Adolescenti: tutti i rischi legati a fumo, alcol e droga

I ragazzi di oggi non solo vivono una maggiore libertà ma sono sempre più precoci nelle loro esperienze di vita, soprattutto quelle trasgressive, legate al consumo di alcol, tabacco e droghe. Secondo Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid, quello che si trovano ad affrontare gli adolescenti di oggi (e quindi anche i loro genitori) è un vero e proprio percorso a ostacoli. Ne parliamo con Roberto Ceriani, epatologo di Humanitas.
Le abitudini pericolose diffuse tra gli adolescenti
“La World Health Organisation raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni – ha affermato il dottor Ceriani -. Dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità la prevalenza dei consumatori a rischio è diminuita rispetto all’ultimo decennio. Tra gli 11 e 17 anni Il 9,8% dei ragazzi e il 6,8% delle ragazze ha dichiarato di aver consumato bevande alcoliche lontano dai pasti e una quota minore ha dichiarato di aver praticato il binge drinking. Si stima che gli adolescenti minorenni considerati a rischio sulla base delle nuove evidenze scientifiche sono stati nel 2015 circa 800 mila”.
Delle abitudini pericolose diffuse tra gli adolescenti si è discusso anche in occasione della Notte Europea dei Ricercatori di Perugia, nell’ambito di SHARPER, un progetto nazionale che ha coinvolto 5 città ovvero Perugia, Ancona, Cascina, Palermo e L’Aquila, finanziato dalla Commissione Europea nel quadro delle Azioni Marie Sklodowska-Curie del programma Horizon 2020. Il tema è caldo perché gli adolescenti sono sempre più esposti ai rischi per la salute dovuti non solo all’uso di alcol, droghe e fumo ma anche ad energy drink e sigarette elettroniche.
Fumo
Molte insidie possono rendere difficile la vita dei genitori di figli adolescenti. Fra queste il vizio del fumo. I genitori dovrebbero spiegare ai figli che, se non si fuma, si guadagnano in media 10 anni di vita e si evita il rischio di malattie cardiovascolari, infezioni respiratorie e tumori. Non solo si vive più a lungo e in buona salute ma non fumare o smettere vuol dire anche respirare meglio, sentirsi più in forma, avere una pelle più bella e, non ultimo, risparmiare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tabacco provoca 6 milioni di morti l’anno nel mondo, ovvero determina più decessi di alcol, AIDS, droghe e incidenti stradali messi insieme. Ma il fumo piace sempre di più agli adolescenti italiani. I dati Doxa 2017 lo confermano: su oltre 11 milioni di fumatori in Italia, (22,3%), il 12,2% ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (28%) mentre nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni fuma il 16,2%. Ma c’è di più. Si fumano principalmente sigarette confezionate (94,3%), sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente delle non meno nocive sigarette fatte a mano (9,6%), diffuso soprattutto tra i giovani, spesso per motivi di convenienza economica. Anche l’uso della sigaretta elettronica aumenta, in generale, tra adulti e adolescenti. Secondi i dati di Eurobarometro 2017 in Europa, la usa il 2% della popolazione adulta, mentre nel nostro Paese, piace al 4% degli italiani e otto fumatori su dieci la utilizzano in combinazione con la sigaretta tradizionale, con l’obiettivo di smettere di fumare. Tra i 18 e i 24 anni, l’uso dell’e-cig si attesta su 1,8% di consumatori.
Alcol: mai prima dei 16 anni
Se nel breve termine l’alcool provoca un’iniziale euforia e perdita dei freni inibitori, riduzione della visione laterale (visione a tunnel), perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione, l’utilizzo prolungato nel tempo, invece, può aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi e, anche a basse dosi, l’alcol accresce il rischio per alcune malattie. Ecco perché i ragazzi non dovrebbero mai bere alcolici prima dei 16 anni. Secondo l’Oms infatti per gli adolescenti fino a 16 anni è raccomandata la totale astensione dall’alcool perché più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche a causa di una ridotta capacità del loro organismo a metabolizzare l’alcol. Basti pensare che il consumo di 20 g di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina un aumento percentuale di rischio: del 100% per la cirrosi epatica; del 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe; del 