Sanita: L?oncologo, medici malati di cancro ?cattivi? pazienti. La bianca (AIOM), atteggiamento di rifiuto puo? portare a trascurare esami

Milano – Quando si tratta di curare se stessi, i medici non sono ‘buoni pazienti’. "O, meglio, sono malati difficili e piu’ complicati da seguire rispetto agli altri". Lo spiega Roberto Labianca, presidente della Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), intervenuto alla presentazione del Progetto Chirone – prima indagine sui medici italiani malati di cancro – oggi a Milano. "In primo luogo il medico – spiega l’esperto – puo’ avere un atteggiamento di rifiuto nei confronti del tumore che lo ha colpito: lo percepisce come qualcosa che ne mette in discussione il ruolo e tende a non accettarlo. Questo lo porta a trascurare gli esami, a essere meno disciplinati". In secondo luogo, proprio per la sua posizione, il ‘camice bianco’ "puo’ essere piu’ disorientato degli altri pazienti, perche’ ha piu’ possibilita’ di ascoltare pareri diversi o studiare le cartelle cliniche". In generale pero’
l’esperienza della malattia puo’, secondo l’oncologo, aiutare nel rapporto con il paziente, magari non il singolo medico ma la professione, che puo’ valutarne la testimonianza. La comunicazione medico-paziente si e’ evoluta, prosegue Labianca, e negli anni e’ migliorata: i malati "sono piu’ informati, noi piu’ consapevoli
dell’importanza di comunicare bene con loro". Ma in pratica come bisognerebbe parlare a un malato di cancro? "Evitando i tecnicismi, parlando chiaro e dicendo sempre la verita’, che non significa – sottolinea l’oncologo – dire a brutto muso qualcosa di freddo, ma piuttosto descrivere il problema evidenziando gli aspetti positivi o quelli meno brutti. L’oncologo deve alimentare la speranza, aiutando il paziente a coltivare aspettative realistiche. E – conclude – stando al fianco del paziente per tutto il percorso della malattia".


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