Progetto Martina per coinvolgere i giovani

Roma – “Ritengo che il Progetto Martina sia uno strumento positivo per coinvolgere i giovani su un tema fondamentale per la loro vita futura”. Parole con cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso al professor Cosimo Di Maggio, coordinatore nazionale dell’iniziativa, il suo interesse per una tra le principali attività di Lions International in Italia durante un incontro al Quirinale.

“Parliamo con i giovani dei tumori. La lotta non si vince terrorizzando o vietando, ma con la cultura”, ha sottolineato Di Maggio al presidente. Dal 2011 al 2014 il Progetto Martina è stato protagonista oltre 1000 scuole, più di 400mila studenti hanno ricevuto finora informazioni utili sulla prevenzione. In Liguria pressoché tutte le scuole superiori hanno ricevuto almeno un incontro.

“Incontri formativi sul tema della salute, in particolare della lotta contro i tumori attraverso una corretta educazione sanitaria e la sollecitazione di responsabili comportamenti individuali” come il Progetto Martina dei Lions “superano dannose forme di reticenza e di indifferenza, se non di vero e proprio silenzio, sulla prevenzione dei tumori”, ha concluso il presidente Napolitano.

Tumori nei giovani, ad oggi ancora degli sconosciuti. Ignote le cause da cui ne deriva l’insorgenza

di Serena Giovanna Grasso

Rapporto Favo 2014: nel 2013 la patologia ha colpito 14 mila persone tra 20 e 39 anni, 800 tra i 15 e i 19 anni e 1.400 sotto i 14 anni. Nel 5% dei casi all’origine della malattia l’ereditarietà genetica, per un altro 5% l’esposizione a particolari condizioni ambientali

PALERMO – Il tumore è una patologia difficile da affrontare, sia dal punto di vista clinico che da quello psicologico, a qualsiasi età, in particolar modo nella popolazione adolescente e nei giovani adulti. Secondo il rapporto Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), esposto in occasione della nona giornata del malato oncologico, dei 366 mila malati registrati nel 2013 sono stati 1.400 ad aver colpito la popolazione sotto i 14 anni, 800 quelli negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni e 14.000 quelli nella popolazione tra 20 e 39 anni.

Anche se numericamente costituiscono una porzione assai ridotta non meritano certamente di essere trascurati, anzi: in particolar modo i pazienti che hanno sviluppato un tumore in età pediatrica necessitano di maggiori attenzioni, poiché avendo tutta la vita davanti a loro, hanno anche un maggior rischio cumulativo di sviluppare patologie legate ai trattamenti antitumorali. In particolare, a causa della tossicità dei farmaci molteplici sono le conseguenze possibili quali il rischio di sterilità, maggior rischio di insorgenza di secondi tumori, insuf?cienza d’organo (ad esempio renale, epatica, cardiaca).

Impossibile fare un discorso unitario sugli organi soggetti al fenomeno: nelle donne giovani adulte è la mammella nel 37% dei casi, a seguire la cervice uterina con il 18%; mentre negli uomini sono i testicoli nel 17% dei casi e melanomi alla cute nel 10%.

Se la ricerca negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante nell’analisi oncologica nell’età adulta, collegando l’insorgenza del tumore ai fattori di esposizione cronica, lo stesso non può dirsi per gli studi incentrati sui tumori che si insorgono in età giovanile: infatti, è possibile imputare all’ereditarietà genetica solo il 5% dei tumori sviluppati in età pediatrica, mentre un altro 5% è causato dall’esposizione a particolari condizioni ambientali; restano ignote le cause del 90% dei tumori sviluppati tra i più giovani.

Per quel che riguarda i trattamenti di cura possiamo affermare che nonostante il tumore in età adolescenziale rappresenti una minoranza e per di più è notevolmente differente da quello in età adulta, i centri di cura si stanno via via affermando. Infatti, dagli anni Settanta si sono andati diffondendo sempre più i centri specializzati, oggi presenti nella quasi totalità dei centri oncoematologici pediatrici italiani. Notizia positiva è l’aumento della sopravvivenza al tumore: a 5 anni da tumore gli adolescenti vivi sono l’86%, con un incremento del 17% negli ultimi 15 anni.

Infine, altro punto su cui bisogna incessantemente battere riguarda il coinvolgimento nell’ambito sanitario oltre che naturalmente di medici e infermieri, di psicologi e assistenti sociali.

