Tumori cerebrali infantili. Problemi di autonomia da adulti

Gli adulti che hanno avuto un tumore al cervello da bambini possono presentare problemi di autonomia e ad avere una vita professionale e personale soddisfacente. A suggerirlo è uno studio pubblicato dal Journal of Clinical Oncology
14 SET – (Reuters Health) – Per studiare la relazione tra tumori cerebrali infantili e sviluppo dell’autonomia da adulti, I ricercatori del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, guidati da Tara Brinkman,hanno preso in considerazione 306 bambini che erano sopravvissuti a un tumore cerebrale e li hanno seguiti fino all’età di 26 anni, con una diagnosi di tumore che era stata stimata, mediamente, 18 anni prima.
Complessivamente, il 40% ha raggiunto livelli di indipendenza simili ai ventenni che non avevano avuto il tumore da piccoli, relativamente a tutti i parametri considerati (casa, lavoro, patente di guida, relazione o matrimonio stabili). Tuttavia, il 34% era solo moderatamente indipendente, ovvero era in grado di gestire autonomamente solo alcuni di queste fasi della vita adulta. Un altro 26% non era indipendente e aveva bisogno di assistenza per la cura personale e per la gestione della quotidianità. Questa limitazione dell’indipendenza sarebbe da correlare alla radioterapia. Circa un terzo dei partecipanti, infatti, è stato trattato con radioterapia e questi hanno mostrato una probabilità quattro volte superiore, rispetto a chi non veniva trattato con le radiazioni, di non essere indipendenti.
Le ipotesi. ?“I nuovi approcci e le tipologie di radiazioni che si usano oggi risparmiano il tessuto sano che sta intorno al tumore del cervello”, osserva Brinkma. “In effetti abbiamo scoperto che i sopravvissuti che erano stati trattati negli ultimi decenni avevano maggiori probabilità di essere indipendenti da adulti rispetto ai sopravvissuti trattati nei decenni precedenti”. Secondo Karen Effinger, della Emory University School of Medicine di Atlanta “nei pazienti con tumore cerebrale, la posizione stessa del tumore può portare a disabilità a lungo termine”. Il tumore che preme sul cervello, infatti, “può causare problemi di movimento, convulsioni, cambiamenti di personalità o portare a difficoltà di apprendimento”, spiega l’esperta, che non era coinvolta nello studio.
Fonte: Journal of Clinical Oncology
quotidianosanita.it 14.9.18

Tumori cerebrali pediatrici, la Genetica del Sant’Anna in prima linea nella ricerca

