Roberto Tonelli: il ricercatore della molecola

Non volevo diventare un soldatino?. Ecco perché Roberto Tonelli, ricercatore del Centro di oncologia ed ematologia pediatrica Lalla Seragnoli dell’ospedale Sant’Orsola, ha detto no a una ricca proposta di lavoro in un grossa casa farmaceutica. Ha 38 anni, una moglie e tre figlie che durante l’intervista fa vedere sullo schermo del suo computer. Tonelli, insieme al suo gruppo di ricerca, diretto dal professor Andrea Passion e formato da 18 ricercatori e 8 studenti dell’università di Bologna, sta cercando un modo per sconfiggere i tumori infantili. Che differenza c’è nell’attività di ricerca svolta per un centro legato all’università o per una casa farmaceutica? Le grosse case farmaceutiche fagocitano realtà più piccole e più promettenti con l’esca dei soldi, ma cambiano la loro identità e trasformano i ricercatori in soldatini. La ricerca viene gerarchizzata e c’è un forte condizionamento economico. Di che tipo? Questa struttura di ricerca ha costi molto alti per cui si cercano medicinali che possano avere molti clienti. Il tumore infantile, che rappresenta il 3[%] di tutti i tumori, non è certo conveniente: ecco perché tutti i farmaci specifici sono detti orfani, cio? non finanziati dalle case farmaceutiche. Quindi la ricerca viene condizionata? Certo, ora per un farmaco si spendono 900 milioni di euro. Se si cambiasse il metodo di ricerca i costi si abbasserebbero. Che metodo propone?Le cure devono essere più specifiche. Se ci fossero piccole unit? che si specializzano nella cura di singoli rami della malattia, i costi diminuirebbero e si potrebbe avere una miglior efficacia dei farmaci. Il vostro laboratorio ha presentato una molecola che potrebbe essere in grado di sconfiggere un terzo dei tumori infantili tra cui il rabdosarcoma, il neuroblastoma e il medulloblastoma. Come funziona?Nei più aggressivi tumori pediatrici si attiva un gene che nelle cellule sane ? spento. Abbiamo quindi cercato una molecola simile al DNA che agisce solo nelle cellule tumorali bloccando questo gene. La molecola non ha controindicazioni e sembra molto efficace, potrebbe sostituire o ridurre l?uso delle attuali terapie aggressive, come la radioterapia. Quando potr? essere usata?Sono sei anni che ci lavoriamo. Tra 18-24 mesi dovrebbe finire la fase pre-clinica, poi inizier? quella clinica, in cui il farmaco verr? testato sugli ammalati.A proposito di costi, avete avuto finanziamenti pubblici?I fondi del Ministero dell?universit? e quello della salute sono assolutamente insufficienti. Noi viviamo grazie alle donazioni che ci vengono fatte tramite le associazioni e le fondazioni.Quali sono le associazioni che vi sostengono?Ageop, cio? l?Associazione genitori ematologia e oncologia pediatrica, poi ci sono la fondazione Carisbo e la fondazione Neuroblastoma di Genova. E naturalmente l?Airc, cio? l?Associazione italiana ricerca sul cancro.E la Comunità europea? La Comunità europea dà molti soldi per la ricerca ma non è semplice averli, perché i fondi vengono dati ai singoli progetti. Bisogna andare a Bruxelles a presentare la ricerca a varie persone sperando di essere inseriti tra i destinatari. Questo sistema favorisce il lobbismo.Che progetti avete per il futuro?Sicuramente portare a termine la sperimentazione della molecola. Poi vorremmo trovare il gene che causa la leucemia acuta infantile e cercare una molecola in grado di sconfiggerlo.Come è arrivato al Centro di ricerca di ematologia ed oncologia pediatrica?Per caso. Dopo la laurea in scienze biologiche, ho fatto il dottorato. Ero nel laboratorio di istologia, che si occupa di ricerca di base sulle cellule, quando ho cominciato a cercare fondi per acquistare un macchinario molto costoso per analizzare il DNA. Il professor Bagnara, con cui lavoravo, mi ha consigliato di contattare il professor Paolucci, del centro di oncologia pediatrica, perché avrebbe potuto attivare una buona rete di ricerca dei fondi. Cos? ? stato. Ho cominciato ad andare in giro a cercare consensi tra i professori, poi andavo dal professor Paolucci per fargli il resoconto. Mi aveva anche soprannominato ?mastino? perché stavo sempre davanti alla sua porta ad aspettarlo. Ha trovato i soldi per il macchinario?S?, solo che alla fine il professor Paolucci ha voluto che fosse messo al centro di oncologia pediatrica. Il mio professore a quel punto mi ha detto di venire a lavorare qui con Paolucci e io ho accettato. Cosa pensa dell?ambiente di ricerca di Bologna?Ha grandi potenzialit? inespresse. E pecca di presunzione.In che senso?Si vive del prestigio di essere l?universit? più antica. C?? molto particolarismo e una scarsa collaborazione. Spesso non si ha un orizzonte alto: ci si paragona con i laboratori dirimpettai, invece che con i centri più importanti del mondo.Cosa potrebbe essere utile per migliorare le cose?Sicuramente una maggiore collaborazione mettendo in comune, per esempio, le attrezzature utili in più settori.Lei ? originario di Fano ma ha studiato a Bologna, cosa ne pensa della città?Quando sono arrivato qui nell?88 era una città molto vivibile. Oggi rimane una città piacevole ma ? troppo costosa e trafficata. Per cui, pensando soprattutto alla salute delle mie figlie, ho deciso di andare a vivere a Granarolo.Ha tre figlie, quanto hanno influenzato il suo lavoro? Martedì’ grasso la mie bimbe sono andate a scuola mascherate per la festa di carnevale. Alla sera, quando sono uscito dal laboratorio che ? proprio sullo stesso piano del Day-Hospital di oncologia pediatrica, ho visto una bimba che avr? avuto sei anni, la stessa et? della mia figlia più grande. Aveva una cuffia in testa e la mascherina per coprire la bocca tipo quella delle infermiere. Mi ha molto turbato il pensiero che anche mia figlia aveva una maschera quel giorno, per? così tanto diversa. di Sabrina PignedoliPer contribuire alle ricerche del dottor Tonelli sulle nuove terapie per la cura dei tumori dei bambini contattarlo tramite e-mail: tonelli@alma.unibo.it


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