Progressi nella lotta alle malattie del sangue Il trapianto di midollo osseo

In piazza i volontari dell’Associazione Italiana Leucemie. Arriva il via libera a defibrotide, la cura biotech per incrementare le guarigioni dopo infusione di staminali, ora disponibile anche in Italia

Un farmaco hi-tech, defibrotide, migliora la prognosi dopo trapianto di staminali nelle malattie  del sangueUn farmaco hi-tech, defibrotide, migliora la prognosi dopo trapianto di staminali nelle malattie del sangue

Milano, 6 aprile 2014 – Nel campo delle malattie del sangue importanti progressi si sono ottenuti, ma ci sono ancora margini di guarigione da conquistare. Lo spunto di attualità per parlare di linfomi, mieloma e trapianto di staminali viene dalla manifestazione promossa dall’Associazione Italiana contro le Leucemie (www.ail.it) che oggi ha visto il suo clou in quattromila piazze italiane dove sono allestiti i gazebo dei volontari con le Uova di Pasqua. Un impegno a portare avanti la ricerca, un riconoscimento a quanti si sono prodigati in medicina nello specifico campo dell’oncoematologia.

Proprio in questi giorni è mancato Alberto Marmont Du Haut Champ, primario emerito di ematologia dell’ospedale San Martino di Genova, fu il primo ad aver eseguito, nel 1976 in Italia, un trapianto di midollo che cambiò il corso della storia della malattia. Al giorno d’oggi il trapianto di cellule staminali ematopoietiche si esegue come trattamento nei pazienti con tumori maligni del sangue e per alcune rare forme di anemia.

Dal punto di vista scientifico, la notizia del momento è il passo avanti nelle terapie annunciato questa settimana al congresso dell’ European Society for Blood and Marrow Transplantation che si è celebrato a Milano. Parliamo di defibrotide (Defitelio®), molecola già impiegata nella profilassi delle trombosi venose profonde e nella terapia delle tromboflebiti, che si è rivelata in grado di scongiurare la malattia veno occlusiva epatica, grave complicanza (nota con la sigla sVod) nei soggetti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Ad annunciarlo sono Jazz Pharmaceuticals e Gentium.

Defibrotide, interamente frutto della ricerca italiana, è stato distribuito gratuitamente per uso compassionevole ai centri di ematologia italiani e ha ottenuto la patente di farmaco orfano (cioè risolutivo nelle patologie rare) da parte dell’Ema. Recentemente lanciato in Germania e Austria, nel mese di marzo in Italia l’Agenzia del farmaco (AIFA) ne ha deliberato l’inclusione nella lista a totale carico del Servizio sanitario nazionale.

«Defibrotide è il primo farmaco approvato in Europa per il trattamento di una sindrome potenzialmente letale, e rappresenta una svolta nella pratica clinica – ha dichiarato Bruce C. Cozadd di Jazz Pharmaceuticals – il lancio europeo di questo farmaco rappresenta un passaggio importante nell’integrazione con Gentium, dopo l’acquisizione avvenuta all’inizio di quest’anno, e consolida il nostro obiettivo di fornire terapie altamente differenziate per le necessità dei pazienti in ambito ematologico e oncologico».

La molecola riesce a stoppare le complicanze vascolari del trapianto proteggendo le cellule endoteliali dei vasi sinusoidali del fegato, senza compromettere gli effetti della terapia citotossica, e va somministrata tempestivamente. La sua efficacia è evidenziata dai dati di uno studio multicentrico di fase 3, confermata da un protocollo per la definizione del dosaggio. L’approvazione europea è stata inoltre favorita dai risultati incoraggianti di un registro indipendente statunitense. Il farmaco salvavita risulta generalmente ben tollerato, si sono riportati solo lievi sanguinamenti e calo di pressione, poi superati. In compenso i vantaggi sono enormi se consideriamo che, in presenza di severe complicanze, in assenza di terapia, gli esiti infausti toccano l’80% dei casi.

Alla presentazione di defibrotide sono intervenuti Fabio Ciceri, direttore unità di ematologia e trapianto di midollo al San Raffaele di Milano; Franco Locatelli, direttore di oncoematologia pediatrica e trasfusionale all’Ospedale Bambin Gesù di Roma e Giorgio Mosconi, direttore scientifico di Gentium. Alla conferenza stampa internazionale hanno poi preso la parola Mohamad Mohty, Presidente eletto dell’ European Group for Blood and Marrow Transplantation, Paul Richardson (Harvard Medical School) e Tim Corn (Jazz Pharmaceuticals) . Alessandro Malpelo