Il progetto Martina rompe il tabù sui tumori giovanili. Gli studenti: «Vogliamo essere informati»

Da circa sei anni il Progetto è sostenuto in Puglia dal Lions Club International per diffondere la cultura della prevenzione tumori e dell’informazione tra i giovani

Martina non aveva neanche 25 anni quando ha scoperto di avere un nodulo al seno, ma lo ha trascurato per “ignoranza” e mancanza di informazione, convinta che i giovani non potessero ammalarsi di tumore.

Eppure i tumori giovanili esistono, anche se rari. Martina è morta giovanissima, ma ha lasciato un testamento in cui chiedeva espressamente che i giovani fossero “accuratamente informati ed educati ad avere maggior cura della propria salute e maggiore attenzione al proprio corpo”.

Il suo messaggio è stato accolto dal “Progetto Martina” del Lions Club International, progetto che da circa dieci anni, da sei in Puglia, diffonde la cultura della prevenzione tumori e dell’informazione proprio tra i giovani, attraverso incontri tra medici volontari e studenti di scuole superiori.

Sabato sera al Teatro comunale di Corato si è svolta la manifestazione conclusiva del “Progetto Martina”, durante la quale si sono analizzati risultati, obiettivi e progetti futuri di questa iniziativa, alla presenza di Gian Maria De Marini, governatore del distretto pugliese 108AB del Lions Club International, Riccardo Zinfolino, Presidente del Lions Club Castel del Monte Host, Michele Mastrodonato, medico e coordinatore distrettuale del progetto, Cosimo di Maggio, docente di radiologia all’Università di Padova e ideatore del “Progetto Martina”, e Giorgio Assennato, Direttore generale di Arpa Puglia.

Dopo i ringraziamenti iniziali da parte del Presidente Zinfolino, rivolti a tutti i medici che hanno collaborato al progetto nel distretto pugliese, e a tutti i giovani studenti che hanno partecipato a questo percorso, Mastrodonato ha illustrato i risultati per l’anno scolastico 2013-2014, analizzando i dati emersi dai questionari sottoposti a tutti gli studenti dopo gli incontri informativi.

Sono 9.679 i ragazzi intervistati, studenti dei 105 istituti scolastici in cui si è svolto il progetto in 43 località pugliesi, tra cui anche Corato; 98 i medici relatori (più della metà medici del Lions Club), «tutti volontari – ha precisato Mastrodonato – che hanno incontrato e informato i ragazzi offrendo grande disponibilità e impegno a titolo gratuito». I questionari somministrati avevano lo scopo di conoscere le abitudini dei ragazzi e il loro approccio culturale al problema “tumori”.

«Dai dati emersi, possiamo dedurre che circa il 95% dei giovani intervistati è consapevole che un adeguato stile di vita possa ridurre il rischio tumori, inoltre che pochi ragazzi, circa il 14%, hanno ancora molta paura a parlare dell’argomento, mentre la restante parte ne ha poca (40%) o per nulla (45%)».

Un dato negativo è invece quello relativo alla scarsa conoscenza del Papilloma virus: «Il 57% dei ragazzi ammette ancora di non conoscere il Papilloma virus, principale responsabile del tumore al collo dell’utero». Altri dati positivi emersi dai questionari sono: la facilità di comprensione del linguaggio medico e l’indice di gradimento degli incontri. «Il 91% dei ragazzi consiglierebbe questi incontri ad altri studenti e invita a continuare il nostro progetto. Questa per noi è una grande soddisfazione».

Il successo del “Progetto Martina” in Puglia lo si può misurare anche guardando il trend positivo di questi sei anni, che hanno registrato un progressivo aumento del numero dei medici relatori e degli istituti e degli studenti coinvolti; ma anche verificando gli effetti che gli incontri hanno avuto sui ragazzi.

«Ci siamo domandati – ha continuato Mastrodonato – se dopo gli incontri i giovani avessero cambiato abitudini e stili di vita. Lo abbiamo quindi chiesto ai ragazzi intervistati negli anni scorsi e le risposte ricevute sono molto soddisfacenti: il 61% dichiara di aver migliorato l’alimentazione, il 78% di fare più attività fisica e il 34% di aver smesso di fumare».