10% per i tumori dell’esofago; del 14% per i tumori del fegato; del 10-20% per i tumori della mammella; del 20% per l’ictus cerebrale (dati OMS). Attenzione anche agli energy drink, cioè bevande che contengono stimolanti, vitamine e minerali, tra cui caffeina, guaranà, taurina, varie forme di maltodestrina, carnitina e ginkgo biloba. Alcune possono contenere alti livelli di zucchero o glucosio. Molte bevande sono poi aromatizzate e colorate per somigliare a bevande analcoliche. Secondo uno studio Espad (lEuropean School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), in Italia circa 1 adolescente su 3 tra i 15 e i 19 anni assume abitualmente energy drink e le Regioni dove se ne consumano di più sono Trentino Alto Adige, Veneto, Abruzzo e Sicilia. L’uso eccessivo di tali bevande potrebbe aumentare il rischio di patologie croniche e degenerative, soprattutto in assenza di una dieta corretta e di regolare attività fisica.
“Energy drink e alcool: è una miscela purtroppo spesso usata tra gli adolescenti – ha aggiunto lo specialista di Humanitas -. Nel gennaio scorso è comparso uno studio (rivista Plos One) effettuato sui topi che sono gli animali da esperimento utilizzati come modello per lo studio sull’abuso delle droghe nell’uomo. Somministrando una bevanda ad alto contenuto di caffeina, come quella contenuta negli Energy drink e alcool a qualsiasi animale si ottiene una reazione caratterizzata da alterazioni del comportamento e della chimica cerebrale simile a quella ottenuta con la somministrazione di cocaina. Inoltre, la somministrazione continuata di questa miscela determina una minore sensibilità agli effetti gratificanti della cocaina per cui occorre utilizzare maggiore quantità di questa droga per ottenere lo stesso effetto”.
“Per questo motivo – ha proseguito Ceriani – anche se non questi risultati non possono ancora essere applicati all’uomo si può affermare che la miscela di energy drink e alcool è potenzialmente estremamente dannosa per chi la usa e a maggior ragione per gli adolescenti. Inoltre, anche i professionisti, per esempio operatori sanitari o forze dell’ordine, che vengono a contatto con vittime adolescenti dovrebbero considerare l’uso degli energy drink oltre a quello delle sostanze che creano dipendenza come alcol e droghe”.
Droga e stupefacenti: fra droghe leggere e pesanti non c’è differenza
Le droghe vanno sempre evitate, anche quelle cosiddette leggere. Il problema comune dell’assunzione di qualunque droga è la dipendenza che negli anni può creare danni irreversibili. Secondo i dati 2017 dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, in Italia i giovani tra 15 e 34 anni fanno uso di cannabis nel 19% dei casi, di cocaina nell’1,8, l’1% utilizza MDMA o ecstasy e lo 0,6% fa uso di anfetamine. In generale, le droghe compromettono il funzionamento del sistema nervoso centrale e le sostanze assunte regolarmente possono provocare alterazioni anatomiche della massa cerebrale. Ma non solo. Possono causare patologie polmonari croniche e, a livello neurologico e psicofisico, possono determinare sbalzi di umore, alterazioni nei legami familiari e affettivi, un peggioramento scolastico e una riduzione della concentrazione.
L’uso di farmaci psicoattivi
“Negli ultimi anni negli Stati Uniti c’è stato un notevolissimo incremento del consumo di oppiacei come eroina e una situazione analoga si sta verificando anche nell’Europa occidentale e quindi anche in Italia – ha affermato Ceriani -. Oltre oceano la politica commerciale delle case farmaceutiche ha saturato il mercato con gli antidolorifici oppioidi, farmaci simili alla morfina. I trafficanti di droga, che si erano dedicati nell’ultimo ventennio alla cocaina, hanno reintrodotto in maniera massiva, l’eroina e messo in vendita illegale anche sostanze psicoattive oppioidi come il Fentanyl e l’Oxycodone inventando il loro uso non terapeutico. Questo sta avvenendo negli ultimi mesi anche in Italia, nella nuova generazione, che non ha memoria di ciò che accadeva negli anni ’80, quando moltissimi ragazzi morivano per le strade delle nostre città. Probabilmente agli attuali adolescenti “drogarsi con le medicine” non sembra una cosa grave. Dobbiamo fare tutti molta attenzione poiché l’abuso di questi farmaci psicoattivi è ad oggi molto sottovalutato”.
humanitasalute.it 4.6.18

