Gli allenatori europei promuovono la prevenzione tra i giovani

Accordo tra Insieme contro il cancro e l’associazione dei coach di calcio

Una campagna europea per insegnare agli allenatori come promuovere la prevenzione tra i giovani

La Fondazione Insieme contro il cancro e l’Associazione europea degli allenatori di calcio (AEFCA, Alliance of European Football Coaches Association) promuoveranno nei prossimi due anni, in tutto il Vecchio Continente, il progetto Allenatore Alleato di Salute per insegnare ai coach come educare i più giovani ai corretti stili di vita. L’accordo tra le due organizzazioni è stato siglato mercoledì 6 febbraio al Parlamento di Bruxelles. 
L’iniziativa è già avviata da oltre tre anni nel nostro Paese, dove sono stati impostati corsi specifici in collaborazione con l’Associazione italiana allenatori calcio (Aiac) e la Federazione italiana giuoco calcio (FigcC). Nelle prossime settimane partiranno attività formative simili in Croazia e Portogallo e presto anche in altri Paesi. In particolare, il progetto prenderà il via a livello europeo con la distribuzione di quattro opuscoli in lingua inglese, con protagonista Massimiliano Allegri.
In totale sono oltre 1,6 milioni i nuovi casi di cancro l’anno che in Europa possono essere evitati seguendo poche e semplici regole come eliminare il fumo, limitare il consumo di alcol o seguire una dieta sana come quella mediterranea.
«Quattro casi di tumore su dieci sono prevenibili adottando stili di vita sani» sostiene Francesco Cognetti, presidente di Insieme contro il Cancro. «I giovanissimi europei – aggiunge – hanno davvero bisogno di essere educati alla salute. Il 29% fuma regolarmente mentre il 5% è obeso. Preoccupa poi la sedentarietà, un sottovalutato fattore di rischio che determina un quinto di tutti i tumori. Il 25% degli under 19 del Continente non fanno mai attività fisica».
Secondo una ricerca, condotta su oltre 25mila adolescenti italiani, il coach è l’adulto più interpellato dai giovani per quanto riguarda la salute e riscuote più fiducia dei genitori o degli insegnati.
Le varie iniziative di Allenatore Alleato di Salute sono state sostenute con una serie di video sui corretti stili di vita, una forte attività sui principali social media e un sito internet: www.allenatoredisalute.eu. «Adesso – precisa l’oncologo – tutti gli allenatori di calcio dei 40 Paesi che aderiscono all’AEFCA potranno usufruire degli stessi strumenti di supporto. Abbiamo inoltre intenzione di allargare il progetto ad altri sport, come per esempio il basket».
«Vogliamo trasformarci nei custodi della salute dei giovani» conviene Walter Gagg, presidente dell’AEFCA. «Lo sport svolge un ruolo educativo fondamentale – aggiunge – e, come dimostrano numerose indagini, i bambini e gli adolescenti sono sempre più alla ricerca di punti di riferimento tra gli adulti.
Noi allenatori dobbiamo a nostra volta imparare a rapportarci con gli atleti anche su un tema estremamente delicato come la salute. Ringraziamo quindi i colleghi italiani perché sono stati i primi in Europa ad avviare un’iniziativa così importante».
per saperne di più : healthdesk.it

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Emergenza inquinamento, in Italia crescono i tumori infantili

Emergenza inquinamento, in Italia crescono i tumori infantili
Aumentano le malattie oncologiche nelle zone più inquinate, e sale l’incidenza tra i più giovani. L’allarme degli epidemiologi in un convegno alla Camera dei Deputati
di SANDRO IANNACCONE
ITALIA, è emergenza inquinamento e cancro. E le due cose sono correlate. La comunità scientifica lo sa da tempo: l’inquinamento di acqua, terra e aria ha ricadute pesanti sul benessere e rappresenta un fattore di rischio acclarato per lo sviluppo di malattie a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e, per l’appunto, di malattie oncologiche. Se ne è discusso oggi alla Camera dei Deputati in occasione del convegno “Emergenza cancro – fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti”, organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) in collaborazione con Confassociazioni Ambiente.
• LA PORTATA DEL FENOMENO
I numeri parlano da sé: già nel 2016 il ministero della Salute aveva diffuso una mappa delle aree più contaminate d’Italia, associata al rischio di sviluppare malattie oncologiche: dai dati emergeva un incremento che arrivava fino al 90% in soli 10 anni, in particolare per tumore alla mammella, alla tiroide e mesotelioma, notoriamente legati all’esposizione a diossina, amianto, petrolio, policlorobifenili e mercurio. Ma c’è dell’altro: gli effetti dell’inquinamento colpiscono soprattutto i più piccoli. Uno studio condotto nel 2017 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, dicono ancora gli scienziati al convegno romano, ha evidenziato una maggiore incidenza di tumori nei bambini tra 0 e 14 anni e negli adolescenti tra 15 e 19 anni nell’area europea che comprende Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo.
• NON SOLO NELLA TERZA ETÀ
“Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i Paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell’accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche”, ha detto Ernesto Burgio, membro dell’European Cancer and Environment Research Institute (Eceri) di Bruxelles. “In genere si afferma che i tumori infantili sono una patologia rara. È opportuno però ricordare come, in termini assoluti, uno su 5-600 nuovi nati si ammalerà di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età; come, nonostante i significativi miglioramenti prognostici degli ultimi decenni, il cancro rappresenti la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l’anno d’età; come anche in questa fascia d’età, a partire dagli anni 1980-90, si sia assistito a un aumento significativo della patologia tumorale”.
• ATTENTI ALL’INQUINAMENTO
Si può fare molto, però, anche in termini di prevenzione. Perché molti dei fattori di rischio, e specie quelli legati a inquinamento e stili di vita, sono ben noti: “I cittadini si credono talvolta impotenti di fronte a questo tema ma invece sono proprio loro a poter cambiare la situazione con scelte consapevoli, a partire dagli acquisti piccoli o grandi di tutti i giorni. I nostri consumi possono modificare il mercato e nello stesso tempo costringere le aziende produttrici a essere veramente ecosostenibili: pretendiamo, quindi, alimenti, elettrodomestici e prodotti di uso quotidiano che siano scientificamente validati da Enti pubblici”, dichiara Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale e docente di Prevenzione Ambientale del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. “Ci sono poi semplici regole che ognuno di noi può seguire a casa propria per fare prevenzione ambientale – dall’utilizzo di bottiglie d’acqua in vetro anziché in plastica ai piccoli accorgimenti per migliorare la qualità e ridurre lo spreco di acqua potabile – e per evitare i danni causati dall’eccessiva esposizione all’inquinamento indoor e ai campi elettromagnetici.
• BIOMONITORAGGIO, UNO STRUMENTO IN PIÙ
La comunità scientifica ha a disposizione anche un altro strumento per migliorare la prevenzione delle malattie oncologiche e rendere più efficiente, dal punto di vista economico, il sistema sanitario nazionale. Il biomonitoraggio, ossia la raccolta, catalogazione e conservazione di tessuti biologici umani, da mettere poi a disposizione della comunità scientifica per studi retrospettivi ed epidemiologici. “Il biomonitoraggio”, spiega Marialuisa Lavitrano, che si occupa di risorse biomolecolari,. “rappresenta una grande sfida scientifica e di sanità pubblica, con risvolti significativi per la salute delle popolazioni esposte. L’idea alla base è semplice: raccogliere e analizzare campioni biologici per indagare i possibili danni causati, per esempio, dall’esposizione prolungata agli inquinanti ambientali, o per caratterizzare l’efficacia terapeutica di trattamenti oncologici”.
repubblica.it 19.9.18

