Sanita?: bimbo in Paraguay salvato con un osso dal Rizzoli

BOLOGNA – Santiago, un bambino di 7 anni ricoverato all’Hospital central della capitale del Paraguay, Asuncion, per un tumore ad un braccio, e’ stato salvato da un chirurgo dell’ospedale Rizzoli di Bologna, che si e’ recato nel paese sudamericano portando un osso proveniente dalla banca dell’istituto bolognese e lo ha inserito nell’arto colpito da osteosarcoma. Secondo l’Istituto ortopedico Rizzoli si tratta della quinta volta a livello mondiale che un’operazione del genere viene eseguita.
L’ intervento e’ stato eseguito il 25 maggio da Marco Manfrini, chirurgo ortopedico della 5/a divisione di Chirurgia Ortopedico-Traumatologica a indirizzo Oncologico del Rizzoli, diretta da Marco Mercuri. L’ osso fornito dalla Banca del Tessuto muscolo-scheletrico diretta da Pier Maria Fornasari era di una donatrice italiana ventenne.
La richiesta di aiuto per il caso del piccolo Santiago e’ arrivata al Rizzoli dal Paraguay nello scorso marzo. Dato che il bambino non poteva viaggiare (pesava 16 kg ed era alimentato artificialmente) i medici bolognesi hanno risposto positivamente all’equipe dell’ospedale di Asuncion che poi ha assistito il dott.Manfrini. Questi e’ partito il 23 maggio portando in una borsa termica l’osso confezionato in azoto liquido, che ne ha mantenuto bassa la temperatura, e il 25 c’e’ stato l’intervento, risolto positivamente.
Era stata una giovane oncologa pediatra paraguayana, che aveva studiato per un periodo in Italia, a individuare nel Rizzoli la struttura adatta al caso del piccolo paziente. Cosi’ in aprile il direttore dell’oncologia dell’ospedale di Asuncion, Francisco Perrotta, era venuto a Bologna per vedere cosa si poteva fare. Ma c’erano difficolta’: il medico non aveva mai fatto innesti di osso e l’intervento era troppo complesso per una guida a distanza.
Inoltre i corrieri internazionali non garantivano la consegna dell’ osso entro 72 ore, massimo consentito per la conservazione in azoto liquido a meno 80 gradi. Perrotta ha cosi’ proposto al Rizzoli di inviare un proprio chirurgo, garantendo l’ appoggio diplomatico del suo paese per tutte le difficolta’ che comporta il trasporto internazionale di materiale biologico. Cosi’ la Banca del Tessuto Muscolo-scheletrico dello Ior (conosciuta come ‘Banca dell’ Osso’) il 23 maggio ha consegnato un omero, per cui non c’era nessun ricevente in lista d’attesa in Italia, al dott.Manfrini che, all’interno della borsa termica, lo ha imbarcato sotto gli sguardi perplessi del personale della sicurezza aeroportuale, informato dall’ ambasciata del Paragauay. Ad attenderlo ad Asuncion, insieme all’equipe medica locale che poi lo ha assistito (anestesista, due chirurghi, ferrista e l’ oncologa pediatra da cui era partita la vicenda), c’era anche il padre del bambino.
Durante l’ operazione, Manfrini ha ridotto l’ osso alle dimensioni giuste e l’ha rivestito con una ‘coppetta articolare’ riuscendo cosi’ a salvare la struttura della spalla e quindi la funzionalita’ del braccio. Perche’ questo non resti un caso straordinario ma isolato, l’Hospital Central di Asuncion e l’Istituto Rizzoli hanno avviato un progetto di collaborazione stabile, in particolare per la formazione dei giovani ortopedici paraguayani. Nel reparto dello Ior diretto da Mario Mercuri, negli ultimi dieci anni sono state eseguite 300 ricostruzioni chirurgiche in bambini sotto i 15 anni, con la rimozione di parti di ossa malate e la ricostruzione con varie tecniche.
Nei rari casi in cui il tumore alle ossa colpisce bambini con meno di 8-9 anni, un grosso problema e’ rappresentato dalla difficolta’ di trovare un osso abbastanza piccolo da impiantare.
Problema aggirato dalla tecnica di riduzione ideata al Rizzoli.


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