“In viaggio per guarire”, così i ragazzi malati di cancro danno lezioni di vita ai coetanei

Un tour in giro per l’Italia. L’insegnante: «Spiegando la malattia si aiuta anche chi è sano» I ragazzi del progetto “In viaggio per guarire” con la professoressa Annamaria Barenzi. Dopo aver ricevuto “l’Italian Teacher prize” come miglior prof d’Italia, il 26 maggio ha ricevuto anche il “Magna Grecia Awards”, il riconoscimento dedicato ai portati di pace, legalità e cultura della vita
«I giovani di oggi hanno tutto, ma non sono felici. Il nostro tour è servito anche a questo: fare in modo che i ragazzi guardino le loro vite da un punto di vista diverso». Annamaria Barenzi è la «migliore prof d’Italia». È questo dice già molto su di lei. Un riconoscimento che le è stato assegnato nel 2017 e soprattutto, un premio che le ha consentito di realizzare il suo sogno: il progetto “In viaggio per guarire”. Un tour nelle scuole di tutta Italia con i suoi studenti, tutti malati oncologici, per incontrare i coetanei e condividere esperienze di vita, paure, sogni, ambizioni. Milano la prima tappa. Poi Trieste, Padova, Bologna, Ancona, Napoli, Nisida, Bari, Cagliari, Palermo, Roma e infine Brescia. Giornate cariche di significato. Un viaggio impegnativo che però «non vedrei l’ora di rifare». Per i ragazzi (che arrivano tutti dai reparti degli Spedali civili di Brescia), gli incontri sono stati l’occasione per un ritorno alla vita di tutti i giorni, ma insieme anche un modo per aiutare i coetanei a riscoprire la gioia di vivere e il senso delle loro esistenze, ripensando il presente da un altro punto di vista.
«Conoscere il vissuto delle persone è un modo per tirare fuori le potenzialità – prosegue Barenzi – e insieme promuovere gesti di solidarietà come la donazione del sangue e del midollo, pratiche importantissime». La più piccola del gruppo ha 14 anni, il più grande frequenta il secondo anno di università. Preparare gli incontri e insieme dover seguire le cure, non è stato semplice «ma abbiamo vissuto esperienze molto intense con riscontri fortissimi». Il viaggio è terminato il 4 giugno a Brescia e ora Barenzi già progetta di ripartire. «Tra i nostri patrocini c’è l’Ail (Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma). A gennaio siamo stati all’assemblea nazionale di Roma per presentare il progetto e valutare la possibilità di proseguire “In viaggio per guarire” tramite le loro sezioni territoriali». A trarre beneficio da questo genere di eventi sono tutti i ragazzi. «Parlare con chi ha vissuto esperienze simili, aiuta a sanare le ferite di chi è malato e favorisce la guarigione dalla “normopatia”, la mancanza di senso e stimoli, di cui sono affetti i giovani sani», conclude. «Non occorre molto, è sufficiente creare le occasioni di incontro e dare spazio ai ragazzi».
lastampa.it 6.6.18

Sfida in campo fra giovani pazienti oncologici: la “Winners Cup” diventa inno alla lotta al tumore

Il 12 si sfidano a calcio i ragazzi in cura all’Istituto dei Tumori di Milano e al San Gerardo di Monza e i coetanei di 16
città italiane oltre a quelli in arrivo da Parigi

FABIO DI TODARO
Questa volta, meglio di qualsiasi altra, non conterà vincere. Il successo sarà già esserci, per i 250 ragazzi che sabato
prossimo 12 maggio parteciperanno alla «Winners Cup»: un torneo di calcio giunto alla seconda edizione che vedrà coinvolti
pazienti (ed ex) oncologici, di età compresa tra i 14 e i 25 anni.

Nel gergo scientifico, si parla di adolescenti e giovani adulti ammalati di cancro. Sul lato umano, sono ragazzi e ragazze
più sfortunati dei propri coetanei, che quando hanno modo di superare la malattia diventano però un faro per chi è loro
attorno: coetanei, ma non solo.

