Anniversario Chernobyl: il nucleare è sicuro?

Come si può definire “sicuro” il nucleare? Minimizzare i rischi del nucleare, soprattutto a seguito di incidenti come Chernobyl e Fukushima, non aiuta a capire la reale entità dei danni sulla salute e soprattutto come fronteggiarli. Soleterre, coi suoi 10 anni di lavoro nelle oncologie pediatriche di Kiev, testimonia che nonostante sia passato più di un quarto di secolo, l’incidenza sulla salute sia ancora alta, soprattutto per la popolazione infantile.

Chiedendo a Monti di rivalutare il risultato del referendum contro il nucleare dello scorso anno, i 100 medici-scienziati di Galileo 2011 – associazione presieduta da Umberto Veronesi, hanno cercato di ridimensionare la pericolosità delle radiazioni per la salute degli esseri umani. Chernobyl e Fukushima dimostrano però che il reale problema sia innanzitutto la gestione delle centrali nucleari e degli incidenti che in esse possono avvenire. Tali incidenti, sia che si verifichino per errori umani che per catastrofi naturali, appaiono sempre più incontrollabili dall’uomo. L’ambasciata ucraina di Parigi, nel 2004, rendeva noto che il 94% dei liquidatori (coloro che si occuparono del recupero della zona di Chernobyl) era malato e che 25 mila liquidatori di origine ucraina erano morti. A testimonianza che non solo gli addetti ai lavori erano stati colpiti, la stessa ambasciata, l’anno successivo, dichiarò che 3 milioni e mezzo di persone avevano subito un forte irraggiamento a causa dello scoppio del reattore: 2.646.106 cittadini ucraini vennero ufficialmente riconosciuti vittime della catastrofe nucleare. Lavorando in Ucraina da più di dieci anni, Soleterre sa bene che gli effetti dell’incidente di Chernobyl sono ancora presenti, nonostante siano passati 26 anni. L’osservazione presso i reparti di oncologia pediatrica e neurochirurgia ha verificato che se tra il 1981 e il 1985 i bambini affetti da tumore maligno erano il 33,3%, negli anni successivi a Chernobyl erano diventati il 46,7%, nel 2011 la percentuale era salita ancora al 68,7%*. Molte mamme nei reparti – nate nell’anno dell’incidente e negli anni successivi – hanno avuto più aborti e figli che presentano patologie tumorali in giovanissima età (prima dei tre anni).

A questo si aggiunga che la popolazione ucraina soffre tutt’ora di quel fatalismo paralizzante, definito sindrome di Chernobyl, che ha inciso profondamente sulle nascite: la popolazione infantile è passata da 11 milioni e mezzo nel 1990 a 8 milioni nel 2011. La paura che, a causa dell’incidente nucleare e della contaminazione, i propri figli possano ammalarsi o avere delle malformazioni, è ancora molto forte. In questo triste anniversario, Soleterre vuole ribadire la necessità che la comunità internazionale stanzi fondi per le popolazioni colpite e che le risorse della scienza vengano impiegate per verificare, attraverso studi indipendenti, i reali effetti delle contaminazioni a Chernobyl come a Fukushima. Appare poco utile, per la salute degli individui, limitarsi ad alzare i limiti di esposizione alle radiazioni considerati pericolosi. Dopo Chernobyl l’Unione Sovietica alzò il limite a 5 mSV/anno, il governo giapponese, dopo Fukushima, a 20 mSV/anno: la CIPR – Commissione Internazionale di Protezione Radiologica, indica come limite per un adulto la quantità di 1 mSV/anno. La mancanza di trasparenza da parte del governo e della lobby nucleare giapponesi ha spinto alcune associazioni a contattare Soleterre per cercare di capire cosa ancora oggi stia succedendo in Ucraina. L’obiettivo della società civile giapponese è che non vengano fatti gli stessi errori di valutazione che, dopo il 1986, fece l’Unione Sovietica.

«Proteggere i nostri figli e garantire loro la salute – sostiene il presidente di Soleterre Damiano Rizzi – è un nostro dovere morale. La società civile italiana lo ha già capito ribadendo un fermo no al nucleare nel referendum dello scorso anno. Soleterre chiede che non si metta in discussione la volontà popolare e che la comunità scientifica si adoperi per stabilire i veri rischi di un incidente nucleare monitorando con trasparenza e onestà intellettuale quello che sta succedendo a Chernobyl e a Fukushima, affinché nessun interesse economico venga anteposto alla salute e al benessere degli individui». Soleterre lavora nei reparti di oncologia pediatrica e neurochirurgia infantile di Kiev che, nonostante le necessità crescenti, versano in grave mancanza di mezzi e medicinali. È possibile aiutare con una donazione su www.soleterre.org. (di Tommaso Tautonico)