Adolescenti: tutti i rischi legati a fumo, alcol e droga

I ragazzi di oggi non solo vivono una maggiore libertà ma sono sempre più precoci nelle loro esperienze di vita, soprattutto quelle trasgressive, legate al consumo di alcol, tabacco e droghe. Secondo Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid, quello che si trovano ad affrontare gli adolescenti di oggi (e quindi anche i loro genitori) è un vero e proprio percorso a ostacoli. Ne parliamo con Roberto Ceriani, epatologo di Humanitas.
Le abitudini pericolose diffuse tra gli adolescenti
“La World Health Organisation raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni – ha affermato il dottor Ceriani -. Dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità la prevalenza dei consumatori a rischio è diminuita rispetto all’ultimo decennio. Tra gli 11 e 17 anni Il 9,8% dei ragazzi e il 6,8% delle ragazze ha dichiarato di aver consumato bevande alcoliche lontano dai pasti e una quota minore ha dichiarato di aver praticato il binge drinking. Si stima che gli adolescenti minorenni considerati a rischio sulla base delle nuove evidenze scientifiche sono stati nel 2015 circa 800 mila”.
Delle abitudini pericolose diffuse tra gli adolescenti si è discusso anche in occasione della Notte Europea dei Ricercatori di Perugia, nell’ambito di SHARPER, un progetto nazionale che ha coinvolto 5 città ovvero Perugia, Ancona, Cascina, Palermo e L’Aquila, finanziato dalla Commissione Europea nel quadro delle Azioni Marie Sklodowska-Curie del programma Horizon 2020. Il tema è caldo perché gli adolescenti sono sempre più esposti ai rischi per la salute dovuti non solo all’uso di alcol, droghe e fumo ma anche ad energy drink e sigarette elettroniche.
Fumo
Molte insidie possono rendere difficile la vita dei genitori di figli adolescenti. Fra queste il vizio del fumo. I genitori dovrebbero spiegare ai figli che, se non si fuma, si guadagnano in media 10 anni di vita e si evita il rischio di malattie cardiovascolari, infezioni respiratorie e tumori. Non solo si vive più a lungo e in buona salute ma non fumare o smettere vuol dire anche respirare meglio, sentirsi più in forma, avere una pelle più bella e, non ultimo, risparmiare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tabacco provoca 6 milioni di morti l’anno nel mondo, ovvero determina più decessi di alcol, AIDS, droghe e incidenti stradali messi insieme. Ma il fumo piace sempre di più agli adolescenti italiani. I dati Doxa 2017 lo confermano: su oltre 11 milioni di fumatori in Italia, (22,3%), il 12,2% ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (28%) mentre nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni fuma il 16,2%. Ma c’è di più. Si fumano principalmente sigarette confezionate (94,3%), sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente delle non meno nocive sigarette fatte a mano (9,6%), diffuso soprattutto tra i giovani, spesso per motivi di convenienza economica. Anche l’uso della sigaretta elettronica aumenta, in generale, tra adulti e adolescenti. Secondi i dati di Eurobarometro 2017 in Europa, la usa il 2% della popolazione adulta, mentre nel nostro Paese, piace al 4% degli italiani e otto fumatori su dieci la utilizzano in combinazione con la sigaretta tradizionale, con l’obiettivo di smettere di fumare. Tra i 18 e i 24 anni, l’uso dell’e-cig si attesta su 1,8% di consumatori.
Alcol: mai prima dei 16 anni
Se nel breve termine l’alcool provoca un’iniziale euforia e perdita dei freni inibitori, riduzione della visione laterale (visione a tunnel), perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione, l’utilizzo prolungato nel tempo, invece, può aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi e, anche a basse dosi, l’alcol accresce il rischio per alcune malattie. Ecco perché i ragazzi non dovrebbero mai bere alcolici prima dei 16 anni. Secondo l’Oms infatti per gli adolescenti fino a 16 anni è raccomandata la totale astensione dall’alcool perché più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche a causa di una ridotta capacità del loro organismo a metabolizzare l’alcol. Basti pensare che il consumo di 20 g di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina un aumento percentuale di rischio: del 100% per la cirrosi epatica; del 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe; del 10% per i tumori dell’esofago; del 14% per i tumori del fegato; del 10-20% per i tumori della mammella; del 20% per l’ictus cerebrale (dati OMS). Attenzione anche agli energy drink, cioè bevande che contengono stimolanti, vitamine e minerali, tra cui caffeina, guaranà, taurina, varie forme di maltodestrina, carnitina e ginkgo biloba. Alcune possono contenere alti livelli di zucchero o glucosio. Molte bevande sono poi aromatizzate e colorate per somigliare a bevande analcoliche. Secondo uno studio Espad (lEuropean School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), in Italia circa 1 adolescente su 3 tra i 15 e i 19 anni assume abitualmente energy drink e le Regioni dove se ne consumano di più sono Trentino Alto Adige, Veneto, Abruzzo e Sicilia. L’uso eccessivo di tali bevande potrebbe aumentare il rischio di patologie croniche e degenerative, soprattutto in assenza di una dieta corretta e di regolare attività fisica.
“Energy drink e alcool: è una miscela purtroppo spesso usata tra gli adolescenti – ha aggiunto lo specialista di Humanitas -. Nel gennaio scorso è comparso uno studio (rivista Plos One) effettuato sui topi che sono gli animali da esperimento utilizzati come modello per lo studio sull’abuso delle droghe nell’uomo. Somministrando una bevanda ad alto contenuto di caffeina, come quella contenuta negli Energy drink e alcool a qualsiasi animale si ottiene una reazione caratterizzata da alterazioni del comportamento e della chimica cerebrale simile a quella ottenuta con la somministrazione di cocaina. Inoltre, la somministrazione continuata di questa miscela determina una minore sensibilità agli effetti gratificanti della cocaina per cui occorre utilizzare maggiore quantità di questa droga per ottenere lo stesso effetto”.
“Per questo motivo – ha proseguito Ceriani – anche se non questi risultati non possono ancora essere applicati all’uomo si può affermare che la miscela di energy drink e alcool è potenzialmente estremamente dannosa per chi la usa e a maggior ragione per gli adolescenti. Inoltre, anche i professionisti, per esempio operatori sanitari o forze dell’ordine, che vengono a contatto con vittime adolescenti dovrebbero considerare l’uso degli energy drink oltre a quello delle sostanze che creano dipendenza come alcol e droghe”.
Droga e stupefacenti: fra droghe leggere e pesanti non c’è differenza
Le droghe vanno sempre evitate, anche quelle cosiddette leggere. Il problema comune dell’assunzione di qualunque droga è la dipendenza che negli anni può creare danni irreversibili. Secondo i dati 2017 dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, in Italia i giovani tra 15 e 34 anni fanno uso di cannabis nel 19% dei casi, di cocaina nell’1,8, l’1% utilizza MDMA o ecstasy e lo 0,6% fa uso di anfetamine. In generale, le droghe compromettono il funzionamento del sistema nervoso centrale e le sostanze assunte regolarmente possono provocare alterazioni anatomiche della massa cerebrale. Ma non solo. Possono causare patologie polmonari croniche e, a livello neurologico e psicofisico, possono determinare sbalzi di umore, alterazioni nei legami familiari e affettivi, un peggioramento scolastico e una riduzione della concentrazione.
L’uso di farmaci psicoattivi
“Negli ultimi anni negli Stati Uniti c’è stato un notevolissimo incremento del consumo di oppiacei come eroina e una situazione analoga si sta verificando anche nell’Europa occidentale e quindi anche in Italia – ha affermato Ceriani -. Oltre oceano la politica commerciale delle case farmaceutiche ha saturato il mercato con gli antidolorifici oppioidi, farmaci simili alla morfina. I trafficanti di droga, che si erano dedicati nell’ultimo ventennio alla cocaina, hanno reintrodotto in maniera massiva, l’eroina e messo in vendita illegale anche sostanze psicoattive oppioidi come il Fentanyl e l’Oxycodone inventando il loro uso non terapeutico. Questo sta avvenendo negli ultimi mesi anche in Italia, nella nuova generazione, che non ha memoria di ciò che accadeva negli anni ’80, quando moltissimi ragazzi morivano per le strade delle nostre città. Probabilmente agli attuali adolescenti “drogarsi con le medicine” non sembra una cosa grave. Dobbiamo fare tutti molta attenzione poiché l’abuso di questi farmaci psicoattivi è ad oggi molto sottovalutato”.
humanitasalute.it 4.6.18