Il 12 maggio avranno modo di affrontarsi su un prato verde, grazie anche al contributo dell’Inter, che fin dallo scorso
anno ha scelto di essere al fianco delle due realtà promotrici dell’iniziativa: il network di specialisti italiani che si
occupano degli adolescenti con malattie oncoematologiche (Siamo) e la federazione italiana che raggruppa tutti i genitori
di questi ragazzi (Fiagop).

In campo 250 ragazzi che hanno conosciuto il cancro

La palla rotolerà sui campi del Centro Sportivo Suning, alla periferia nord di Milano, tra i quartieri Niguarda e Affori:
quartier generale dei nerazzurri. Al torneo (coordinato dal Csi di Milano e sostenuto economicamente dalla Pirelli)
parteciperanno 250 ragazzi provenienti da reparti di oncoematologia pediatrica delle città di diverse strutture italiane.

Oltre ai giovani in cura all’Istituto dei Tumori di Milano e al San Gerardo di Monza, ci saranno i coetanei affidati agli
specialisti di Torino, Genova, Bolzano, Aviano, Udine, Trieste, Padova, Modena, Bologna, Pisa, Firenze, Roma, Napoli, Bari,
Catania e Palermo. La novità di quest’anno è rappresentata dalla presenza di una compagine straniera: composta da ragazzi
in cura a Parigi.

Le squadre saranno divise in quattro gironi a seguire uno scontro a eliminazione diretta in semifinale, prima della
finalissima. I 250 ragazzi vivranno tutta la giornata a stretto contatto col club nerazzurro, che sabato sera li ospiterà a
San Siro in occasione della gara contro il Sassuolo. Assieme a loro ci saranno genitori, medici e infermieri.

Lo sport come antidoto alla malattia

La «Winners Cup» ha l’obiettivo di far vivere emozioni attraverso lo sport ai ragazzi che stanno affrontando o hanno affrontato le cure oncologiche. «La condivisione delle loro storie di vita fa capire che dalla malattia si può uscire
vincitori e lo sport può essere l’occasione per dimostrare una volta di più l’attaccamento alla vita», è il messaggio
condiviso dagli organizzatori, convinti che una simile manifestazione rappresenti il lato più sano dello sport: fatto di
valori e meritocrazia, emozioni e seconde possibilità.

«Questi ragazzi sono i veri campioni», afferma Massimo Achini, presidente del Csi Milano. «Tocca a loro testimoniare ai
coetanei la voglia che hanno di giocare in attacco nella vita e di non arrendersi di fronte alle avversità».

Andrea Ferrari, oncologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e coordinatore di Siamo, che agli adolescenti che
s’ammalano di cancro dedica tutte le sue giornate, guarda anche alla ricaduta scientifica della «Winners Cup», grazie alla
quale «potremo spostare l’attenzione su questi pazienti speciali che, trovandosi in un’età di mezzo, corrono spesso il
rischio di non ricevere i trattamenti più adeguati. L’obiettivo è stimolare la nascita, nei diversi centri italiani, di
progetti specifici: magari proprio partendo dalla squadra di calcio».

Tutti vincitori
L’edizione della «Winners Cup» del 12 maggio rappresenta il bis del debutto ufficiale, consumatosi il 22 aprile dello
scorso anno. Ad aggiudicarsi il primo incontro furono i ragazzi di Pisa e Firenze, che anche quest’anno comporranno
un’unica squadra: idem dicasi per quelli in cura ad Aviano, Udine e Trieste. Ma la finalità di una simile iniziativa è
distante dal risultato sul campo.

