Pelicci, scienziato umbro che studia la ?P.21?

PERUGIA – Giuseppe Pelicci e’ direttore del dipartimento di oncologia sperimentale dell’istituto europeo di Milano; e’ un umbro, eugubino doc (di Semonte di Gubbio) molto legato alla sua terra e alle tradizioni come lo e’ la Corsa dei ceri. E’ lui lo scienziato che insieme a ricercatori non solo italiani, studia come combattere il tumore e che ha recentemente reso noti i risultati dei suoistudi sulla molecola P.21, responsabile del tumore, pubblicati sulle riviste specializzate. Colpendo questa cellula definita ”madre” si possono bloccare le cellule malate che muoiono. Prima di questa scoperta, si pensava alle cellule tumorali come cellule ”impazzite” che si rigeneravano velocemente. Pelicci e’ stato intervistato dalla Rai Tre; ha detto che per la ricerca in Italia si fa ”un po’ il minimo indispensabile; si potrebbe e si dovrebbe fare un po’ di piu’. C’e’ bisogno di piu’ finanziamenti ovviamente, lo sappiamo un po’ tutti, ma c’e’ anche bisogno di dedicare attenzione alla ricerca di cambiare il modo in cui e’ organizzata, di crederci un po’ piu’ ed investirci”. Il prof. Giuseppe Pelicci ha parlato della molecola P.21 che ”si attiva nei tumori, in particolari nelle cellule staminali dei tumori, che sono le cellule mamme dei tumori e ne impedisce lo invecchiamento. Colpendo questo tipo particolare di cellule che sono appunto le cellule madri si puo’ colpire il tumore. La novita’ di questa scoperta e che noi pensavamo – ha aggiunto Pelicci – che i tumori fossero tutti composti da cellule che proliferano e crescono un po’ all’impazzata, mentre queste cellule mamme sono cellule che crescono poco, proprio per riparare i danni, e grazie a cio’ diventano immortali. Questo e’ un po’ il motivo per cui le terapie non erano cosi’ efficaci, perche’ erano contro le cellule proliferanti ”. Speranze per la cura dei tumori quindi ci sono; ”piu’ conosciamo, piu’ impariamo a conoscere – ha concluso lo studioso eugubino – e le esperienza ci insegna che quando si conoscono le basi di una malattia, si possono immaginare le cure e quindi io guaderei con un po’ di ottimismo il futuro”.


Articoli Correlati