COMO – La Genetica dell’Asst Lariana in prima linea nella ricerca sui tumori cerebrali pediatrici. Il Laboratorio, parte dell’U.O. di Anatomia diretta da Carlo Patriarca, è impegnato in alcuni studi in collaborazione con l’Oncologia Pediatrica dell’Istituto dei Tumori di Milano e altri centri di riferimento italiani. I lavori svolti dalla struttura comasca, di cui è responsabile Piergiorgio Modena, sono stati scelti per la pubblicazione dall’American Journal of Surgical Pathology e dal Journal of Clinical Oncology, riviste scientifiche di rilievo mondiale.
I lavori, dedicati, rispettivamente, all’ependimoma sovratentoriale e ai “gliomi diffusi del ponte”, sono stati finanziati dall’Associazione Bianca Garavaglia (http://www.abianca.org), che da tre anni sostiene una borsa di studio, assegnata a Marzia Giagnacovo, specializzanda in Patologia Clinica che lavora nel Laboratorio di Genetica dell’ospedale Sant’Anna.
Giagnacovo e Modena hanno recentemente aggiunto due importanti tessere alle conoscenze su questi tumori, la cui incidenza in Italia è complessivamente di 50/60 casi all’anno.
Il primo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29266023), intitolato “Role of immunohistochemistry in the identification of supratentorial c11orf95-rela fused ependymoma in routine neuropathology”, pubblicato sull’American Journal of Surgical Pathology e di cui i due medici sono primi autori, definisce la strategia ottimale per la diagnosi dell’ependimoma sovratentoriale. Si tratta di un tumore pediatrico la cui insorgenza è guidata da anomalie genetiche che creano geni di fusione, vere e proprie “chimere” biologiche capaci di trasformare la cellula sana in cellula tumorale. Il lavoro offre alla comunità scientifica la messa a punto della miglior strategia diagnostica, che combina analisi anatomo-patologiche e indagini molecolari.
Altrettanto recente (accettato, ma ancora “in press”) il contributo a uno studio internazionale sulle caratteristiche cliniche e biologiche dei pochi pazienti lungo-sopravviventi affetti da “gliomi diffusi del ponte” (DIPG), una patologia a prognosi molto sfavorevole che colpisce la regione cerebrale sede delle funzioni involontarie e vitali del corpo.
Lo studio “Clinical, radiological, pathological, and molecular characteristics of long-term survivors of diffuse intrinsic pontine glioma” è in corso di pubblicazione sulla rivista Journal of Clinical Oncology. La ricerca rappresenta uno stimolo a intensificare gli sforzi per il trattamento di questa patologia, un tempo destinata solo a un percorso di cure palliative. Sono stati raccolti i dati di 1.130 pazienti e identificate le caratteristiche associate alla migliore sopravvivenza riscontrata nel 10% dei casi e, in particolare, in 20 pazienti a lunghissima sopravvivenza.
“I tumori cerebrali infantili – spiega Piergiorgio Modena, responsabile del Laboratorio di Genetica dell’Asst Lariana – sono patologie rare (circa 400 nuovi casi/anno in tutta Italia), ma con un impatto molto forte sulla popolazione pediatrica, sia dal punto di vista sanitario che umano. Queste neoplasie rappresentano un gruppo molto ampio ed eterogeneo e il loro studio e il loro trattamento risultano particolarmente difficoltosi. In anni recenti, diversi consorzi internazionali hanno unito le forze per studiare più a fondo questi tumori e le conoscenze biologiche sono notevolmente migliorate. In particolare, grazie alla collaborazione con l’Oncologia Pediatrica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e di altri Centri di riferimento italiani, il Laboratorio di Genetica partecipa a protocolli clinici nazionali e internazionali sui gliomi pediatrici, occupandosi delle indagini molecolari su questi tumori”.
Risulta sempre più evidente il ruolo centrale della genetica in ambito medico in queste rare patologie tumorali pediatriche così come nelle più comuni patologie dell’ adulto: “La nostra Asst – conclude Modena – è impegnata a trasferire in ambito clinico l’analisi delle informazioni genetiche che risultano validate e di beneficio per la diagnosi, la prognosi e il trattamento dei bambini comaschi affetti dalle patologie analizzate nei due studi e di quelli in cura nell’Oncologia Pediatrica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano”.
erbanotizie.com 28.3.18

Tumori pediatrici, il ruolo della proteina Che-1 nella leucemia. Una ricerca apre la strada a terapie sempre più mirate

L’inibizione di Che-1 blocca la crescita delle cellule B precursori della malattia e rende le stesse più sensibili al trattamento chemioterapico. Studio congiunto Regina Elena Bambino Gesù pubblicato su Embo Reports