«Il solo esserci, per me, vuol dire aver vinto», raccontò lo scorso anno Matteo, uno dei giovani calciatori per un giorno.
A far eco al suo pensiero, quello di Riccardo: «Per tutti noi questa è una rivincita nei confronti di tutto quello che
abbiamo passato. Noi siamo marchiati nel cuore dal segno della tempesta. Ma essere arrivati fino qua è una cosa meravigliosa».
lastampa.it 8.5.18

Sogni, amicizie e amori: la vita degli adolescenti malati di tumore

Un congresso organizzato all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano con l’obiettivo di favorire nuovi approcci terapeutici
NICLA PANCIERA
Grandi amicizie e primi amori, sogni e progetti per il futuro. L’adolescenza è un’età cruciale e delicata. Chi si ammala di tumore, però, viene d’improvviso catapultato in una realtà del tutto diversa, fatta di camici bianchi e di ospedali, di chemioterapia e di effetti collaterali. Ma, oltre alla diagnosi e alla cura, c’è dell’altro. Di altrettanto cruciale. È la valutazione che i giovani pazienti hanno della loro vita, le loro aspettative e la difficile ricerca di un senso in quanto sta accadendo loro. Se ne è discusso al congresso “L’attimo sfuggente – Fantasia, amore e speranza negli adolescenti malati di tumore” organizzato all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dal dottor Andrea Ferrari, coordinatore di SIAMO (Società scientifiche italiane Insieme per gli Adolescenti con Malattie Onco-ematologiche), con l’obiettivo di aprire una discussione sull’argomento condividendo l’esperienza del Progetto Giovani, di cui è ideatore e coordinatore in INT. «Una prospettiva che può sembrare anomala, quella relativa a fantasia, amore e speranza, ma che è il mondo dei ragazzi» ha spiegato il dottor Ferrari, autore del fortunatissimo libro “Non c’è un perché: ammalarsi di cancro in adolescenza”.
Il Progetto Giovani indica un nuovo approccio terapeutico inteso a superare quel limite che arriva nell’età più bella a persone che tutto si aspettavano tranne che una malattia. Per prendersi cura dell’individuo nella sua totalità, l’arte è uno strumento potentissimo. «Ci muoviamo in una strada, quella della creatività dei ragazzi in contesto di malattia, che nessuno ha mai percorso» ha spiegato Paola Gaggiotti, coordinatrice artistica del Progetto Giovani le cui attività sono sostenute dall’Associazione Bianca Garavaglia Onlus. «I ragazzi parlano attraverso l’arte e comunicano con noi. Attraverso musica, scrittura e pittura, possono anche affrontare concetti incomprensibili, come quello del “perché proprio a me?”».
Di più. C’è chi parla di «arte come medicina integrativa»: è Stefano Signoroni, genetista dell’INT e musicista, che ha raccontato l’esperienza di Palle di Natale, canzone il cui video ha raggiunto 11 milioni di visualizzazioni su YouTube. «Indice dell’ironia che accompagna sempre i ragazzi, il titolo “Palle di Natale” si riferisce alle loro teste senza capelli a causa della chemioterapia». Quest’anno, la base musicale del brano è stata richiesta da molte scuole: Palle di Natale è diventata il brano natalizio più cantato dopo Merry Christmas. Perché questo successo? «Ce lo siamo chiesti. La malattia è una metafora degli ostacoli che la vita presenta e i giovani pazienti sono testimoni di queste difficoltà e della possibilità di superarle attraverso l’arte, la musica e l’aiuto di tutti» spiegano dal Progetto Giovani. «Dopotutto, la vita di chiunque non è immune da problemi: malattie, difficoltà economiche, separazioni e lutti».
Infatti, «la nostra esistenza non è fatta solo di eventi oggettivi; la ricostruzione del vissuto è fondamentale, ad esempio, nel garantirci vitali spazi di distanza dalla realtà» ha spiegato lo psicologo dell’INT Carlo Alfredo Clerici. Questo si riflette pesantemente nella strategia terapeutica: «Le discipline che si occupano di biologia dei tumori, nuove cure e così via non bastano più. Bisogna comprendere che la vita è composta da un universo di significati, di emozioni e di aspettative da non ignorare». Ce lo raccontano i sogni dei ragazzi. Sandra, 17 anni, sogna di dover salire su una mongolfiera: «non avrei assolutamente voluto lasciare la festa nel pieno del suo svolgimento. Mi stavo divertendo moltissimo e nessuno era ancora andato via». Elena, 14 anni, per i medici ha un «ottimo adattamento alla terapia e alle cure» ma sogna di essere «ad una gara di ginnastica. Il mio corpo non riusciva a muoversi».
La musica, la pittura, la fotografia sono delle vie per metaforizzare la malattia. E per facilitare la comunicazione, che oggi risente sempre più delle nuove tecnologie e del web. «Da un lato, il presente è ipersaturante: alcuni social media propongono un bombardamento di input che blocca la possibilità di una rielaborazione, favorendo la chiusura in sé stessi o la creazione di realtà parallele» spiega Marina Bertolotti responsabile della psicooncologia pediatrica della Città della Salute di Torino. Se bene usati, tuttavia, questi nuovi strumenti consentono di mantenere anche a distanza relazioni vere con i propri amici, di mettere in atto sane difese transitorie (come quella di non mostrarsi fisicamente) e di avere sempre un “amico di penna”.
Il messaggio della giornata è un appello alla collaborazione e alla condivisione delle esperienze, rese possibili dalla SIAMO. «Chiunque abbia intuito la necessità di organizzare nella propria struttura oncologica dei progetti o dei percorsi dedicati agli adolescenti» confermano gli organizzatori del congresso «troverà la nostra massima disponibilità. Insieme siamo più forti».
@nicla_panciera
lastampa.it 22.1.18

