Tumori infantili: dall’Italia una nuova terapia a basso costo

Una nuova strategia di cura e con pochi effetti collaterali permette di aumentare la sopravvivenza dei piccoli malati di rabdomiosarcoma. Lo dicono i risultati di uno studio coordinato nel nostro paese e presentato a Chicago
di LETIZIA GABAGLIO
L’ONCOLOGIA pediatrica è una delle eccellenze italiane. Come dimostra la presenza di uno studio europeo, coordinato dall’Italia, fra quelli selezionati per essere presentati alla stampa durante il più importante congresso di oncologia a livello mondiale, quello dell’American Society of Cancer Oncology di Chicago. Qui Gianni Bisogno, dell’Università di Padova, ha parlato di una novità importante nel trattamento del rabdomiosarcoma, un tumore raro che può colpire diversi organi, e che si sviluppa principalmente nei bambini, ma che può colpire anche gli adulti
CAMBIO DI STANDARD
I risultati dello studio condotto dal network di oltre 100 centri – il Soft Tissue Sarcoma Study Group – cambiano il modo di trattare questi pazienti, aggiungendo 6 mesi di terapia a basso dosaggio. Una modifica che porta a un vantaggio in termini di sopravvivenza globale pari al 13%. “Si tratta di una terapia che utilizza due farmaci conosciuti e usati da tempo, la ciclofosfamide e la vinorelbina, che il nostro protocollo prevede vengano date ogni giorno a basso dosaggio per 6 mesi dopo le 27 settimane di terapia aggressiva – composta da chemio, radio e chirurgia – che rappresenta il trattamento standard per questa patologia”, ci spiega Bisogno all’Asco. In Europa questo modo di procedere diventerà la routine a partire da domani per i pazienti ad alto rischio, negli Usa invece lo standard prevede ancora 47 settimane di trattamento aggressivo.

. LA MALATTIA
Il rabdomiosarcoma colpisce in Europa circa 320 persone all’anno, fra 60 e 70 in Italia, in maggioranza bambini, tanto che l’età media dei malati è di 4 anni. “E’ caratterizzato da noduli che possono crescere ovunque nel corpo e che spesso vengono sottovalutati dai genitori”, dice ancora Bisogno. “Quando si arriva alla diagnosi è perché i noduli sono cresciuti tanto da spingere sui diversi organi e quindi si sviluppano diversi sintomi”. La terapia standard è aggressiva ma dà buoni risultati se la malattia è scoperta prima che si formino le metastasi. “Con l’aggiunta di questa altra chemioterapia portiamo la sopravvivenza all’86% senza aggiungere effetti collaterali importanti”, spiega Bisogno. L’obiettivo è infatti quello di scongiurare un ritorno della malattia, di fronte al quale gli oncologi non hanno armi per agire. I pazienti ad alto rischio sono definiti sulla base di un punteggio specifico.
. LO STUDIO
Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione Città della Speranza di Padova e condotto su 670 pazienti di età compresa fra 0 e 21 anni provenienti da 108 centri di 14 Paesi diversi. “Uno sforzo importante per un tumore raro per il quale è difficile organizzare degli studi, che colpisce una popolazione fragile e che ha testato una terapia a basso costo e ben sopportata sia dai pazienti sia dalle loro famiglie”, conclude l’oncologo.
repubblica.it 5.6.18

Un solo farmaco target per molti tumori diversi

Colpisce un target genetico specifico comune a un ampio spettro di neoplasie, anche rare. Sia nei bambini sia negli adulti. E’ una nuova molecola i cui risultati incoraggianti sono stati presentati all’ASCO

Si chiama larotrectinib, agisce su tumori diversi, comuni e anche rari, dai melanomi, ai sarcomi pediatrici, ai tumori delle ghiandole salivari. E a prescindere dall’età dei pazienti. Se ottenesse l’autorizzazione sarebbe la prima molecola sviluppata e approvata contemporaneamente per gli adulti e per i bambini. Con buone prospettive secondo gli esperti.

Buone speranze. Secondo uno studio presentato all’Asco e condotto da ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, il farmaco, un preparato orale, ha provocato una risposta positiva nel 76% dei pazienti trattati. La durata media della risposta non è attualmente definibile, visto che la maggior parte dei pazienti sottoposti a larotrectinib sta ancora reagendo alle cure, tuttavia a 12 mesi dall’inizio del trattamento, il 79% di loro non ha mostrato progressione di malattia.