Tumori: le linee guida della Salute per prevenire le complicanze del cavo orale nell’età evolutiva

Il ministero della Salute ha pubblicato l’aggiornamento/revisione del documento 2010 “Linee Guida Nazionali per la
promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali negli individui in età evolutiva che devono essere
sottoposti a terapia chemio e/o radio”, un atto di indirizzo per chi è coinvolto nella gestione della salute del cavo orale
dei pazienti in età evolutiva, candidati a trattamenti antineoplastici: oncologi pediatrici (ematoncologo, radioterapista,
chirurgo), pediatri, odontoiatri pediatrici, igienisti dentali, radiologi, infermieri, logopedisti, fisioterapisti,
nutrizionisti, genitori/caregivers. LE LINEE GUIDA.5 APR – Negli interventi per la cura dei tumori nell’età evolutiva, una
delle conseguenze più frequenti e invalidanti si ha nella salute orale per chi deve essere sottoposto a chemio e/o radio
terapia: la chemioterapia è usata per trattare circa il 70% di malati di cancro e il 40% di questi presenta effetti
collaterali a livello del cavo orale. Manifestazioni cbe aumentano a oltre il 90% in bambini sotto i 12 anni di età.

Per questo il ministero della Salute ha pubblicato l’aggiornamento/revisione del documento 2010 “Linee Guida Nazionali per
la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali negli individui in età evolutiva che devono essere
sottoposti a terapia chemio e/o radio”, un atto di indirizzo per chi è coinvolto nella gestione della salute del cavo orale
dei pazienti in età evolutiva, candidati a trattamenti antineoplastici: oncologi pediatrici (ematoncologo, radioterapista,
chirurgo), pediatri, odontoiatri pediatrici, igienisti dentali, radiologi, infermieri, logopedisti, fisioterapisti,
nutrizionisti, genitori/caregiver.

La premessa epidemiologica del documento spiega che ogni anno, in Italia, sono diagnosticati circa 1.400 nuovi casi di
tumori maligni (7.000 nel quinquennio 2011-2015) negli individui di età compresa tra 0 e 14 anni.
Negli ultimi 15 anni, la sopravvivenza a 5 anni da una diagnosi di tumore maligno nella stessa fascia di età è aumentata
del 12% passando dal 70% del periodo 1988-1992 all’82% del 2003- 2008.

Le leucemie sono il gruppo di tumori per cui si registra il maggior incremento di sopravvivenza negli ultimi 15 anni: dal
68% del periodo 1988-1992 all’83% del periodo 2003-2008.