Insomma il “Progetto Martina” del Lions Club sembra portare risultati importanti, con grande soddisfazione di tutti i promotori, che sono intenzionati a continuare e a migliorare sempre di più, anche grazie ai tantissimi commenti e consigli che i ragazzi inseriscono nei questionari. «I ragazzi ci chiedono di migliorare ancora le qualità delle informazioni, di avere relatori giovani, di utilizzare diapositive più “dinamiche”, di coinvolgere di più i genitori, perché è anche all’interno della famiglia che deve avvenire il cambiamento».

Anche Di Maggio, ideatore del “Progetto Martina” in Veneto agli inizi del 2000 e oggi coordinatore nazionale, ha sottolineato l’importanza dei suggerimenti dei ragazzi: «Il nostro progetto è cresciuto proprio sulla base dei commenti dei giovani coinvolti e i consensi e i risultati ottenuti stanno dando senso al nostro lavoro, che nasce nella scuola ma continua nella vita dei ragazzi».

Un lavoro che non solo è stato riconosciuto come service a rilevanza nazionale per la sua utilità in tutta la penisola, ma che allarga sempre di più i suoi confini, travalicando anche quelli nazionali: «Da poco la nostra iniziativa è giunta anche in Cina e presto arriverà in Brasile. Il nostro obiettivo è di diffondere nel mondo la cultura della prevenzione contro i tumori tramite questo progetto che noi del Lions Club International, con la collaborazione anche di medici non “Lions”, portiamo avanti con la serietà, la competenza e l’organizzazione che ci contraddistinguono».

Gli accordi di collaborazione, siglati proprio in questi giorni tra il Lions Club International Distretto 108AB e associazioni scientifiche quali l’Aogoi (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) e il Siu (Società Italiana di Urologia) danno maggiore forza al “Progetto Martina”, garantendo la collaborazione di ulteriori medici specialisti e il supporto di importanti strumenti scientifici. A suggellare questi accordi, sono intervenuti sul palco del teatro, il dottor Alessandro Mastoririlli per l’Aogoi e il dottor Filippo Portoghese della Società Apulo Lucana di Urologia, entrambi manifestando pieno appoggio a questa iniziativa firmata Lions Club.

Prima della conclusione della manifestazione e della consegna di attestati di riconoscimento ai medici relatori che hanno incontrato i tanti ragazzi pugliesi, il professor Giorgio Assennato dell’Arpa Puglia è intervenuto per parlare dei legami esistenti tra ambiente e rischio tumori, argomento che gli stessi studenti intervistati hanno chiesto di approfondire nei loro commenti.

Partendo dalla situazione di Taranto, dove «studi epidemiologici condotti dal 1999 al 2010 hanno rilevato come la percentuale di morti per tumore sia maggiore a ridosso del quartiere Tamburi, dove si trova l’Ilva», tuttavia Assennato ha messo in evidenza la complessità del problema: «Una valutazione oggettiva del rapporto ambiente-salute è molto difficile, perché manca l’evidenza tecnico-scientifica e nelle valutazioni di impatto ambientale è quasi assente la valutazione di impatto sanitario».

La testimonianza di uno studente coratino, molto soddisfatto dell’esperienza e della semplicità del linguaggio medico utilizzato durante gli incontri, e la consegna degli attestati a tutti i medici, hanno concluso la serata. La cerimonia finale ha segnato solo la tappa di un percorso, cioè la conclusione del “Progetto Martina” anno 2013-2014, ma la continuazione di un lungo cammino che proseguirà per rompere il silenzio tra i giovani sui tumori, e a portare quanto più possibile il messaggio della giovane Martina tra i ragazzi di tutto il mondo.

 

Tumori a testicolo e pene in aumento, soprattutto tra i giovani 16-24 anni

Cause genetiche, prematurità di nascita, inquinamento atmosferico, alimentazione scorretta, fumo e alcol, ma anche scarsa igiene, tra le cause dei tumori

