GIORNATA MONDIALE CURA TUMORI INFANTILI. Manuela Lucchini intervista Dott. Marco Zecca e Marisa Fasanelli

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Leucemie e linfomi: grazie alle nuove terapie oltre il 70% dei bambini può guarire

Nella sala delle Colonne della Banca popolare di Milano , il 19 e 20 gennaio si è volto un convegno su: «I tumori nell’età pediatrica». É stato promosso dalla LILT di Milano in collaborazione con la Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e la Fondazione Monza – Brianza per il Bambino e la sua mamma. Le strategie terapeutiche adottate dagli anni ’80 nella cura delle leucemie e dei tumori solidi dell’età pediatrica (bambini e adolescenti) hanno portato un costante e continuo miglioramento prognostico soprattutto per leucemie, linfomi, tumori embrionali, sarcomi dell’osso e delle parti molli. Gli studi di sopravvivenza indicano che, nei paesi occidentali, oltre il 70% dei pazienti con tumore pediatrico è vivo a 5 anni dalla diagnosi: oggi un individuo adulto su 1000 è una persona guarita da un tumore dell’età infantile. Il monitoraggio e il bilancio di salute di questi individui che rappresentano il successo dell’oncologia pediatrica, hanno messo in luce alcune tematiche relative a eventuali effetti tardivi delle terapie antitumorali. Tali effetti, più o meno rilevanti, possono influire sulla qualità di vita dei guariti. La gestione delle tematiche relative a possibili sequele su funzioni o apparati (endocrine, cardiologiche, riproduttive, motorie, cognitive, psicologiche) e di problemi di tipo sociale e lavorativo sono l’oggetto del convegno che vuol trasmettere e rendere consapevoli questi individui e i loro curanti sulle opportunità di possibili azioni preventive e di controllo rivolte alla migliore gestione della loro salute. Il convegno, presieduto da Franca Fossati Bellani (presidente Lilt sezione di Milano, è indirizzato non solo a chi conosce le tematiche dell’oncologia pediatrica, ma anche medici e non, che nel loro percorso incontreranno un adulto guarito da un tumore infantile. Del comitato scientifico fanno parte Andrea Biondi, Maura Massimino, Momcilo Jankovic, Monica Terenziani.

In Italia mancano i medicinali anti cancro. “Sono low cost e le aziende non le producono”

Negli ospedali italiani mancano i farmaci essenziali per curare i tumori. Dopo lo scandalo americano, dove i medicinali scareggiano già da più di un anno, ora il problema si allarga a macchia d’olio anche in Italia. L’allarme arriva dal centro di riferimento oncologico di Aviano, ma riguarda tutti i paesi d’Italia. Una ventina di farmaci basilari per la terapia del cancro sono sempre più difficili da reperire. Ma di chi è la colpa? “Sembra paradossale” spiega Umberto Tinelli direttore del dipartimento di oncologia medica di Aviano. Le case farmaceutiche hanno grosse responsabilità alle proteste dei medici americani hanno risposto che è un problema di produzione e di reperimento della materia prima, ma in realtà c’è il forte sospetto che tutto sia legato alla convenienza economica e al guadagno.
Infatti non è un problema di elevato costo. Ma tutt’altro. Visto che sono in uso da molto tempo costano poco e quindi fruttano poco alle case farmaceutiche che li commerciano sempre meno. Le multinazionali sarebbero sempre più orientate verso farmaci biologici e non producano quelli che hanno un costo molto inferiore come quelli tradizionali
“Così abbiamo nove pazienti malati di tumore ai linfonodi che non possono iniziare l’iter per per il trapianto”. La denuncia del direttore del Dipartimento di Oncologia Umberto Tirelli. “Qui manca la carmustina, utilizzata nel trattamento dei linfonodi prima del trapianto di midollo”. Scarseggiano o mancano del tutto i componenti fondamentali per le chemioterapie, per le leucemie acute, i linfomi e tumori al testicolo. E anche se in alcune centri i medicinali vengono sostituiti come capita all’Ieo di Milano con il Caelyx (soprattutto per tumori ovarici e mammari) si stanno vagliando delle alternative
“Così siamo stati costretti, con notevoli difficoltà e con grande ansia e preoccupazione di pazienti e familiari, a trovare valide strade alternative alla mancanza del farmaco. In alcuni casi sono stati scelti farmaci sperimentali e in altri, meno “urgenti” abbiamo optato di allungare i tempi di attesa sapendo di non compromettere gravemente la salute del paziente. Questa non è la prima volta che ci troviamo di fronte a una carenza di farmaci fondamentali e non sostituibili se non in via sperimentale. Infatti, la Carmustina non è stata disponibile per 3 mesi nel 2009 e la Bleomicina, altro farmaco indispensabile per la terapia dei linfomi e dei tumori del testicolo, non è stato reperibile per 2 settimane ad inizio anno”.
Cosa fare allora per arginare questo fenomeno inquietante? “Non mi sembra una buona idea la proposta di legge di cui si discute negli Stati Uniti di obbligare le industrie ad avvisare sei mesi prima della mancanza dei farmaci, perché sarebbe una vera e propria istigazione all’accaparramento dei farmaci che si saprebbero mancanti entro poco tempo, con tutte le conseguenze negative come il mercato nero. Un’argomentazione molto convincente sarebbe invece quella di non approvare più quei farmaci, in particolare quelli biologici oncologici, prodotti dalle multinazionali e venduti a prezzi astronomici quando queste e le loro piccole filiali non producano più quei farmaci oncologici tradizionali (chemioterapici “vecchi”) che costano poco ma dei quali sentiamo la mancanza perché in grado di guarire certe malattie oncologiche”.
Nel frattempo in Italia per sopperire ai problemi di mancanza periodica di questi farmaci, spesso a causa del meccanismo perverso delle gare di aggiudicazione che avvengono a livello locale e regionale, si potrebbe seguire la soluzione che è stata adottata per, ad esempio, la rete di antidoti e la rete dei vaccini, che sono magazzini/banche nazionali che servono per sopperire alle eventuali mancanze locali di antidoti contro veleni o di vaccini. Si potrebbe pertanto costituire un magazzino/banca centrale dipendente dal Ministero della Salute ed in collaborazione con l’Ospedale Militare di Firenze (che potrebbe produrre in parte questi farmaci), che tenga come scorta quei farmaci che si sa possono venire a mancare negli ospedali italiani, che costano molto poco ma che sono essenziali non solo in oncologia ma anche in altre branche della medicina.
Di Floriana Rullo

FONTE: affaritaliani.it –  Venerdì, 14 ottobre 2011