Il confronto per macro-aree nazionali (nord-ovest, nord-est, centro, sud e isole) non evidenzia differenze significative,
mentre ci sono differenze tra gruppi di età, con il valore più basso nel primo anno di vita.

Il trattamento delle patologie neoplastiche in età pediatrica, nonostante sia divenuto altamente efficace, rimane,
purtroppo, associato a vari effetti secondari, quali, appunto, le complicanze orali che possono manifestarsi durante e
dopo, riducendo, pertanto, in maniera considerevole la qualità di vita dei piccoli pazienti.

Il cavo orale è un ambiente molto sensibile alla tossicità degli agenti antineoplastici e l’incidenza delle problematiche
orali varia dal 30 al 100% dei pazienti.

La gravità di queste lesioni è estremamente variabile e richiede spesso terapia di supporto e può portare, nei casi più
gravi, a un ritardo o alla sospensione delle terapie antineoplastiche.

I problemi orali più frequenti in corso di terapia sono mucositi, infezioni opportunistiche, disfunzione della ghiandola
salivare, disgeusia, trisma, dolore e sanguinamento.

Alla conclusione delle terapie, si possono manifestare effetti tardivi come anomalie dento-facciali e Graft-Versus-Host-
Disease (GVHD) nei pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

Le complicanze orali sono tra le più devastanti sia a breve che a lungo termine, perché influenzano attività di base come
il mangiare e la comunicazione. Inoltre, queste lesioni possono interferire con il trattamento della malattia primitiva,
causando infezioni gravi o, persino, sepsi.

Lo scopo delle linee guida è fornire raccomandazioni e indicazioni “evidence-based” per la gestione delle problematiche che
coinvolgono il cavo orale dei pazienti in età evolutiva, candidati a trattamenti antineoplastici, in corso di trattamento o
che lo hanno terminato.

Gli argomenti che trattano sono tre:
– prevenzione e controllo delle patologie orali negli individui in età evolutiva candidati a terapia chemio e/o radio
– prevenzione e controllo delle patologie orali negli individui in età evolutiva durante la terapia chemio e/o radio
– prevenzione e controllo delle patologie orali negli individui in età evolutiva precedentemente sottoposti a terapia
chemio e/o radio.
Il primo approccio è quello preventivo, al momento della evidenza della malattia tumorale.
Visita preventiva e nulla-osta odontoiatrico

La diagnosi di tumore è sconvolgente per tutti i membri della famiglia di un piccolo paziente e, normalmente, i genitori
focalizzano la loro attenzione essenzialmente sugli aspetti medici relativi ai trattamenti antineoplastici, sottovalutando
gli aspetti che possono interessare altri distretti come, ad esempio, la cavità orale. La cavità orale è una sede molto
delicata, potendo fungere da réservoir di una numerosa serie di microorganismi che, in corso di immunosoppressione (causata
dal tumore in sé o secondaria ai trattamenti chemioterapici), possono essere causa di infezioni opportuniste.
L’educazione del personale sanitario (medici, odontoiatri, igienisti dentali, infermieri ecc.) e della famiglia è uno degli
obiettivi fondamentali nella prevenzione delle patologie orali. La visita odontoiatrica è essenziale prima dell’inizio
della terapia e per il mantenimento di un buon livello di igiene orale ed alimentare.

Esami strumentali pre-trattamento chemioterapico

Non esiste una evidenza scientifica sugli esami strumentali specifici per i piccoli pazienti che devono sottoporsi a
chemio-radio terapia. Prima dei 6 anni, inoltre, la collaborazione dei soggetti è scarsa e, pertanto, può risultare meno
valutabile l’esame radiologico.

Bonifica dei foci infettivi

Sebbene le evidenze scientifiche siano scarse, è consigliabile il trattamento in elezione di foci infettivi del cavo orale,
prima di iniziare la terapia antitumorale.

Profilassi antibiotica

La profilassi antibiotica va eseguita in caso di procedure odontoiatriche invasive.

Igiene orale, sigillatura dei solchi, fluoroprofilassi, decontaminazione locale

E’ consigliabile mettere in atto misure preventive per il mantenimento della salute del cavo orale.

Gestione degli apparecchi ortodontici

Gli apparecchi ortodontici fissi possono favorire l’accumulo di placca batterica e, quindi, lo sviluppo di carie e
gengiviti, indurre lesioni erosive traumatiche della mucosa orale e interferire nell’esecuzione di RMN.

Ci sono poi capitoli dedicati alla prevenzione delle varie forme che si possono presentare, come la mucosite e le patologie
infettive del cavo orale, la xerostomia e la carie, il trisma.

E le indicazioni dietetiche per il paziente: un’alimentazione errata può favorire patologie del cavo orale quali carie,
gengiviti, parodontiti che possono ripercuotersi a livello sistemico. Una dieta “cariogena” è caratterizzata da alimenti a
elevato contenuto di zuccheri fermentabili (saccarosio, glucosio…) e di sostanze acide (succo di frutta, bevande gassate…),
in particolare di consistenza appiccicosa e a elevata frequenza di introduzione. La riduzione del pH al di sotto della
soglia limite di 5.5 favorisce la demineralizzazione dello smalto dentale, causando la formazione di carie.

Nell’attività di prevenzione, come accennato, assume un ruolo fondamentale anche la famiglia. Dai primi anni di vita fino
alla pre-adolescenza, i genitori rappresentano coloro che forniscono, insegnano, impongono, se necessario, al figlio le
regole, comprese le norme igieniche. Nei soggetti più grandi e negli adolescenti, gli effetti collaterali della terapia
anticancro possono comportare periodi di isolamento psicologico anche a carattere depressivo. In queste situazioni è
opportuno stabilire una relazione tra lo specialista e il binomio paziente-famiglia per facilitarne la partecipazione
attiva in tutte le diverse fasi del trattamento.