OLBIA: OSPEDALE GIOVANNI PAOLO II ACCREDITATO DONAZIONE SANGUE CORDONE OMBELICALE

Diventare donatrici e’ semplice: basta rivolgersi, durante il periodo di gravidanza, agli operatori del reparto di ostetricia dell’ospedale di Olbia, o al proprio ginecologo o medico di base, i quali potranno fornire alle donne tutte le informazioni e gli approfondimenti necessari per ”affrontare una scelta consapevole”, aggiunge Rubattu. Il sangue viene raccolto dopo la recisione del cordone ombelicale e le sacche raccolte vengono poi analizzate, classificate e conservate nella Banca del Sangue Cordonale (BSC) dell’ospedale ‘Brotzu’ di Cagliari, centro di riferimento per la Regione Sardegna. Nel momento in cui la donna decide di donare il sangue del cordone ombelicale viene indirizzata al Centro Trasfusionale che, eseguiti alcuni accertamenti, valuta l’idoneita’ alla donazione. Al momento del parto l’equipe del reparto di Ostetricia e Ginecologia, valutata la persistenza dell’idoneita’ della donna, dopo il parto effettua il prelievo che viene poi inviato a Cagliari. ”Si tratta di una decisione importante per i nuovi genitori e in particolare per la donna, perche’ le  cellule sono utili nella cura di numerose patologie come leucemie, linfomi, alcuni tumori solidi, deficit immunitari, patologie genetiche come la  talassemia. Il sangue da cordone ombelicale costituisce una valida alternativa trapiantologia per tutti quei pazienti, soprattutto pediatrici, in attesa di trapianto che non riescono a trovare un donatore di midollo osseo. Inoltre nel futuro si spera che queste cellule possano essere utilizzate per la cura di malattie immunologiche, come il diabete”, conclude Rubattu.

Cellule staminali mesenchimali per le nuove terapie contro i tumori ossei infantili

Utilizzare le cellule staminali mesenchimali per nuove terapie contro i tumori ossei infantili. È questo l’obiettivo del nuovo progetto di ricerca medica che coinvolgerà contemporaneamente tre strutture di eccellenza del territorio fiorentino e italiano e che è stato presentato questa mattina a Palazzo Vecchio alla presenza dell’assessore al welfare Stefania Saccardi.

Il progetto, coordinato dall’Associazione “Noi per Voi per il Meyer” e sostenuto da Fondazione Just Italia con un finanziamento di 200.000 euro, è infatti innovativo sia in termini scientifici sia perché coinvolge contemporaneamente tre strutture di eccellenza nel settore medico e della ricerca. Per la precisione lo spin off DIVAL TOSCANA dell’Università degli Studi di Firenze, la Cell Factory dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze, il Centro di Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva-Traumatologico Ortopedico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi.

“Si tratta di un progetto di grande rilevanza medica, scientifica e sociale – ha dichiarato l’assessore Saccardi – e quindi come Amministrazione non possiamo che apprezzare la scelta, attuata da Fondazione Just Italia, di affidare a tre strutture italiane di eccellenza, tutte situate a Firenze, una ricerca di questa portata che può ridare speranza a tanti bambini e alle loro famiglie. Firenze da sempre è attenta ai bisogni dei bambini che sono gli abitanti del futuro. Non possiamo che ringraziare la Fondazione Just Italia per aver scelto la nostra città per sviluppare questo importante progetto e l’Associazione Noi per voi per il Meyer per aver coordinato l’iniziativa”.

Marco Salvatori, presidente di Fondazione Just Italia (onlus costituita nel 2008 dall’omonima azienda veronese che opera nel settore dei cosmetici naturali) ha ricordato come “ogni anno la Fondazione si impegna istituzionalmente a finanziare un importante progetto di ricerca medica destinato ai bambini e come questo rientri nella cultura di responsabilità di Just Italia che – anche attraverso queste iniziative – conferma la propria attenzione al sociale. E quest’anno questo si concretizza con l’iniziativa Raggi di Colore”.

Pasquale Tulimiero, presidente dell’Associazione “Noi per Voi per il Meyer” che riunisce famiglie di bambini colpiti da leucemie e tumori ed è attiva sin dalla sua nascita presso l’Ospedale Meyer di Firenze (Dipartimento di Emato-Oncologia Pediatrica) ha ribadito come l’associazione operi prevalentemente in tre settori e cioè la ricerca, l’acquisto di strumentazione, l’assistenza e accoglienza delle famiglie dei piccoli ricoverati al Meyer. “La priorità dell’associazione – che svolge il suo straordinario lavoro anche grazie all’aiuto di 120 volontari – è quella di tenere viva l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su queste problematiche che coinvolgono tante famiglie e quella di reperire e gestire efficacemente le risorse umane, organizzative e finanziarie, come quelle messe a disposizione da Fondazione Just Italia”.