Un progetto per aiutare i ragazzi a prendersi cura del proprio corpo e lottare contro il cancro

La Fondazione Umberto Veronesi rinnova il suo impegno al fianco degli adolescenti
Per il terzo anno di fila a febbraio, mese in cui si celebra la giornata mondiale contro il cancro (il 4) e quella dedicata ai tumori infantili (il 15), la Fondazione Umberto Veronesi rinnova il suo impegno al fianco degli adolescenti. Il mese vedrà infatti i giornalisti della redazione scientifica impegnati in #fattivedere, la campagna di prevenzione dedicata ai ragazzi di età compresa tra 14 e 19 anni, organizzata in collaborazione con le Società Scientifiche Italiane Insieme per gli Adolescenti Malattie Oncoematologiche (Siamo).
L’iniziativa prevede una serie di incontri organizzati in dieci scuole secondarie della Penisola. Il via è previsto il 30 gennaio a Novara, l’ultimo il 9 marzo a Milano. Nel mezzo gli altri otto appuntamenti: due in Abruzzo (Silvi e Giulianova, 8 e febbraio), e poi Roma (il 13), Torino (il 20), Belluno (il 21), Taranto (il 27), Cosenza (il 28) e Como (8 marzo).
Il film proposto in occasione del workshop sarà «Quel fantastico peggior anno della mia vita», che racconta l’amicizia che nasce tra due adolescenti, una dei quali (Rachel) ammalata di leucemia. A seguire, in ogni occasione, un dibattito con un giornalista della Fondazione e uno specialista (oncologo o psiconcologo) in malattie oncologiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Anche per quest’anno l’attenzione rimane puntata sui ragazzi in fase di crescita.
Scopo dell’iniziativa è sensibilizzarli circa la possibilità che i tumori insorgano anche nella fase della vita che stanno attraversando – le neoplasie più diffuse in questa fascia d’età sono le leucemie, i sarcomi, i tumori ossei e del sistema nervoso centrale – e sottolineare l’importanza di rivolgersi a un medico, in presenza di qualsiasi dubbio. «Gli adolescenti arrivano alla diagnosi con un ritardo che in alcuni casi arriva a 140-150 giorni – afferma l’oncologo pediatra Andrea Ferrari, coordinatore del Progetto Giovani all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e fondatore del Progetto Siamo -. Questo perché sfuggono tanto ai pediatri quanto agli altri specialisti».
huffingtonpost.it 31.1.18

ICCDAY 2018: video del lancio dei palloncini dorati a cura di Peter Pan Onlus dalla ludoteca del Bambin Gesù

https://www.agi.it/video/giornata_mondiale_cancro_infantile-3496632/video/2018-02-15/

Dal Bambino Gesù palloncini dorati contro il cancro infantile. “Guarire tutti”, inziativa di Peter Pan Onlus

http://www.askanews.it/cronaca/2018/02/15/dal-bambino-ges%c3%b9-palloncini-dorati-contro-il-cancro-infantile-pn_20180215_00159/