Le liee guida spiegano poi cisa fare in corso di trattamento e nel post chemio e/o radioterapia.
quotidianosanita.it 25.4.18

Vaccinazioni, utili anche per la prevenzione dei tumori

Nell’ambito della settimana mondiale delle vaccinazioni, la presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica,
Stefania Gori, spiega che si tratta di uno strumento prezioso anche per la prevenzione di alcuni tumori

Dal 24 al 30 aprile si celebra la settimana mondiale delle vaccinazioni (World Immunization Week) indetta
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Si stima che le vaccinazioni salvino ogni anno circa 2-3 milioni di vite
in tutto il pianeta, pari all’intera popolazione di una grande città. Troppe persone però non sono consapevoli del ruolo
fondamentale svolto da queste misure di prevenzione primaria contro gravi malattie. Proprio per migliorare il livello di
informazione dei cittadini, il tema della World Immunization Week quest’anno è “Protected Together, #VaccinesWork”, con
l’obiettivo di incoraggiare tutti i cittadini a impegnarsi di più per aumentare la copertura vaccinale. Le vaccinazioni
sono uno degli strumenti più importanti anche per prevenire alcuni tipi di tumore. Ne parliamo con Stefania Gori,
presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
Presidente Gori, i virus possono causare i tumori?
Alcune neoplasie possono essere causate da infezioni virali. L’esempio più noto è il Papilloma virus umano (Human Papilloma
Virus, HPV), che può provocare il cancro della cervice uterina, di testa e collo, della vulva, della vagina, del pene e
dell’ano (quasi 4.400 casi di tumore ogni anno in Italia sono riconducibili all’HPV). Anche i virus dell’Epatite B e C sono
associati allo sviluppo di epatite cronica, cirrosi e tumore primitivo del fegato (epatocarcinoma). Nel mondo il ruolo
delle infezioni croniche è considerato responsabile del 16% di tutte le neoplasie. Per l’Europa questa stima è pari al 7%,
simile a quanto evidenziato per l’Italia (8,5%). Nel nostro Paese è stato calcolato che, tra i tumori dovuti a agenti
infettivi, l’Helicobacter pylori è causa del 42%, i virus dell’epatite B e C del 35%, l’HPV del 20%.
È possibile vaccinarsi contro alcuni di questi virus?
Esistono alcuni virus, contro cui è possibile vaccinarsi, in grado di manifestare gravi conseguenze dopo molti anni
dall’insorgenza dell’infezione. Tra questi, il virus HBV (Hepatitis B Virus) che è causa dell’epatite B, la più comune
infezione del fegato al mondo, e l’HPV. La vaccinazione contro l’epatite B riveste un ruolo importante nel prevenire
l’insorgenza del tumore del fegato, che ha fatto registrare nel nostro Paese 13.000 casi nel 2017. La vaccinazione è una
strategia efficace anche per prevenire i tumori causati dall’HPV. Si calcola che tre donne sessualmente attive su quattro
contraggano nel corso della vita questo virus, che peraltro è pericoloso e può provocare l’insorgenza di tumori anche negli
uomini.
In che modo la vaccinazione può cambiare l’evoluzione dei tumori causati dall’HPV nel prossimo futuro?
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una crescente e ingiustificata ostilità verso le immunizzazioni che invece
costituiscono strumenti fondamentali di prevenzione primaria. L’Italia è stato il primo Paese in Europa a stabilire la
gratuità della vaccinazione anti-HPV e ad assicurarne, contestualmente, la commercializzazione e la rimborsabilità
nell’ambito di un programma nazionale. Nel nostro Paese la vaccinazione per l’HPV è offerta gratuitamente e attivamente
alle ragazze dodicenni in ogni Regione dal 2007-2008. Inoltre, tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di
Assistenza e nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, ora vi è anche quella contro l’HPV nei maschi nel
dodicesimo anno di età. In questo Piano, il Ministero della Salute ha stabilito che, per quanto riguarda la vaccinazione
anti-HPV, l’obiettivo è di arrivare entro il 2019 ad una copertura uguale o superiore al 95% sia nei maschi che nelle
femmine.
Un’efficace combinazione tra metodiche di diagnosi precoce (Pap-test e determinazione molecolare di HPV) e vaccinazione
anti-HPV da eseguire nelle adolescenti sarebbe in grado di eliminare completamente il tumore del collo dell’utero, ma nel
nostro Paese siamo ancora lontani dal raggiungere questi risultati. Da un lato, è ancora insufficiente l’adesione al Pap-
test: nel 2015 sono state invitate a eseguire l’esame poco più di 1 milione e 624mila italiane, ma ha aderito solo il
39,8%. Per la prima volta dal triennio 2008-2010 l’adesione è scesa, seppure di poco, sotto il 40%. Dall’altro lato, solo
il 56% delle giovani nate nel 2003, il 72% delle nate nel 2000 e il 70% delle nate nel 1997 hanno effettuato il ciclo
completo di vaccinazione. Stiamo dunque assistendo ad una preoccupante sottovalutazione di un’arma di prevenzione che
invece potrebbe risparmiare ogni anno la sofferenza legata alla diagnosi di migliaia di tumori e altre patologie.Qual è il
vantaggio dell’estensione della vaccinazione anti-HPV ad entrambi i sessi, prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione
Vaccinale?
Esistono più di 120 tipi di HPV, che si differenziano a seconda del tessuto che colpiscono e per la gravità degli effetti.
La maggior parte delle infezioni da HPV è transitoria, perché il virus viene limitato dal sistema immunitario prima che
sviluppi un effetto patogeno. I virus HPV più importanti sono quattro, etichettati con numeri: 6, 11, 16 e 18. I primi due,
a basso rischio, causano il 90% dei condilomi: lesioni estremamente contagiose e molto dolorose, che interessano gli organi
genitali e altre mucose. Gli altri sono responsabili del 75% di tutti i tumori del collo dell’utero e di altre neoplasie
come quelle della vulva, della vagina, dell’ano, del pene e di alcune zone della testa e del collo (lingua, tonsille e
gola) che possono interessare anche gli uomini. L’estensione della vaccinazione anche agli uomini è quindi una decisione
molto importante perché un terzo del totale delle infezioni si registra proprio nei maschi che hanno una probabilità 5
volte superiore rispetto alla donna di infettarsi e, spesso, non sono consapevoli di essere portatori del virus. Come
stabilito nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (approvato in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio 2017 e
pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 febbraio 2017), “il dodicesimo anno di vita è l’età preferibile per l’offerta attiva
della vaccinazione anti-HPV a tutta la popolazione (femmine e maschi)”. È importante proteggersi al più presto, quindi
prima di entrare in contatto con il virus, la cui principale via di trasmissione è quella sessuale. L’efficacia
dell’immunizzazione è massima proprio nel periodo che precede l’inizio dei rapporti sessuali, perché l’organismo non è
ancora venuto a contatto con il virus.Cosa è possibile fare per migliorare il deficit di comunicazione nella popolazione e
sensibilizzare ulteriormente alla prevenzione?
Il vaccino anti HPV è stato sperimentato negli anni su più di 25.000 adolescenti e donne, dimostrando un’ottima
tollerabilità. E la sicurezza è stata valutata in numerosi studi dopo l’immissione in commercio, che hanno coinvolto oltre
200.000 persone. è necessario promuovere campagna nazionali di sensibilizzazione rivolte non solo ai cittadini ma anche ai
clinici per abbattere le barriere culturali ancora presenti. Il vaccino rappresenta un vero e proprio strumento di
prevenzione primaria contro i tumori. Per promuovere la cultura delle vaccinazioni, l’AIOM ha realizzato una campagna
educazionale con la campionessa di tennis Flavia Pennetta come testimonial. Abbiamo realizzato un video con Flavia Pennetta
diffuso in oltre 600 sale cinematografiche, in TV e sui canali social. La campagna dell’AIOM gode del sostegno della
Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), della Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SITI) e
della Fondazione AIOM.
repubblica.it 24.4.18