Ai clinici e ricercatori il compito di illustrare i contenuti del progetto, il cui valore scientifico sta soprattutto nell’utilizzo innovativo di cellule staminali mesenchimali per la ricostruzione del tessuto osseo.

Annarosa Arcangeli, del Dipartimento di Patologia e Oncologia Sperimentali dell’Università di Firenze e Direttore Scientifico di DIVAL TOSCANA, spin off della medesima Università, ha commentato in modo estremamente positivo le sinergie che questo progetto favorisce, attraverso il coordinamento e l’integrazione di elevate competenze professionali e attività specialistiche delle diverse strutture. Ha ricordato infatti che il Centro Clinico di Oncologia Ricostruttiva dell’ospedale Careggi adotta per i piccoli pazienti terapie rigenerative, utilizzando le cellule staminali; la “Cell Factory” dell’ospedale Meyer è preposta ad espanderle in vitro, rendendole idonee alla ricostruzione dell’osso malato, mentre il laboratorio di ricerca di sua competenza sarà incaricato di validare la preparazione delle staminali, confermandone funzionalità e assenza di effetti negativi sui malati.

Franco Bambi, responsabile della Cell Factory del Meyer ha sottolineato come il laboratorio, vera e propria “officina” di prodotti cellulari a scopo terapeutico, sia tra i più avanzati in ambito pediatrico nazionale. La Cell Factory ha scelto di puntare in primo luogo sulle cellule staminali mesenchimali (MSC) per le loro caratteristiche: sono infatti capaci di autorinnovarsi e differenziarsi, diventando i “mattoni” di terapie innovative in molteplici campi. Le MSC, capaci di favorire la formazione di tessuto osseo direttamente a livello del difetto tissutale, possono essere utilizzate per ripopolare strutture naturali o sintetiche, impiantate a scopo sostitutivo in resezioni ossee dovute a tumore. Inoltre le MSC, opportunamente “ingegnerizzate”, potranno diventare mezzi di trasporto di composti bioattivi sulle cellule tumorali, contribuendo alla regressione di gravi forme tumorali.

Domenico Andrea Campanacci (aiuto di ortopedia oncologica e ricostruttiva presso il Cto in rappresentanza del direttore Rodolfo Capanni direttore del Centro direttore del Centro di ortopedia oncologica e ricostruttiva di Careggi) ha ricordato che un bambino colpito dalla malattia può perdere intere parti delle ossa, riportando deficit molto estesi. Il “vuoto“ che si viene a creare nel corpo deve essere colmato chirurgicamente, ma la soluzione non è così semplice. Quando si tratti di un adulto, dallo stesso paziente si possono prelevare segmenti ossei sufficienti a colmare discrete perdite; nel bambino invece la quantità di ossa prelevabile è insufficiente per risolvere i deficit causati dal tumore. Ad oggi, la soluzione più tradizionale prevede il cosiddetto ricorso all’“Osso di Banca”, fornito cioè da un donatore (da segnalare che il Meyer di Firenze, il Rizzoli di Bologna e la Banca di Treviso sono gli unici Centri italiani depositari di una “Banca delle Ossa”a valenza nazionale). Le nuove tecniche di ingegneria tissutale prevedono l’impiego delle cellule staminali autologhe per la rigenerazione del tessuto osseo del paziente. Questa terapia, effettuata aspirando dal midollo le cellule necessarie e sottoponendole a un processo di concentrazione, dimostra tuttavia notevoli limiti. Le cellule, anche se concentrate 5 o 6 volte, risultano comunque insufficienti ed esposte a danneggiamento (per esempio delle terapie chemioterapiche).

Per questo, sembrano promettenti le nuove tecnologie a disposizione della ricerca: le cellule possono essere infatti raccolte e inviate a un laboratorio ad alta specializzazione che le espande in vitro. In pochi giorni, da qualche centinaio se ne ottengono milioni che possono essere adeguatamente “manipolate” per creare l’osso di cui c’è bisogno. Va sottolineato che solo pochi centri ospedalieri in Italia (e il Meyer è uno di questi) abbinano allo studio in laboratorio anche la sua applicazione clinica, con una tecnica che accelera enormemente i processi di guarigione e porta a risultati un tempo irraggiungibili.

Per capire quanto già ottenuto nella cura dei tumori ossei pediatrici, basti pensare che 20 anni fa il 90% dei bambini affetti da tumore osseo subiva amputazioni, ma solo il 10% guariva. Oggi, il 60% dei piccoli malati guarisce e nella quasi totalità dei casi è possibile salvare l’arto. La possibilità di una guarigione totale è più vicina e favorita dal “passaggio” diretto dal laboratorio all’ammalato.