Potenti e precisi: i protoni sanno attaccare i tumori più difficili

Conto alla rovescia per il centro Ieo: aprirà nel 2020

sara ricotta voza

Protoni al posto dei raggi X. Si chiama protonterapia ed è la punta più avanzata della radioterapia ad alta precisione. Dal 2020 si potrà fare all’Ieo di Milano, dove si sta costruendo l’«Ieo Proton Center», il primo in un centro Irccs oncologico italiano.

Un grande investimento – 40 milioni – che porterà l’Italia tra i Paesi, ancora relativamente pochi al mondo, che possono offrire questo innovativo approccio terapeutico. Destinatari fino a 800 nuovi pazienti all’anno, mentre i primi candidati saranno quelli con tumori che, per sede o tipologia, non possono essere trattati con altre forme di radioterapia: si parla di 7mila-10mila persone costrette oggi ad andare all’estero o a rinunciare alla cura. Un bisogno urgente del Paese, quindi, riconosciuto anche dal ministero della Salute che ha da poco inserito la protonterapia nei «Lea», i «Livelli essenziali di assistenza».

I VANTAGGI

Ma perché la protonterapia è preferibile alla radioterapia convenzionale? «Perché è una forma superiore di radioterapia – spiega Roberto Orecchia, direttore scientifico Ieo e docente di Radioterapia all’Università di Milano -: grazie alle proprietà fisiche dei protoni la metodica permette, rispetto a quella convenzionale con fotoni, di risparmiare meglio i tessuti sani circostanti e di convogliare una dose maggiore di energia sul tumore».

Il primo vantaggio è legato alla caratteristica di queste particelle pesanti di rilasciare la dose in modo preciso e circoscritto alla massa tumorale, mentre nella radioterapia convenzionale la parte sana che riceve radiazioni ha un volume più ampio. Ciò significa risparmiare organi vicini importanti come il cuore, nel caso di tumori toracici e nel tumore alla mammella sinistra, e di evitare la cecità in caso di tumori del cervello. Un altro vantaggio si ha nell’oncologia pediatrica, perché la possibilità di irradiare il bambino in maniera limitata riduce il rischio di sviluppare un secondo tumore indotto dalle radiazioni. Infine il trattamento – che va dalle 2 alle 8 settimane – si effettua ambulatorialmente senza bisogno di ricovero: dura al massimo 2 minuti ed è indolore.

GLI OBIETTIVI

Per quali tumori la terapia è particolarmente indicata? Come accennato, le indicazioni tipiche sono i tumori pediatrici, quelli toracici, oculari e cerebrali. I «Lea» ne indicano 10, tra cui le recidive che richiedono il ritrattamento di un’area precedentemente sottoposta a radioterapia.

COME FUNZIONA

La macchina consiste di tre parti. Nel Ciclotrone i protoni vengono accelerati fino a una velocità pari a metà di quella della luce, poi il flusso viene concentrato in fasci e trasportato fino alla sala trattamento («Gantry»), dove vengono rilasciati sul tumore del paziente. L’accelerazione genera nei protoni un’energia che raggiunge i 230 MeV (megaelectron volts) rispetto ai 30 della fotonterapia.

la storia

I protoni furono scoperti nel 1919 da Ernest Rutheford – che vinse il Nobel – ma i primi trattamenti cominciano solo negli Anni 50 a Uppsala e a Berkeley, poi ad Harvard nei 60. Nei 70 vengono trattati pazienti anche in Giappone e Germania, ma per il primo centro clinico per la protonterapia bisogna aspettare il 1990, con l’apertura di Loma Linda, negli Usa, e per il secondo il 2001 con quello di Boston. Tempi lunghi, dovuti, come è avvenuto sempre per tutte le nuove tecnologie di cura, ai costi molto alti.

I CENTRI NEL MONDO

Oggi la protonterapia è al centro dell’interesse scientifico internazionale e i centri si moltiplicano in tutti i Paesi ad alto tasso di sviluppo come Usa, Cina, Giappone. In Europa ci sono 11 centri in costruzione e 7 in pianificazione, di cui uno è quello dell’Ieo. Il Paese leader è la Germania, seguono Francia, Austria, Svizzera e Italia, che può contare già sul centro di adroterapia di Pavia, su un altro a Trento e, a Catania, sui Laboratori dell’Istituto di fisica nucleare per le patologie dell’occhio.

Dal 2020, quindi, si aggiungerà Milano con il primo centro clinico dedicato. «La protonterapia non sostituirà la radioterapia – precisa Orecchia – ma ne integrerà l’azione terapeutica. I principali studi clinici del mondo stanno confrontando l’efficacia delle due metodiche e anche l’Ieo, facendo tesoro del suo patrimonio di ricerca e clinica in radioterapia, parteciperà alla definizione degli standard».

lastampa.it 20.7.17


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