Roma, 31 gennaio 2018 – La proteina Che-1 torna a far parlare di sé e del suo ruolo, sempre più ampio, nelle malattie tumorali. I ricercatori dell’Istituto Regina Elena e dell’Ospedale Bambino Gesù hanno dimostrato che nei bambini con leucemia linfoblastica acuta la proteina è “sovra espressa”, cioè è presente in quantità più elevate della norma. Dal lavoro emerge anche che Che-1 è regolato dalla nota proteina Myc, uno degli attori principali della trasformazione tumorale.
Le leucemie rappresentano circa il 35% dei tumori pediatrici e in particolare la leucemia linfoblastica acuta rappresenta circa l’80% delle leucemie acute del bambino. La malattia insorge a causa dell’accumulo nel midollo osseo di cellule immature precursori dei linfociti, chiamate blasti leucemici.
Nonostante l’elevato tasso di guarigione dopo chemioterapia, la leucemia linfoblastica acuta rappresenta ancora una delle principali cause di morte per tumori pediatrici. Per questo motivo c’ è un grande interesse a identificare le caratteristiche genetiche e biologiche che incidono sullo sviluppo della neoplasia e sul rischio di insuccesso del trattamento.
I risultati del recente studio pubblicato su Embo Reports identificano Che-1 e Myc come importanti marcatori tumorali di questa patologia, al momento della sua insorgenza e della sua recidiva e aprono la strada allo sviluppo di terapie più mirate.
Che-1 è stata scoperta nel 2000 dal team dell’Istituto Regina Elena coordinato da Maurizio Fanciulli. La proteina è normalmente espressa dall’uomo, perché è essenziale per la sopravvivenza cellulare. È coinvolta nel controllo della proteina p53 ed ha un ruolo oramai noto nello sviluppo dei tumori solidi, ma il suo coinvolgimento in ambito ematologico è una novità recente. Infatti, nel 2015, sempre il gruppo di Maurizio Fanciulli individuò l’importante funzione di Che-1 nel mieloma multiplo.
Oggi il team dell’Area di Medicina Molecolare IRE guidato da Fanciulli e il gruppo di ricerca del Dipartimento di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica diretto dal prof. Franco Locatelli del Bambino Gesù aggiungono un nuovo tassello alla comprensione del ruolo della proteina umana nelle malattie neoplastiche.
“Il nostro studio – spiega Franco Locatelli – ha coinvolto 80 bambini 45 maschi e 35 femmine di età media di 5 anni, con leucemia linfoblastica acuta”.
“Abbiamo identificato con le nostre analisi molecolari e per la prima volta – prosegue Maurizio Fanciulli – il ruolo importante che svolge Che-1 nel ‘progetto’ di proliferazione dei precursori dei B linfociti, che sono gli elementi cellulari da cui si sviluppa la malattia. In particolare, abbiamo dimostrato che Che-1 è altamente espresso in circa il 90% dei bambini colpiti dalla neoplasia, il suo livello si normalizza quando c’è una remissione della malattia, mentre la proteina è nuovamente sovra espressa al momento di una eventuale recidiva”.
“Inoltre – aggiunge Locatelli – abbiamo visto che la proteina Che-1 è regolata da c-Myc e possiamo dunque considerare entrambe le proteine come utili marcatori. L’ inibizione di Che-1 non solo blocca la crescita delle cellule B precursori della leucemia, ma le rende più sensibili ai trattamenti chemioterapici. Queste scoperte potrebbero in futuro aprire la strada a trattamenti sempre più mirati soprattutto per quei bambini che non rispondono agli attuali trattamenti antitumorali”.
insalutenews.it 31.1.18

Iavarone, il super scienziato in esilio: «Gli altri tornano a casa L’Italia non attira i migliori»

Antonio Iavarone: «Il mio sogno sarebbe quello di proiettare l’Italia tra i primi Paesi al mondo nel settore della ricerca
dei big data, della medicina personalizzata e dell’oncologia. Un sogno, certo. Ma la vita mi ha insegnato che tutto è
possibile»
di Pier Luigi Vercesi
Quando il primo ministro britannico chiese a Michael Faraday perché si dovessero spendere tanti quattrini per mettere a
punto quella cosa chiamata «elettricità», lo scienziato rispose: «C’è una buona probabilità che un giorno lei la possa
tassare». Così il mondo anglosassone trovò un varco — pur prosaico — per convincere chi teneva i cordoni della borsa a
investire sul futuro. In Italia, quasi due secoli dopo, quella crepa pare non si riesca ancora a produrla. Ma non è solo
questo ad alimentare il fenomeno battezzato «fuga dei cervelli» che spinge il nostro Paese sempre più verso l’irrilevanza.
Il caso di Antonio Iavarone è emblematico. Una ventina d’anni fa, con la moglie Anna Lasorella, realizzò un laboratorio
all’interno del reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma. Il lavoro cominciava a dare i suoi frutti
quando i due coniugi denunciarono il primario perché imponeva loro di aggiungere la firma di suo figlio alle loro
pubblicazioni scientifiche. Vennero processati per diffamazione e il giudice diede loro ragione. Ma il mondo accademico non mosse un dito, si limitò a pacche sulla spalla in privato. Dovettero così prendere la via «dell’esilio». Fu allora che
cominciarono ad avere successo. Nell’arco di un paio di lustri si affermarono come gli scienziati più influenti nel loro
settore a livello mondiale. La Columbia University e la ricerca «meritocratica» negli Stati Uniti spalancarono loro le
porte. Dalla finestra dello studio di Antonio Iavarone a New York oggi si scorgono palazzi che ospitano le start up nate per
sviluppare farmaci grazie anche alle ricerche fatte dai gruppi di lavoro coordinati dai due «esuli». Viene naturale
chiedere: il vostro è un caso isolato (per una volta a lieto fine) o è la normalità? «Di solito le persone migliori se ne
vanno e non tornano più — spiega Iavarone —. È giusto fare esperienze all’estero, ma quando un ricercatore dimostra il suo
talento, lo si deve riportare in patria. Così fanno quasi tutti i Paesi avanzati. L’Italia no. Da noi sono i migliori a
incontrare maggiori difficoltà: sanno di essere bravi e si aspettano di più. Per poter rientrare devono invece asservirsi
al potente di turno e dichiarare fedeltà a questo o a quell’altro. Ci saranno pure eccezioni, ma una cosa è certa: l’Italia non sa attrarre scienziati. Per poter competere non si devono solo ingaggiare gli italiani “fuggiti”; i migliori cervelli
vogliono lavorare con scienziati di uguale valore, in un ambiente internazionale, dove prevale la cultura scientifica e non chi gestisce i soldi».Pare di capire che l’Italia non stia nemmeno partecipando al campionato della ricerca scientifica. Eppure Iavarone era
stato chiamato, ai tempi del governo Monti, per contribuire alla rifondazione della ricerca in Italia. «Tante riunioni,
importanti conferenze, nessun seguito». Siamo quindi destinati al declino? «No. Singapore, ad esempio, fino a pochi anni fa

