l’obiettivo di raccogliere informazioni utili per contrastare l’uso dello strumento associativo al solo scopo di usufruire delle agevolazioni che le norme fiscali prevedono per questo tipo di soggetti.
La materia su cui l’amministrazione finanziaria vuole veder chiaro è la "decommercializzazione" dei corrispettivi pagati dai soci per la fornitura di beni o di servizi pertinenti allo scopo dell’associazione. In sintesi il ministero dell’Economia conta di recuperare una cifra imprecisata di entrate fiscali, scoprendo associazioni (per lo più culturali, sportive dilettantistiche e di formazione) che non sono in regola e che nascondono l’esercizio di una vera e propria attività commerciale. Il mancato invio della comunicazione comporterà la perdita delle agevolazioni fiscali su I.V.A. e imposte sui redditi. Dall’invio del questionario sono escluse le Onlus, di opzione e di diritto, le associazioni di volontariato, gli enti ecclesiastici, le fondazioni.
Lorenzo Portento