In Lombardia una ‘rete di sicurezza’ perfeziona il percorso di cura

Per un paziente che scopre di avere un tumore il percorso di cura puo’ essere difficile quanto camminare su un filo sospeso nel vuoto. E’ giustamente spaventato, insicuro, e vorrebbe una ‘rete di sicurezza’ che lo protegga durante quello che e’ un vero e proprio salto nel buio. Questa rete esiste in Lombardia. Si chiama Rete oncologica lombarda (Rol), nome complesso per una funzione tanto semplice quanto efficace: portare le cure contro i tumori ovunque, e al massimo livello possibile, perchè ogni paziente si senta sempre al sicuro durante tutto il suo percorso di guarigione.
Per capire appieno il funzionamento della Rol e’ utile fare un esempio: se un paziente ha bisogno di effettuare un esame diagnostico, può farlo nel suo ospedale di riferimento, dove però può succedere che la lista d’attesa sia un po’ piu’ lunga. Ma puo’ fare lo stesso identico esame anche in un qualsiasi altra struttura regionale dotata delle stesse strumentazioni: la parola chiave e’ ‘identico’, perché grazie alla rete Rol tutti i centri condividono le stesse procedure e protocolli, garantendo quindi che l’esame sia stato svolto al meglio. In parole povere, il malato potrà anche fare l’esame in una struttura diversa, ma e’ come se l’avesse fatto nel solito ospedale. ”Si tratta di spostare gli elettroni, e gli uomini solo quando e’ necessario” chiarisce Luciano Bresciani, assessore alla sanità della Regione Lombardia. ”Nella rete tutte le funzioni necessarie all’oncologia lavorano come in un’orchestra: ciascuna funzione risiede nel proprio ospedale, ma si condividono le stesse identiche procedure. In poche parole, e’ come se ci fosse uno stesso spartito condiviso da tutti gli operatori sanitari, suonato contemporaneamente dalle 120 strutture lombarde, e dalle loro funzioni”.
E’ quindi come se l’intera Lombardia fosse un unico, grande ospedale virtuale con identici punti di accesso dislocati su tutto il territorio. ”Se un cittadino va ad esempio all’Istituto nazionale dei Tumori – dice Bresciani – fisicamente e’ entrato in quell’ospedale; ma in realtà e’ entrato in tutta la rete delle funzioni oncologiche. Quindi, e’ vero che si puo’ distinguere il luogo in cui e’ andato, ma non e’ cosi’ dal punto di vista funzionale, perché la rete e’ distribuita in modo identico su tutto il sistema”.
In pratica, si e’ passati con la Rol da un’organizzazione sanitaria verticale, a una orizzontale. ”Tutto e’ in collegamento: si condividono gli stessi piani terapeutici, e addirittura in alcune realta’ si e’ gia’ arrivati alla personalizzazione delle terapie. La rete oncologica e’ un ‘cluster’, un raggruppamento di funzioni oncologiche: se un paziente ha bisogno di un qualsiasi esame diagnostico, puo’ andare a ‘pescarlo’ ovunque all’interno della rete, senza che ci siano differenze”.
Un sistema del genere ha diversi vantaggi: ad esempio, non e’ piu’ necessario andare nelle grandi città per ricevere le cure migliori, ed e’ possibile abbattere le attese per un esame perché si puo’ contare su molti centri tra loro equivalenti. E il sistema cosi’ efficiente che, in Lombardia, un terzo dei pazienti oncologici proviene da un altro territorio. ”Ecco perché il cittadino viene anche da fuori Regione – conclude l’assessore – per riuscire ad avere la multidiplinarietà delle funzioni, in sinergia. Questa e’ la direzione della Regione Lombardia, che sta strutturando il sistema in orizzontale, dove c’e’ un coordinamento che non e’ affatto centralizzazione, e ci tengo molto a dirlo. Con questo, stiamo davvero trasformando la sanità lombarda”.

Fonte: ansa.it – 04 novembre