fuori dai radar della ricerca, in pochi anni ha realizzato uno Science Park che compete con gli Usa. Oggi in Italia si
parla tanto di Human Technopole. Spero possa invertire la rotta. Ma un progetto così importante finora non ha coinvolto la
comunità scientifica internazionale. È il solito errore per il timore di dover competere. Andrebbero poi fatti altri
ragionamenti: perché non pensare anche a un Human Technopole Sud? Se conoscessimo le caratteristiche genetiche delle
popolazioni meridionali potremmo comprendere meglio le predisposizioni a determinate malattie».Professore, lei nutre qualche risentimento verso il nostro Paese? «Al contrario. Il mio sogno sarebbe quello di proiettare
l’Italia tra i primi Paesi al mondo nel settore della ricerca dei big data, della medicina personalizzata e dell’oncologia.
Un sogno, certo. Ma la vita mi ha insegnato che tutto è possibile».
corriere.it 3.1.18

Assegno di ricerca “Andrea Spadola”

Per iniziativa dei genitori del piccolo Andrea Spadola, scomparso a causa di una rara malattia tumorale, e di Noi per Loro onlus, l’associazione che dal 1984 è al fianco dei bambini e delle famiglie del reparto di Oncologia Pediatrica di Parma, lo scorso anno ha preso vita il progetto di raccolta fondi per poter istituire un assegno di ricerca biennale da assegnare a un laureato in discipline Medico-Scientifiche impegnato a tempo pieno nella ricerca nel campo dell’Oncologia Sperimentale. Un progetto importante che l’Associazione Noi per Loro e i genitori di Andrea vogliono far crescere e accompagnare nel futuro, sempre con l’obiettivo che per ogni bambino “Ogni sogno sia una speranza, ogni speranza una realtà, ogni realtà una gioia”.

La vincitrice dell’assegno di ricerca “Andrea Spadola”, la Dott.ssa Graziana Digiacomo, è entrata a far parte, a giugno di quest’anno, del gruppo di ricerca, coordinato dal Prof. Pier Giorgio Petronini, ordinario di Patologia Generale e Coordinatore dell’Unità di Oncologia Sperimentale del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma.

Da anni la ricerca dell’Unità di Oncologia Sperimentale è indirizzata allo studio preclinico dell’efficacia di nuovi farmaci molecolari per una terapia sempre più mirata e personalizzata. La ricerca può essere considerata traslazionale in quanto i risultati ottenuti in laboratorio potranno essere trasferiti alla pratica clinica. In questo contesto è importante sottolineare la costante collaborazione con il gruppo di ricerca dell’Unità di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma coordinato dal Dott. Marcello Tiseo.

Recenti risultati in tema di terapie biologiche orientate su bersagli molecolari innovativi indicano che le conoscenze biologiche possono avere applicazioni terapeutiche importanti. La disponibilità di nuovi farmaci a bersaglio molecolare ha portato infatti a crescenti progressi per il trattamento di tumori solidi quali il carcinoma polmonare e il carcinoma mammario e di leucemie e linfomi.