Il tumore al testicolo e pene è in aumento del 45% negli ultimi 30 anni. Soprattutto tra giovani tra i 16 e i 24 anni. La frequenza nella popolazione italiana è di circa 3 casi l’anno per 100.000 persone, ma nella fascia di età compresa tra i 16 e 40 anni si superano i 6 casi ogni 100.000. Fortunatamente “il trend della mortalità è invece in costante diminuzione – sottolinea il Professor Giuseppe Martorana, Presidente SIUrO; Ordinario di Urologia e Direttore della Clinica Urologica del Sant’Orsola – con una media annuale di 0,4 decessi ogni 100.000 uomini in Italia. La mortalità è diminuita del 70% a testimonianza dei significativi progressi raggiunti nella terapia di questo specifico tumore, oggi il 92% degli uomini con cancro diffuso può essere curato. Fondamentale in questo senso – continua Martorana, risulta la diagnosi precoce, l’autopalpazione per il testicolo e l’igiene del pene”. Dagli esperti riuniti a Bologna un monito quindi agli uomini: a partire dai 45 – 50 anni devono imparare dalle donne, che ogni anno si sottopongono a un controllo ginecologico, a chiedere al proprio medico di base tutte le informazioni utili per sottoporsi a un check up. L’esame del cosiddetto “marcatore Psa” è una semplice analisi del sangue che può dare immediata evidenza dell’insorgere della patologia e guidare il percorso medico. Attenzione se in famiglia c’è qualcuno malato, le possibilità aumentano. È importante non trascurare i primi segnali: bruciore, difficoltà urinarie, frequenza della minzione e sangue nelle urine o nello sperma. Chi ha questi sintomi non ha alibi per non farsi subito controllare. di Roberta Maresci

Desio, asportano tumore a 14enne e le salvano la milza. Dieci i casi nel mondo

Intervento chirurgico fuori dall’ordinario all’ospedale di Desio. Lo scorso 1 agosto, l’equipe di Dario Maggioni, primario unità operativa di chirurgia generale del nosocomio desiano, ha asportato un tumore di 76 mm dal pancreas di una bambina di 14 anni, per via mini-invasiva e preservando la milza. Si tratta di una tecnica fortemente innovativa: in tutto il mondo sono 10 i casi di tumore solido pseudo papillare del pancreas sottoposti a suddetto intervento con preservazione della milza.
La giovane, residente in provincia, presentatasi al pronto soccorso, fu ricoverata nel reparto di pediatria per colica addominale. A seguito di una risonanza magnetica la pessima sorpresa e la decisione di procedere chirurgicamente. Dopo cinque ore di intervento e un decorso post operatorio di una giornata effettuato nel reparto di terapia intensiva, la paziente è rientrata nel reparto chirurgico dove il miglioramento delle condizioni cliniche e dei parametri si è rivelato rapido. Due ecografie di controllo, eseguite 7 e 9 giorni dopo l’operazione, hanno confermato la buona riuscita dell’intervento. Il 10 agosto le dimissioni.
«Abbiamo asportato due terzi dell’organo, il corpo e la coda pancreatica, – spiega nel corso di una conferenza stampa Maggioni – l’intervento è da considerarsi risolutivo. Non sono molti i centri che applicano questa tecnica e la preservazione della milza, in un caso come questo, è, senza dubbio, un successo. Il mio ringraziamento, oltre che alla direzione, va necessariamente ai colleghi impegnati nel caso, l’interazione tra i reparti e le competenze specifiche sono state alla base di questo intervento».
Parole confermate da Biagio Leone, primario del servizio di anatomia patologica dell’ospedale di Desio: «Si è trattato di una lesione rara, – ha commentato Leone – che rappresenta l’1% di tutti i tumori del pancreas e che colpisce, nel 90% dei casi, donne giovani, età media di circa 28 anni. Viene considerata a bassa malignità e nell’85-95% dei casi l’asportazione determina la cura definitiva. La giovane, comunque, verrà seguita mediante controlli ambulatoriali e ecografie addominali per almeno 5 anni».
Il filmato dell’intervento, data l’eccezionalità del caso, la tecnica attuata e la preservazione della milza, è stato inviato a un congresso internazionale di videochirurgia. (Andrea Meregalli)

Fonte: mbnews.it/ – Venerdì 16 Settembre 2011 

Sperimentazioni a tutto campo

Molti farmaci che stimolano il sistema immunitario a reagire contro le cellule malate si stanno affacciando sul mercato o stanno affrontando le sperimentazioni cliniche. Ecco alcuni dei più promettenti:

Tumore della prostata
Sono molti i prodotti in sperimentazione per questo tipo di tumore. L’unico approvato è il Silupeucel-T (Provenge). E’ basato sull’isolamento di alcune proteine del tumore del singolo malato, sul loro potenziamento (dal punto di vista immunologico) e sulla successiva reinfusione delle stesse, in modo che agiscano poi da stimolanti specifici. Approvato negli Stati Uniti (in Europa dovrebbe arrivare entro il 2013), il Sipuleucel-T allunga la vita, in media, di circa quattro mesi, al costo di oltre 90 mila euro a ciclo. La sua commercializzazione ha suscitato un’accesa discussione sui costi di queste terapie e sui rapporti tra questi e i benefici reali.