Tumori diversi una sola mutazione. Alla ricerca hanno partecipato 55 persone, 12 bambini e 43 adulti affetti da 17 tipi diversi di tumore localmente avanzato o metastatico. Si trattava di forme meno rare: melanomi, del polmone, della tiroide, del pancreas, gastrointestinali. Ma anche molto rare: sarcomi pediatrici, o delle ghiandole salivari. Tutte queste patologie, diverse tra loro per organo colpito, avevano in comune un’anomalia genetica: un gene TRK (tropomyosin receptor kinase) era fuso con altri geni.

Un interruttore. Le fusioni TRK sono state osservate per la prima volta negli anni Ottanta nel tumore del colon. Da allora sono stati scovati più di 50 geni diversi capaci di fondersi con un TRK. Nei tumori più frequenti la fusione si verifica molto sporadicamente (0.5-1%) ma nei tumori rari come quello delle ghiandole salivari, nelle forme giovanili di cancro della mammella, o nei fibrosarcomi pediatrici, è presente più di 90 volte su 100, dando luogo ogni volta a proteine anomale, dette di fusione, che come un interruttore accendono il tumore stimolando le cellule cancerose a moltiplicarsi.

Oncologia di precisione e test genetici. Ebbene, il larotrecnib è un inibitore selettivo delle proteine di fusione TRK. È dunque un farmaco targeted, mirato, costruito per agire contro una specifica alterazione. “I nostri risultati danno corpo alla promessa dell’oncologia di precisione: trattare un paziente in base al tipo di mutazione, indipendentemente dall’organo colpito”, ha dichiarato David Hyman, responsabile della ricerca. Che ha aggiunto: “Crediamo che l’incredibile risposta dei tumori con fusioni TRK al larotrectinib supporti il ricorso ai test genetici nei pazienti con cancro in fase avanzata, per scoprire se sono portatori dell’anomalia”.

Effetti collaterali ridotti. “Dal momento che è stato progettato per colpire soltanto TRK, il larotrecnib è stato ben tollerato dai pazienti e non ha causato molti degli effetti collaterali associati alla chemioterapia e alla terapia multitargeted”, ha detto ancora Hyman. In particolare gli effetti collaterali più comuni sono stati stanchezza e lieve senso di vertigine, un effetto previsto, perché la proteina TRK normale gioca un ruolo nel controllo dell’equilibrio. Nessun paziente comunque ha avuto bisogno di interrompere il trattamento e tre bambini con fibrosarcoma giudicato inoperabile hanno potuto sottoporsi all’intervento chirurgico.

Già lo scorso anno l’FDA ha accordato a larotrectinib lo stato di terapia innovativa per il trattamento dei tumori solidi pediatrici e degli adulti, non operabili o metastatici, positivi alla fusione TRK, che erano peggiorati nonostante le cure tradizionali o che non potevano essere trattati in altro modo. Ora, “se il farmaco venisse autorizzato sarebbe il primo a essere sviluppato e approvato contemporaneamente per gli adulti e per i bambini. E la prima terapia mirata ad essere indicata in base a una definizione molecolare di cancro che copre tutti i tipi di tumori definiti tradizionalmente “, ha concluso Hyman.

Superare le resistenze. Tuttavia, dopo un’iniziale risposta positiva al larotrectinib, alcuni tumori riprendono a crescere. Ma, ad hoc per i casi “resistenti”, è già allo studio un secondo farmaco mirato al TRK, LOXO-195.