Sabato 10 settembre nella Corte Ospitale di Rubiera (RE), a partire dalle ore 16, si terrà il secondo appuntamento con l’Happy hour per Andrea iniziativa per finanziare il Progetto di Ricerca “Andrea Spadola” svolto nell’Unità di Oncologia Sperimentale del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma.

gazzettadiparma.it  10.9.16

ilMeteo in campo al fianco di AIRC e ricerca tumori pediatrici Ospiterà “pillole” di informazione scientifica

Roma, 21 mar. (askanews) – Il sito di informazione più visitato in Italia avvia una collaborazione editoriale con l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, ospitando alcune “pillole” di informazione scientifica e destinando una donazione di 25.000 euro al finanziamento dei progetti di ricerca sui tumori pediatrici
Lunedì 21 marzo, con l’arrivo della primavera, prende il via – informa una nota – la collaborazione tra iLMeteo e l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Per tutto il 2016 il sito e la pagina Facebook del più visitato portale meteo in Italia, che può contare su oltre 2 milioni di like, ospiterà le ‘pillole’ di informazione scientifica curate da AIRC.
Alimentazione, ultime novità dal mondo della ricerca, prevenzione e diagnosi precoce, informazioni precise per fare chiarezza su temi legati alla salute: sono solo alcuni dei contenuti proposti da AIRC appositamente per gli utenti de iLMeteo. Ogni due settimane, a partire da lunedì 21 marzo, verrà pubblicata una ‘pillola’ di informazione scientifica corredata da video, immagini e infografiche per informare in modo chiaro e puntuale i tantissimi utenti de iLMeteo.
Dalla divulgazione scientifica al finanziamento della ricerca, la collaborazione tra iLMeteo e AIRC si concretizza anche con una donazione di 25.000 euro che contribuirà al sostegno di progetti di ricerca sui tumori pediatrici già selezionati e valutati meritevoli dagli esperti dell’Associazione.
I numeri dicono che ogni anno in Italia 1.500 bambini e ragazzi fino a 14 anni si ammalano di cancro e oltre 800 sono i casi registrati nella fascia 15-18 anni. Grazie agli eccezionali progressi della ricerca, il bilancio è positivo nella maggior parte dei casi: l’82% dei bambini e l’86% degli adolescenti è in vita cinque anni dopo la diagnosi di tumore. Per questo è fondamentale continuare ad alimentare la ricerca per arrivare a risolvere il 100% dei casi.
“Consapevoli delle difficoltà che si incontrano quando si fa ricerca scientifica – spiega Antonio Sanò, direttore e fondatore de iLMeteo.it – siamo orgogliosi di poter dare un contributo al campo oncologico, e abbiamo scelto l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro per l’eccellenza dei suoi programmi di ricerca, nell’inesauribile speranza di sconfiggere questo male che affligge da sempre l’umanità”.
“Questa collaborazione è per noi importante perché ci offre una finestra di comunicazione continuativa su una pagina che conta più di due milioni di lettori – spiega Niccolò Contucci, direttore generale di AIRC – Questo ci permette una volta in più di perseguire uno degli obiettivi della nostra missione che è proprio quello di informare e sensibilizzare il pubblico sui progressi compiuti dalla ricerca oncologica”.
askanews.it 21.3.16

Neuroblastoma, 50 ricercatori italiani specializzati nello studio del tumore solido pediatrico si riuniscono al Gaslini

Sconfiggere il più frequente tumore solido pediatrico è lo scopo di NeurIta, il primo meeting nazionale che riunisce al CISEF Gaslini biologi e ricercatori impegnati in prima linea nello studio del neuroblastoma. Gli specialisti, provenienti da 14 Istituti italiani di eccellenza nella ricerca oncologica pediatrica, si confronteranno sui nuovi farmaci oggi già disponibili e sull’implementazione della medicina personalizzata
Genova, 27 febbraio 2016 – Presso il CISEF Gaslini di Villa Quartara a Genova Quarto, si terrà lunedì 29 febbraio, dalle ore 10.30, l’incontro NeurIta (Neuroblastoma Italia) alla presenza del Presidente dell’Istituto, Pietro Pongiglione e del Direttore Generale, Paolo Petralia.
Il neuroblastoma è il più frequente tumore solido pediatrico, che nella sua forma metastatica ha una sopravvivenza inferiore al 25% a tre anni dalla diagnosi.
Il convegno vede riuniti per la prima volta a livello nazionale i biologi e i ricercatori che nei laboratori italiani si dedicano allo studio del neuroblastoma, tra i più frequenti tumori solidi dell’infanzia, per la cui diagnosi e cura l’Istituto Giannina Gaslini è un centro di eccellenza nazionale.
Il meeting è organizzato dal dott. Luigi Varesio, Direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare del Gaslini e Coordinatore del gruppo biologico italiano, e dal dott. Massimo Conte, pediatra oncologo e Coordinatore del gruppo clinico italiano dell’Associazione Italiana di Emato-Oncologia Pediatrica. L’incontro ha lo scopo di fare il punto sulla ricerca su questa grave neoplasia, creare sinergie e collaborazioni tra i diversi laboratori, definire linee strategiche di ricerca innovative per migliorare la cura del neuroblastoma, ad oggi non ancora adeguata.
Al convegno NeurIta parteciperanno oltre 50 biologi impegnati in prima linea nello studio del neuroblastoma provenienti da 14 Istituti nazionali di eccellenza in cui si fa ricerca oncologica pediatrica: oltre all’Istituto Gaslini, al San Martino-IST e all’Università di Genova, saranno presenti i rappresentanti dell’INT di Milano, Bambin Gesù e ENEA di Roma, Città della Speranza di Padova, CEINGE di Napoli, CIBIO di Trento e delle Università di Brescia, Catania, Ferrara, Torino e Roma.
Nei 18 interventi e nella tavola rotonda conclusiva verranno presentate le linee di ricerca in corso, le conoscenze e le tecnologie utilizzate e i modelli pre-clinici attualmente a disposizione della ricerca. Nel corso della discussione finale, arricchita anche dalla partecipazione dei coordinatori italiani dei protocolli clinici, si farà il punto sui nuovi farmaci oggi già disponibili e dell’implementazione della medicina personalizzata, in cui la terapia si basa sulla valutazione molecolare del tumore e sui bersagli dei farmaci disponibili.
insalute.it 27.2.16

