Sanita?: a Lodi le prime 1.500 risonanze ?in suite? (= fai l?esame e guardi un film) ? Macchina

MILANO – In tre mesi 1.500 esami eseguiti. Grazie a un’attivita’ intensiva che procede a ritmi doppi rispetto a quelli di routine: 40 analisi al giorno in 11 ore di lavoro no-stop, per soddisfare le richieste che arrivano da pazienti di tutta la Penisola. Va ‘a mille giri’ il primo esempio italiano di Risonanza magnetica nucleare (Rmn) aperta, installata a fine febbraio all’ospedale di Lodi. Un macchinario unico nel nostro Paese, tra i primi 10 in Europa e fra i primi 20 al mondo, operativo in Lombardia grazie a un investimento di due milioni e mezzo di euro sostenuti dall’azienda ospedaliera e dalla Regione.
Parola degli esperti riuniti oggi a Milano per presentare i primi risultati della nuova Rmn, l’apparecchiatura e’ una rivoluzione: nessun tubo che ‘ingabbia’ il paziente come in un sarcofago, ma un ambiente simile a una ‘suite’ a cinque stelle, sulle cui pareti e’ possibile proiettare immagini rilassanti e giocose. O addirittura cartoon per i bambini.
Il malato e’ comodamente disteso su un letto senza alcun ostacolo ai lati, con la liberta’ di compiere dei movimenti ad hoc indicati dai medici. Sopra di lui c’e’ solo un ‘baldacchino’ molto alto con racchiuso un super-magnete, che insieme a un secondo magnete sistemato sotto il paziente crea un campo ad altissima intensita’ ma biologicamente innocuo, che scandaglia cellule e tessuti alla ricerca di qualcosa che non va: tumori, aneurismi, ‘tappi’ arteriosi, malformazioni vascolari e varie lesioni. Una Rmn ‘en plain air’, ideale anche per claustrofobici, bimbi e obesi ‘extralarge’ fino ai 250 chili di peso. "Il fatto che nella nuova Rmn il paziente non sia ‘incapsulato’, ma libero – spiega Piergiorgio Spaggiari, direttore generale dei quattro ospedali dell’azienda ospedaliera lodigiana – ci permette di fargli assumere posizioni utili alla diagnosi e assolutamente impossibili nei macchinari tradizionali".
Per questo, "in futuro – assicura il medico – potremo perfino intervenire direttamente su problemi di competenza chirurgica, inaugurando una ‘Rmn dinamica interventistica’ che abbattera’ i tempi morti attuali" e le conseguenti liste d’attesa. Non solo. Senza essere oppressi in una ‘scatola’ priva di luce, nella Rmn aperta i piccoli pazienti possono essere esaminati senza venire sedati, avendo sempre accanto la loro mamma che li rassicura.
"Fin dalla prima meta’ degli anni ’80 – ricorda Maurizio Sberna, aiuto primario di Neuroradiologia all’ospedale Niguarda di Milano – l’avvento della Risonanza magnetica ha rivoluzionato la diagnostica per immagini e in particolare quella applicata alla neuroradiologia", settore che oggi ‘copre’ il 60-65[%] delle richieste di Rmn. 
"Gia’ le normali apparecchiature hanno permesso di sostituire o integrare la Tac, evitando a pazienti e operatori l’esposizione a raggi X potenzialmente dannosi, ma oggi questo macchinario apre una nuova era", e’ convinto l’esperto. Semplifica infatti indagini in cui la Rmn ha un ruolo chiave, conferma Giulio Nalli, primario di Medicina interna all’ospedale di Lodi e docente della Scuola di specializzazione all’universita’ di Pavia.
"Per esempio -spiega Nalli- l’esame delle strutture coinvolte nell’ostruzione delle vie biliari, il monitoraggio dei ‘buchi’ ossei (osteolisi) associati al mieloma e l’analisi del seno nelle giovani donne ad alto rischio cancro, in cui la mammografia da’ risultati poco accurati". Insomma, conclude Spaggiari, "a Lodi non abbiamo portato solo la prima Rmn aperta d’Italia: abbiamo aperto un futuro che nel resto del Paese deve ancora arrivare".


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