Pancreas
L’idea risale a più di 100 anni fa, quando il medico newyorkese William Coley iniettò in malati oncologici streptococchi e serratie, al fine di risvegliare la risposta immunitaria; a riprenderla e verificarla è stato ora un gruppo dell’Università di Rostock, in Germania, che ha dimostrato, su modelli animali, che l’iniezione di spore di Clostridium novi agisce da potente stimolante sul sistema immunitario in animali con carcinomi del pancreas, facendo scomparire le masse tumorali più voluminose. Le spore infatti germinano in assenza di ossigeno, condizione tipica delle cellule neoplastiche, e così facendo attivano le difese, le quali distruggono la massa.

Sistema nervoso
I risultati di uno studio clinico interamente condotto dal National Cancer Institute statunitense su oltre 200 bambini malati di neuroblastoma, un tumore del sistema nervoso periferico molto aggressivo, pubblicati sul “New England Journal of Medicine”, non lasciano dubbi: è ora di considerare l’immunoterapia come il gold standard per questi malati. Gli oncologi dell’Università di San Diego hanno infatti dimostrato che, aggiungendo un cocktail costituito da un anticorpo monoclonale chiamato ch14.18 insieme a fattori che stimolano la risposta immunitaria alla normale chemioterapia, la sopravvivenza dopo due anni passa dal 46 al 66 per cento.

Cervello
I tassi di sopravvivenza ottenuti nello studio clinico preliminare pubblicato su “Clinical Cancer Research” dagli oncologi dell’Università di Los Angeles in pazienti con glioblastoma, uno dei tumori cerebrali più spietati, lasciano stupefatti: si è passati infatti da un valore medio di 15 mesi a oltre 30. Il vaccino si basa sullo stesso principio di quello prostatico, e sfrutta le potenzialità delle cellule dendritiche, una delle popolazioni di cellule del sistema immunitario più attive contro quelle tumorali.
Il vaccino si ottiene prelevando specifiche proteine dal tumore asportato, mettendole a contatto con le cellule dendritiche del malato e poi reiniettando queste ultime nell’organismo, in modo che riconoscano le cellule neoplastiche e le distruggano. Vaccini basati sullo stesso principio sono in sperimentazione contro il melanoma e alcuni tipi di sarcoma.

di Agnese Codignola

http://espresso.repubblica.it/ (12 settembre 2011)

 

TUMORI: SENO, NELLE GENERAZIONI PIU’ GIOVANI SI MANIFESTA 8 ANNI PRIMA

Roma, 12 set – Alcuni tipi di cancro al seno ereditario – quelli correlati alle mutazioni del gene BRCA – si manifestano nelle generazioni piu’ giovani con 8 anni di anticipo rispetto all’eta’ in cui il tumore e’ insorto nelle ”antenate”. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato su Cancer, i ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center dell’Universita’ del Texas di Houston (Usa).
Gli studiosi hanno studiato un gruppo di 132 donne affette da tumore al seno portatrici di varianti del gene BRCA – ?che predispongono allo sviluppo di cancro alla mammella in giovane eta’ – 106 delle quali provenivano da una famiglia in cui si era verificato un caso di carcinoma ovarico o alla mammella correlato alle mutazioni di BRCA. I ricercatori hanno cosi’ dimostrato che queste forme di cancro si manifestano nella seconda generazione 7,9 anni prima rispetto alla generazione precedente. Lo screening, spiega Jennifer Litton che ha guidato la ricerca, e’ quindi ”necessario effettuarlo almeno dieci anni prima rispetto all’eta’ in cui il tumore e’ stato diagnosticato alla persona che, in famiglia, lo ha sviluppato per prima”.

VI Meeting Giovani – Life, Love, Light, ma non avere paura di vivere!

Altre Associazioni partecipanti:

Associazione Le Opere del Padre Onlus
Fondazione Il Giardino delle Rose Blu
Associazione Nuovi Orizzonti Onlus
Anffass Onlus
Libreria “I Gabbiani”
Laboratorio “Un bicchiere d’acqua fresca”
ASD La Fenice