Giovani, la prevenzione contro i tumori si impara dal pediatra

Gli adolescenti tra i 14 e 18 anni si trovano in una sorta di limbo e corrono il rischio di non essere seguiti dal punto di vista sanitario: serve un’alleanza per garantire loro continuità di assistenza. L’appello dal 43° Congresso nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri, in corso a Sorrento
di TIZIANA MORICONI
La prevenzione di molte malattie, comprese quelle oncologiche, comincia da giovanissimi. O almeno, dovrebbe. Eppure oggi, in Italia, il 13% dei quindicenni fuma regolarmente, un bambino su tre è obeso o in sovrappeso, il 16% è completamente sedentario. E poi c’è la delicata questione della sessualità, dei comportamenti a rischio e delle infezioni sessualmente trasmesse, compresa quella da papillomavirus umano (HPV) che può, nel corso degli anni, dare luogo a diversi tumori. Ma proprio nell’età più critica, quella dell’adolescenza, in cui aumentano le occasioni di seguire stili di vita pericolosi, di abbandonare la dieta mediterranea e di fare abuso di alcolici, i ragazzi si ritrovano senza riferimenti dal punto di vista sanitario. È questo uno dei temi al centro del 43° Congresso nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) in corso a Sorrento, che fino al 25 aprile vedrà riuniti i delegati di tutte le provincie italiane.

L’età più critica. “I giovani tra i 14 e 16 anni si trovano in una sorta di limbo, nel quale il passaggio dal medico del bambino a quello dell’adulto non è sempre così chiaro e scontato”, spiega Giampietro Chiamenti, presidente nazionale Fimp. Per questo la Federazione propone di creare un fronte comune contro gli stili di vita scorretti degli adolescenti italiani, rafforzando l’alleanza tra pediatri, medici di medicina generale e specialisti clinici, per garantire la continuità di assistenza e di cura ai giovanissimi. “In molti paesi – continua Chiamenti – i pediatri continuano a seguire i ragazzi fino ai 18 anni, dando così continuità di assistenza, che si basa anche sul creare una cultura della prevenzione nelle famiglie: sul far passare dei messaggi di salute che possano portare ad una società adulta più sana”.

In Italia il rischio che l’adolescente tra i 14 e i 18 anni non non sia seguito da nessun medico è alto. Per questo è importante fare sistema. Una proposta della Fimp, allora, è di inserire dei momenti di educazione sanitaria all’interno delle attività scolastiche. “L’adolescente si sente forte e sano, e di solito non pensa di dover andare dal medico”, sottolinea Chiamenti: “Contemporaneamente, i genitori sono sempre meno un riferimento, ‘sostituiti’ dai gruppi di amici, e si cominciano ad emulare i coetanei. Si comincia a fumare e a bere senza che si abbia consapevolezza dei rischi sia immediati sia futuri”. Non va dimenticato, infatti, che alimentazione scorretta, fumo, alcol e sedentarietà sono fattori di rischio importantissimi per molti tipi di cancro, da quello al polmone a quello al seno, per citare due big killer. “Rispetto a tutti questi scenari – riprende Chiamenti – il pediatra potrebbe fare molto, anche perché spesso gli adolescenti guardano al medico che li ha sempre seguiti con simpatia e favore: il rapporto che abbiamo instaurato fin dall’infanzia ci permette di affrontare tutte queste tematiche. Uno degli argomenti chiave è l’importanza dell’attività fisica e sportiva: è nota, infatti, la stretta relazione tra lo sport e gli stili di vita sani”.

Pediatri e vaccini. Proprio grazie al rapporto di fiducia instaurato con le famiglie, la figura del pediatria di famiglia potrebbe favorire una corretta cultura della salute e dare il suo contributo per contrastare la sempre crescente diffidenza verso i vaccini. Le percentuali di immunizzazione in età pediatrica per diverse gravi malattie infettive sono scese al di sotto la soglia limite di sicurezza del 95%, tanto che di recente le autorità sanitarie federali statunitensi hanno inserito l’Italia nell’elenco dei Paesi “a rischio salute” per il morbillo. Attualmente, però, solo in Toscana i pediatri possono eseguire direttamente l’intero calendario vaccinale presso i loro ambulatori, ricorda la Fimp in occasione della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione promossa dalla Organizzazione mondiale della Sanità.

“I pediatri hanno molte occasioni per ragionare con i genitori sui vaccini e sul fatto che alcune malattie possono essere prevenute e non curate”, dice ancora il medico. Uno degli argomenti più sensibili è quello della vaccinazione per il papillomavirus umano, che si trasmette per via sessuale ed è legato allo sviluppo di alcuni tumori, tra cui quello della cervice uterina nelle donne, ma anche del pene, dell’ano, del tratto oro-faringeo: “Per quanto riguarda la sfera sessuale, il discorso è delicato e complesso. I genitori di solito ritengono i propri figli adolescenti troppo piccoli per affrontare questo tema, ma i dati ci dicono che la vita sessuale comincia prima rispetto al passato. Da quest’anno la vaccinazione contro l’Hpv è prevista anche per i maschi, e questo sarà di aiuto nel far capire l’importanza dell’immunizzazione e della prevenzione di questi tumori”.

“Per garantire a tutti i bambini e adolescenti italiani la migliore assistenza sanitaria – conclude il presidente Fimp – è necessario valorizzare maggiormente il ruolo e le funzioni del pediatra di famiglia. Non c’è bisogno di una riorganizzazione della rete assistenziale, è sufficiente dare maggiore peso e certezza operativa al lavoro di migliaia di professionisti che sono presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale”.
repubblica.it  25.4.17