Sanita?: chirurghi, codici rossi e verdi anche per gli esami

ROMA – Stabilire dei codici ‘verdi’ e ‘rossi’ per la priorita’, come accade al Pronto soccorso, anche per la richiesta di esami diagnostici, con l’obiettivo di ridurre la spesa e ‘snellire’ le liste di attesa. E’ la proposta della Societa’ italiana di chirurgia (Sic), che oggi apre a Roma il VII Convegno di Primavera dedicato ai temi dello sviluppo tecnologico, la politica e la ricerca in chirurgia.
”Bisogna stabilire delle priorita’ nelle richieste di esami – afferma il presidente Sic Roberto Tersigni – perche’ alcune richieste attengono alla vita stessa del paziente, mentre altre possono essere anche procrastinate perche’ l’attesa sarebbe poco lesiva per la salute del paziente; in altre parole, una cosa e’ un esame oncologico, mentre cosa completamente diversa e’ prescrivere varie tac per un semplice mal di schiena”. L’idea, propone Tersigni, e’ quindi quella di ”stabilire dei codici per classificare le richieste di esami e per distinguerli in urgenti e meno urgenti. In questa maniera si potrebbe innanzitutto suddividere meglio la mole di richieste su tutte le strutture disponibili e, sicuramente, sarebbe un modo per contenere le liste di attesa e ridurre gli sprechi”.
Quanto alla questione della libera attivita’ intramoenia, i chirurghi fanno una richiesta precisa: mantenerla totalmente e visibilmente distinta dal percorso pubblico, per non indurre il cittadino a ‘facili sospetti’ circa un interesse del medico a ‘dirottare’ il paziente verso la visita in privato. Interesse, afferma Tersigni, ”che in realta’ non c’e’, come e’ emerso anche dalle varie audizioni in commissione Sanita’ al Senato” 
L’intramoenia, rileva Tersigni, ”e’ un diritto di tutti e noi siamo favorevoli che si eserciti all’interno degli ospedali, ma con percorsi completamente diversi: non vogliamo cioe’ commistioni e che il cittadino possa avere l’impressione di non essere curato bene perche’ magari c’e’ qualche interesse a dirottarlo al ‘privato’. Si tratta di creare due percorsi separati all’interno dell’ospedale”. La questione pero’, secondo i chirurghi, rappresenta anche un ”falso problema”, come dimostrano i numeri: ”Solo il 30[%] dei medici in rapporto esclusivo con il Ssn – conclude Tersigni – esercita l’intramoeania e su 4 milioni di interventi chirurgici l’anno, solo lo 0,4[%] e’ fatto secondo tale modalita’, cosi’ come il 5,8[%] degli esami. Si tratta cioe’ di piccoli numeri”.


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