Perugia, l’allarme dell’Università sulle ‘cattive abitudini’ degli adolescenti

PERUGIA – Se pensate che gli energy drink siano meno rischiosi dell’abuso di alcol, se ritenete le droghe leggere meno pericolose di quelle “pesanti” o vi sentite sollevati al pensiero che vostro figlio utilizzi la sigaretta elettronica al posto di quella vera, siete sulla strada sbagliata.
“E’ un vero percorso a ostacoli quello che si trovano ad affrontare gli adolescenti di oggi – interviene laprof.ssa Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid – e così anche i loro genitori. I ragazzi di oggi non solo vivono una maggiore libertà ma sono sempre più precoci nelle loro esperienze. Per questo raccomandiamo a mamme e papà un’attenzione sempre vigile, senza essere invadenti ma consapevoli dei rischi per la salute dovuti non solo all’uso di alcol, droghe e fumo ma anche ad energy drink e sigarette elettroniche”.
E proprio di abitudini pericolose diffuse tra gli adolescenti si è discusso in occasione della Notte Europea dei Ricercatori di Perugia, nell’ambito di SHARPER, un progetto nazionale che ha coinvolto 5 città ovvero Perugia, Ancona, Cascina, Palermo e L’Aquila, finanziato dalla Commissione Europea nel quadro delle Azioni Marie Sklodowska-Curie del programma Horizon 2020.
Molte insidie possono rendere difficile la vita dei genitori di figli adolescenti. Ecco, dunque, una mini-guida di WAidid per aiutare mamme e papà.
FUMO: se non si fuma si guadagnano in media 10 anni di vita e si evita il rischio di malattie cardio vascolari, infezioni respiratorie e tumori.
Non solo si vive più a lungo e in buona salute ma non fumare o smettere vuol dire anche respirare meglio, sentirsi più in forma, avere una pelle più bella e, non ultimo, risparmiare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tabacco provoca 6 milioni di morti l’anno nel mondo, ovvero determina più decessi di alcol, aids, droghe e incidenti stradali messi insieme. Ma il fumo piace sempre di più agli adolescenti italiani. I dati DOXA 2017 lo confermano: su oltre 11 milioni di fumatori in Italia, (22,3%), il 12,2% ha iniziato a fumare prima dei 15 anni. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (28%) mentre nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni fuma il 16,2%. Ma c’è di più. Si fumano principalmente sigarette confezionate (94,3%) sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente delle non meno nocive sigarette fatte a mano (9,6%), diffuso soprattutto tra i giovani, spesso per motivi di convenienza economica.
Anche l’uso della sigaretta elettronica aumenta, in generale, tra adulti e adolescenti. Secondi i dati di Eurobarometro 2017 in Europa, la usa il 2% della popolazione adulta, mentre nel nostro Paese, piace al 4% degli italiani e otto fumatori su dieci la usano in combinazione con la sigaretta tradizionale, con l’obiettivo di smettere di fumare. Tra i 18 e i 24 anni, l’uso dell’e-cig si attesta su 1,8% di consumatori (Dati Passi 2014).
Ma attenzione alle sigarette elettroniche, potrebbero rivelare effetti nocivi nel medio-lungo termine.Infatti, secondo i primi risultati di una ricerca condotta dal Gruppo di Studio ERS (European Respiratory Society) di cui fa parte la prof.ssa Esposito, gli agenti prodotti dal vapore potrebbero contenere sostanze potenzialmente tossiche e dannose per la salute, sebbene i rischi dipendano da molti fattori quali marca, aroma, calore della sigaretta, vaporizzatore, pulizia e durata dell’utilizzo della sigaretta, modo di fumare. In realtà, non possono essere ancora tratte conclusioni definitive sulla sicurezza dell’e-cig ma molte prove sono a favore di una loro dannosità soprattutto sull’apparato respiratorio e cardio-vascolare.
Secondo l’OMS per gli adolescenti fino a 16 anni è raccomandata la totale astensione dall’alcol perché più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche a causa di una ridotta capacità del loro organismo a metabolizzare l’alcol.
Se nel breve termine l’alcol provoca una iniziale euforia e perdita dei freni inibitori, riduzione della visione laterale (visione a tunnel), perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione, l’utilizzo prolungato nel tempo, invece, può aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi e, anche a basse dosi, l’alcol accresce il rischio per alcune malattie. Basti pensare che il consumo di 20 g di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina un aumento percentuale di rischio: del 100% per la cirrosi epatica; del 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe; del 10% per i tumori dell’esofago; del 14% per i tumori del fegato; del 10-20% per i tumori della mammella; del 20% per l’ictus cerebrale (dati OMS).
Attenzione anche agli energy drink, cioè bevande che contengono stimolanti, vitamine e minerali, tra cui caffeina, guarana, taurina, varie forme di maltodestrina, carnitina e ginkgo biloba. Alcune possono contenere alti livelli di zucchero o glucosio. Molte bevande sono poi aromatizzate e colorate per somigliare a bevande analcoliche. Secondo uno studio ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs) in Italia circa 1 adolescente su 3 tra i 15 e i 19 anni assume abitualmente energy drink e le Regioni dove se ne consumano di più sono il Trentino Alto Adige, Veneto, Abruzzo e Sicilia.
Ricordiamo che un uso eccessivo di tali bevande potrebbe aumentare il rischio di patologie croniche e degenerative, per questo motivo è importante ridurne il consumo, soprattutto in assenza di una dieta corretta e di regolare attività fisica.
DROGA E SOSTANZE STUPEFACENTI: vanno sempre evitate, anche quelle cosiddette leggere

