Lamezia, la proposta del medico Cesare Perri: “Istituire centro di protonterapia”

Lamezia Terme – Pubblichiamo la proposta di un medico lametino, lo psichiatra Cesare Perri che chiede di istituire in Calabria un centro di Protonterapia. “Una cura efficace per molti tumori, – spiega – difficilmente praticabile in Italia, specie per i calabresi”. Il medico, che si scusa con i colleghi se a formalizzare la proposta è uno psichiatra ma specifica che il fatto che la sostenga è dettata da “esperienze dolorosamente personali”, spiega che “la protonterapia (o adroterapia) è una tecnica in grado di sconfiggere alcune specifiche neoplasie e di attenuare significativamente la progressione di altre”.

“Recentemente, – prosegue – nell’intesa tra Governo e Regioni sui Livelli Essenziali di Assistenza (i LEA si riferiscono a quelle prestazioni che il Servizio sanitario è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket) sono state inserite le prestazioni di protonterapia per le seguenti neoplasie: cordomi e condrosarcomi della base del cranio e del rachide; tumori del tronco encefalico (esclusi i tumori intrinseci diffusi del ponte) e del midollo spinale; sarcomi del distretto cervico-cefalico, paraspinali, retroperitoneali e pelvici; sarcomi delle estremità ad istologia radioresistente (osteosarcoma, condrosarcoma); meningiomi intracranici in sedi critiche (stretta adiacenza alle vie ottiche e al tronco encefalico); tumori orbitari e periorbitari (es. seni paranasali) incluso il melanoma oculare; carcinoma adenoideo-cistico delle ghiandole salivari; tumori solidi pediatrici; tumori in pazienti affetti da sindromi genetiche e malattie del collageno associate ad un’aumentata radiosensibilità; recidive che richiedono il ritrattamento in un’area già precedentemente sottoposta a radioterapia”.

“E’ stato altresì assunto l’impegno – continua – a discutere in un’apposita commissione, la possibilità di inserire anche quei tumori benigni o maligni (indipendentemente dalla sede e dalla istologia) per i quali la protonterapia garantisce una miglior distribuzione della dose. In Italia i centri sono tre: quello più attrezzato si trova a Pavia. E’ in fase di potenziamento quello di Trento mentre quello di Catania è utilizzato solo per il trattamento dei tumori oculari. Un altro centro è in costruzione a Bari”.

“Attualmente – prosegue – i pazienti selezionali non superano i 1000 all’anno. Una risposta irrisoria rispetto al bisogno. E’ evidente che i cittadini calabresi, tranne limitati casi, non potranno che rivolgersi all’estero. I centri esistenti in Europa sono circa 10 e quello più avanzato è a Praga. Il maggior numero dei centri (una decina) si trova in Giappone, più che negli Stati Uniti, dove maggiore è la concorrenza delle aziende farmaceutiche. La nostra Regione, ultima per capacità assistenziali, potrebbe porsi almeno in un settore all’avanguardia, inserendo nella programmazione sanitaria un centro di protonterapia”.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnologico, a protonterapia (o adroterapia) “utilizza al posto dei raggi X (fotoni) della radioterapia convenzionale, le particelle elementari dotate di massa e carica (protoni). I protoni rilasciano la loro energia nei tessuti irradiati con estrema precisione, nello spazio di pochi millimetri e alla profondità desiderata. La dose di radiazioni da utilizzare e l’area da ‘bombardare’ sono indicate dal consensuale utilizzo della TAC, della Risonanza Magnetica e della PET. Alla base della tecnologia vi è l’istallazione di un acceleratore di particelle, chiamato “ciclotrone”, che permette di isolare i protoni per poi ‘spararli’ sulle cellule cancerose risparmiando al contempo i tessuti sani circostanti”. “Viene applicata, – spiega –  e risultata particolarmente indicata, in situazioni cliniche difficili da trattare con la radioterapia convenzionale: in caso di lesioni in vicinanza di organi sensibili, in regioni anatomiche complesse, in caso di lesioni tumorali impegnative per forma e volume. Un’indicazione molto importante è quella dei tumori pediatrici”. Se si guarda ai costi, il medico spiega che “quelli iniziali sono elevati ma tali sono anche quelli delle terapie tradizionali, sia della chemioterapia che della chirurgia con le connesse numerose complicanze”.  “Va previsto un impegno di spesa di circa 100 milioni – aggiunge – con un auspicabile specifico finanziamento del CIPE. Ogni ciclo di trattamento di 10-20 sedute ha un costo a seduta di circa 800 € a fronte del costo di una radioterapia tradizionale di 250 € ma che richiede un maggior numero di sedute. A regime possono essere trattati circa 700 pazienti l’anno”. “Se solo 500 pazienti calabresi – specifica – chiedessero di effettuare la cura in Italia o all’estero i costi per la Regione, escludendo le altissime spese di viaggio e di alloggio, sarebbero di oltre 12 milioni l’anno. Vi è infatti il diritto di chiedere il rimborso all’azienda sanitaria di appartenenza per una spesa che oscilla a ciclo completo tra i 20 e 30 mila euro. Si cita ad esempio la delibera dell”Azienda sanitaria provinciale di Cosenza n.683/2016 avente per oggetto: “Impegno di spesa per le prestazioni di protonterapia in favore di …” nel centro di Trento con un impegno di spesa di 24893 (31 sedute)”.

“Necessitano per la completa attivazione del centro tre anni se si utilizzano locali già esistenti seppure da riconvertire come per esempio quelli ampiamente disponibili nell’ospedale di Lamezia. In tal caso il Centro potrebbe avere una gestione amministrativa autonoma e un coordinamento clinico a ‘rete’ tra tutti i centri radioterapici e oncologici calabresi. La localizzazione a Lamezia sarebbe appropriata per la centralità geografica, la disponibilità di ampi spazi inutilizzati, la presenza di un’unità operativa complessa di oncologia con una riconosciuta esperienza, una struttura (la c.d. piastra) antisismica. Essa ridarebbe dignità operativa all’ospedale di Lamezia – conclude – ove vi anche il rischio di depauperare il patrimonio edilizio esistente”.

lametino.it 22.3.17