repubblica.it  13.6.17

L’inaccettabile ritardo della diagnosi nei teenager

I successi contro il cancro non riguardano i ragazzi, che scoprono la malattia troppo tardi. Ecco come i video su Youtube possono aiutare CHICAGO – Il fatto è che loro non ci pensano, giustamente. La massima preoccupazione di un adolescente in fatto di salute può essere quella di non trovarsi costretto a letto con la febbre o con qualche osso rotto. Certo non si tormentano all’idea di malattie gravi e non si angosciano se qualcosa non funziona. «Passerà» è la parola d’ordine. Così si perde tempo, che può invece essere prezioso e il risultato, purtroppo, lo si legge anche tramite le statistiche oncologiche: i teenager arrivano alla diagnosi di tumore con un inaccettabile ritardo e ne pagano poi il prezzo con un tasso di guarigioni minore rispetto ai bambini. LO STUDIO – Non solo. Come riporta uno studio presentato all’Asco (il convegno dell’American Society of Clinical Oncology) in corso a Chicago, teenager e giovani adulti fra i 16 e i 30 anni malati di leucemia hanno una prognosi peggiore rispetto ai pazienti più giovani (fino ai 15 anni). «I loro tassi di sopravvivenza alla malattia sono più bassi mentre le probabilità di ricaduta sono maggiori, così come maggiore risulta la tossicità delle terapie – spiegano i ricercatori statunitensi che hanno condotto la ricerca su un campione di oltre 500 16-30enni -. Da un lato abbiamo scoperto che la leucemia in questi pazienti è particolarmente resistente, dall’altro servono più ricerche mirate su questa fascia d’età per sviluppare cure adeguate». Dal dibattito è poi emerso che gli esperti di riferimento per questi malati scarseggiano e troppo spesso i ragazzi non raggiungono il centro di cura adeguato o non ottengono le terapie migliori. PIU’ DI 4 MESI PER AVERE UNA DIAGNOSI – Del problema si è discusso durante convegno dell’Associazione italiana ematologia oncologia pediatrica (Aieop), tenutosi a Bari nei giorni scorsi, dove si è parlato anche di una nuova idea: raggiungere e informare i più giovani usando il loro linguaggio, internet e i video su Youtube. Secondo un’indagine che ha coinvolto 425 pazienti ed è stata presentata al convegno Aieop da Laura Veneroni, psicologa dell’Unità di pediatria oncologica dell’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, se per i bambini l’intervallo medio che trascorre tra i primi sintomi e la diagnosi è di 47 giorni, quando la malattia interessa ragazzi d’età superiore ai 15 anni si arriva a ben 137 giorni. Come mai? «Dipende in parte da quanto rapidamente il paziente e la sua famiglia si rivolgono a un medico in seguito alla comparsa dei sintomi – spiega Andrea Ferrari, oncologo pediatra, responsabile del Progetto Giovani dell’Int –. Ma il ritardo è legato anche a un invio inadeguato degli adolescenti ai centri qualificati». Sono circa mille i ragazzini italiani fra i 15 e i 19 anni che scoprono ogni anno di avere un tumore. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di una neoplasia che colpisce il sangue (per lo più leucemia), le ossa o i tessuti molli dell’organismo (sarcoma), il cervello. Il trend di costante miglioramento in termini di percentuali di guarigione registrato negli ultimi anni per bambini e adulti, però, non si è osservato nei pazienti di età compresa tra 15 e 25 anni, che di fatto raggiungono più raramente «il centro di cura adeguato» e hanno così minore accesso alle terapie adeguate e ai protocolli sperimentali. TE LO SPIEGO SU YOUTUBE – Per questo Aieop ha deciso di creare un’apposita Commissione nazionale che crei una task force mirata a trovare soluzioni e migliorare la situazione attuale. «La consapevolezza che anche gli adolescenti possano ammalarsi di tumore è ancora insufficiente non solo tra i giovani e le loro famiglie, ma anche in ambito medico – dice Ferrari, che coordina la Commissione -. Visto che troppo spesso i ragazzi e le famiglie trascurano i sintomi e si rivolgono a un medico con grande lentezza abbiamo studiato nuovi strumenti di comunicazione, come i video su Youtube, molto seguiti dai giovani: ne abbiamo pubblicati quattro, per ora, su ad adolescenti e tumori, rabdomiosarcoma , sarcomi e tumori rari». L’idea, ovviamente, è quella di non spaventare nessuno: è giusto, sottolineano gli esperti, che l’adolescenza resti l’età della spensieratezza. «Vogliamo solo dare informazioni corrette – conclude Carlo Alfredo Clerici, psicoterapeuta Int -, partendo da una semplice realtà: oggi molto spesso appena si ha un dubbio, anche di salute, si cerca su Internet, ma non sempre ciò che si trova è attendibile. L’idea è quella di fare in modo che chi cerca notizie su una patologia rara come i tumori nei teenager trovi subito risposte adeguate e arrivi il più in fretta possibile in un centro di cura qualificato». Un esempio pratico? Nel caso di una tumefazione delle parti molli (simile ad un grosso ematoma o a una cisti, ad esempio su una gamba), solida e che cresce costantemente, va valutata l’ipotesi che possa essere un sarcoma. Fare una biopsia, un prelievo di pochi minuti in anestesia locale, piuttosto che inutili indagini diagnostiche o addirittura terapie poco appropriate può chiarire ogni dubbio. Vera Martinella (Fondazione Veronesi)