Il problema comune dell’assunzione di qualunque droga è la dipendenza che negli anni può creare danni irreversibili.
Secondo i dati 2017 dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, in Italia i giovani tra 15 e 34 anni fanno uso di cannabis nel 19% dei casi, di cocaina nell’1,8, l’1% utilizza MDMA o ecstasy e lo 0,6% fa uso di anfetamine. In generale, le droghe compromettono il funzionamento del sistema nervoso centrale e le sostanze assunte regolarmente possono provocare alterazioni anatomiche della massa cerebrale. Ma non solo. Possono causare patologie polmonari croniche e, a livello neurologico e psicofisico, possono determinare sbalzi di umore, alterazioni nei legami familiari e affettivi, un peggioramento scolastico e una riduzione della concentrazione.
umbriadomani.it 2.10.17

Giovani, la prevenzione contro i tumori si impara dal pediatra

Gli adolescenti tra i 14 e 18 anni si trovano in una sorta di limbo e corrono il rischio di non essere seguiti dal punto di vista sanitario: serve un’alleanza per garantire loro continuità di assistenza. L’appello dal 43° Congresso nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri, in corso a Sorrento
di TIZIANA MORICONI
La prevenzione di molte malattie, comprese quelle oncologiche, comincia da giovanissimi. O almeno, dovrebbe. Eppure oggi, in Italia, il 13% dei quindicenni fuma regolarmente, un bambino su tre è obeso o in sovrappeso, il 16% è completamente sedentario. E poi c’è la delicata questione della sessualità, dei comportamenti a rischio e delle infezioni sessualmente trasmesse, compresa quella da papillomavirus umano (HPV) che può, nel corso degli anni, dare luogo a diversi tumori. Ma proprio nell’età più critica, quella dell’adolescenza, in cui aumentano le occasioni di seguire stili di vita pericolosi, di abbandonare la dieta mediterranea e di fare abuso di alcolici, i ragazzi si ritrovano senza riferimenti dal punto di vista sanitario. È questo uno dei temi al centro del 43° Congresso nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) in corso a Sorrento, che fino al 25 aprile vedrà riuniti i delegati di tutte le provincie italiane.

L’età più critica. “I giovani tra i 14 e 16 anni si trovano in una sorta di limbo, nel quale il passaggio dal medico del bambino a quello dell’adulto non è sempre così chiaro e scontato”, spiega Giampietro Chiamenti, presidente nazionale Fimp. Per questo la Federazione propone di creare un fronte comune contro gli stili di vita scorretti degli adolescenti italiani, rafforzando l’alleanza tra pediatri, medici di medicina generale e specialisti clinici, per garantire la continuità di assistenza e di cura ai giovanissimi. “In molti paesi – continua Chiamenti – i pediatri continuano a seguire i ragazzi fino ai 18 anni, dando così continuità di assistenza, che si basa anche sul creare una cultura della prevenzione nelle famiglie: sul far passare dei messaggi di salute che possano portare ad una società adulta più sana”.

In Italia il rischio che l’adolescente tra i 14 e i 18 anni non non sia seguito da nessun medico è alto. Per questo è importante fare sistema. Una proposta della Fimp, allora, è di inserire dei momenti di educazione sanitaria all’interno delle attività scolastiche. “L’adolescente si sente forte e sano, e di solito non pensa di dover andare dal medico”, sottolinea Chiamenti: “Contemporaneamente, i genitori sono sempre meno un riferimento, ‘sostituiti’ dai gruppi di amici, e si cominciano ad emulare i coetanei. Si comincia a fumare e a bere senza che si abbia consapevolezza dei rischi sia immediati sia futuri”. Non va dimenticato, infatti, che alimentazione scorretta, fumo, alcol e sedentarietà sono fattori di rischio importantissimi per molti tipi di cancro, da quello al polmone a quello al seno, per citare due big killer. “Rispetto a tutti questi scenari – riprende Chiamenti – il pediatra potrebbe fare molto, anche perché spesso gli adolescenti guardano al medico che li ha sempre seguiti con simpatia e favore: il rapporto che abbiamo instaurato fin dall’infanzia ci permette di affrontare tutte queste tematiche. Uno degli argomenti chiave è l’importanza dell’attività fisica e sportiva: è nota, infatti, la stretta relazione tra lo sport e gli stili di vita sani”.

Pediatri e vaccini. Proprio grazie al rapporto di fiducia instaurato con le famiglie, la figura del pediatria di famiglia potrebbe favorire una corretta cultura della salute e dare il suo contributo per contrastare la sempre crescente diffidenza verso i vaccini. Le percentuali di immunizzazione in età pediatrica per diverse gravi malattie infettive sono scese al di sotto la soglia limite di sicurezza del 95%, tanto che di recente le autorità sanitarie federali statunitensi hanno inserito l’Italia nell’elenco dei Paesi “a rischio salute” per il morbillo. Attualmente, però, solo in Toscana i pediatri possono eseguire direttamente l’intero calendario vaccinale presso i loro ambulatori, ricorda la Fimp in occasione della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione promossa dalla Organizzazione mondiale della Sanità.

“I pediatri hanno molte occasioni per ragionare con i genitori sui vaccini e sul fatto che alcune malattie possono essere prevenute e non curate”, dice ancora il medico. Uno degli argomenti più sensibili è quello della vaccinazione per il papillomavirus umano, che si trasmette per via sessuale ed è legato allo sviluppo di alcuni tumori, tra cui quello della cervice uterina nelle donne, ma anche del pene, dell’ano, del tratto oro-faringeo: “Per quanto riguarda la sfera sessuale, il discorso è delicato e complesso. I genitori di solito ritengono i propri figli adolescenti troppo piccoli per affrontare questo tema, ma i dati ci dicono che la vita sessuale comincia prima rispetto al passato. Da quest’anno la vaccinazione contro l’Hpv è prevista anche per i maschi, e questo sarà di aiuto nel far capire l’importanza dell’immunizzazione e della prevenzione di questi tumori”.

“Per garantire a tutti i bambini e adolescenti italiani la migliore assistenza sanitaria – conclude il presidente Fimp – è necessario valorizzare maggiormente il ruolo e le funzioni del pediatra di famiglia. Non c’è bisogno di una riorganizzazione della rete assistenziale, è sufficiente dare maggiore peso e certezza operativa al lavoro di migliaia di professionisti che sono presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale”.
repubblica.it  25.4.17

Gli adolescenti sono abbastanza informati sul cancro

È quanto emerge dal ciclo di workshop “Fatti Vedere” organizzati in 14 città italiane. Ancora in pochi, però, interpellano il medico nel momento in cui compaiono sintomi privi di spiegazione
Sanno cos’è un tumore, anche se non hanno una cognizione esatta di quanto la malattia sia diffusa in età adolescenziale. Usano la rete, più che la famiglia, per andare a caccia di informazioni sul proprio stato di salute. Ma sono ancora troppo attendisti di fronte ai campanelli di allarme che possono giungere dal corpo: «Perché c’è sempre la speranza che un dolore possa passare presto».
Gli studenti italiani sono consapevoli che il cancro possa colpire anche i bambini (1400 nuove diagnosi annue) e gli adolescenti (800). Ma in materia di sensibilizzazione di strada da fare ce n’è ancora tanta. È questa la sintesi che emerge dal ciclo di workshop cinematografici “Colpa delle Stelle”, condotti dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con SIAMO (Società Scientifiche Italiane insieme per gli Adolescenti con Malattie Onco-ematologiche) durante il mese di febbraio. Tutti gli appuntamenti prevedevano la proiezione del film diretto da Josh Boone e un successivo dibattito in cui sono stati coinvolti oncologi, psiconcologi e adolescenti (soltanto a Milano) con alle spalle un tumore. Obiettivo degli incontri: sensibilizzare i ragazzi (di età compresa tra 14 e 19 anni) sul tema della prevenzione oncologica, incoraggiandoli a non trascurare i sintomi sospetti e ad adottare uno stile di vita sano per mantenersi in perfetta salute anche in futuro. I workshop hanno toccato 14 città italiane in cui la Fondazione Umberto Veronesi è presente con le delegazioni: Novara, San Benedetto del Tronto, Arezzo, Viareggio, Venezia, Vibo Valentia, Teramo, Atri, Trieste, Roma, Terni, Como e Torino. Quattro, invece, gli appuntamenti organizzati a Milano. Elevato è stato il tasso di interazione mostrato dai ragazzi, molti dei quali per la prima volta alle prese con un incontro di sensibilizzazione sul tema delle malattie oncologiche.
Il livello generale di conoscenza dei ragazzi è risultato soddisfacente. Molti avevano visto il film già lo scorso anno, nel momento della sua uscita nelle sale. Diverse le curiosità sollevate in sala, da Como a Vibo Valentia: «Qual è il ruolo dell’inquinamento nell’insorgenza dei tumori?», «Con quali controlli possiamo sentirci al sicuro?», «Le conseguenze psicologiche della malattia possono influire sulle terapie?», «Chi si occupa di dare comunicazione della diagnosi a un adolescente?». Agli specialisti intervenuti è toccato dare rassicurazioni ai ragazzi, ma pure far presente che per molte domande la scienza non ha ancora trovato una risposta. L’invito a non trascurare i segnali che giungono dal proprio corpo è giunto all’unisono. «Una stanchezza troppo prolungata, un dolore privo di una causa, un dimagrimento eccessivo: sono questi i segni da non trascurare».
L’occasione è stata propizia per portare avanti l’iniziativa di raccolta fondi di cui s’è fatta carico la Fondazione Umberto Veronesi per realizzare un’area ludico-ricreativa dedicata ai pazienti adolescenti all’interno dell’ospedale pediatrico “Giovanni di Cristina” di Palermo. In questo modo i giovani pazienti in cura avranno uno spazio in cui svolgere le stesse attività dei loro coetanei sani, conoscersi, stringere amicizie e svolgere (quando possibile) attività fisica.
Fabio Di Todaro
Fondazione Umberto Veronesi
iodonna.it 9.3.16

I giovani e i tumori Lezione per 200 studenti

COMO – Ieri il workshop al Sant’Anna con la Fondazione Veronesi
La malattia, la sofferenza fisica e mentale, le cure, la capacità di lottare. E un insegnamento prezioso: non stare soli nel dolore. Ieri, all’auditorium dell’ospedale Sant’Anna, duecento studenti delle scuole superiori lariane hanno partecipato al workshop cinematografico “Colpa delle stelle”, organizzato da Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con l’Asst Lariana. Obiettivo: la prevenzione negli adolescenti, in particolare circa il delicato tema dei tumori.
L’iniziativa, infatti, fa parte della campagna d’informazione e sensibilizzazione “#fattivedere”, inserita all’interno del progetto “Gold for Kids” e ideata per chi ha fra i 14 e i 19 anni. Lo scopo: incoraggiare i ragazzi a farsi visitare da un medico qualora dovessero manifestarsi all’improvviso sintomi sospetti e ad adottare uno stile di vita sano per mantenersi in perfetta salute anche in futuro.
Il film Colpa delle Stelle racconta la storia di Hazel, una sedicenne affetta da un tumore della tiroide che, grazie a un farmaco sperimentale, è in fase di regressione, e di Augustus, diciassettenne, ex giocatore di basket con una gamba amputata a causa di un tumore osseo all’apparenza sconfitto. Un modo, quello del workshop, per proporre ai più giovani argomenti come la patologia oncologica, la possibilità di cure e la necessità di conoscere il proprio corpo per intervenire precocemente in caso di problemi.
laprovinciadicomo.it 26.2.16