Nuovi farmaci contro i tumori infantili, la richiesta di Palermo

Nuovi farmaci, specifici per i bambini, nella cura delle leucemie e dei tumori infantili. E’ la richiesta che arriva da medici, scienziati, e dalla Fiagop, la Federazione italiana associazioni genitori Oncoematologia pediatrica, riuniti a Palermo nella sala delle Capriate di Palazzo Steri, in occasione della quattordicesima Giornata internazionale contro il cancro infantile.
Nel corso dell’incontro, è stato fatto il punto sui risultati e sui problemi che riguardano la ricerca in Oncoematologia pediatrica. In particolare, viene affrontato il tema dei farmaci con l’obiettivo di migliorare le terapie e ottenere un avanzamento in termini di sopravvivenza e guarigione.
“C’è bisogno di validare anche in campo pediatrico farmaci noti, destinati agli adulti, per sviluppare cure specifiche per i bambini – sottolinea Angelo Ricci, Presidente della Fiagop . Finora, infatti, nella cura dei tumori infantili vengono usati in genere farmaci per l’adulto “off label”, prodotti già registrati ma impiegati in modo non conforme a quanto autorizzato e previsto nella scheda tecnica del prodotto”.
Solo il 2 % delle risorse destinate alla ricerca riguarda i bambini, e per questo occorre dare un impulso alla scoperta di nuovi farmaci.
“La Giornata contro il cancro infantile – sottolinea Giuseppe Lentini, presidente Aslti, associazione siciliana per la lotta contro le leucemie- e’ una fondamentale opportunità per rilanciare i temi dell’oncoematologia pediatrica e l’ impegno dei genitori nello sviluppo della prevenzione e della tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti colpiti dalla malattia”.
A sostegno delle iniziative di Fiagop e Aslti, previste a febbraio, tra le quali i lanci di palloncini nelle piazze italiane e un’udienza da Papa Francesco, c’è il supporto della Fondazione Umberto Veronesi, attiva nel finanziare protocolli di cura nell’oncologia pediatrica italiana.

palermo.blogsicilia.it 21.2.16

Tumori: leucemia, benefici doppi per adolescenti trattati come bambini

Né adulti né bambini. Sospesi in una terra di mezzo che spesso disorienta anche chi deve prendersi cura della loro salute, specie davanti a malattie gravi come la leucemia. In medicina gli adolescenti rappresentano spesso un ‘rebus’ difficile da risolvere.

Vanno curati come i grandi o come i piccoli? Uno studio presentato a San Francisco, durante il 56esimo congresso della Società americana di ematologia (Ash), suggerisce che la strada giusta è la seconda. Almeno nei ragazzi e nei giovani colpiti da leucemia linfoblastica acuta, il tumore del sangue più frequente nei bambini che, grazie alle nuove terapie, negli ultimi decenni sono arrivati a una sopravvivenza superiore all’80%.

La ricerca, condotta da Wendy Stock e colleghi dell’università di Chicago su 296 malati tra 16 e 39 anni, dimostra che trattando questa popolazione di pazienti con protocolli intensivi tipici dell’età pediatrica – compresi 4 cicli ‘strong’ di chemioterapia – il 78% vince la leucemia e il tasso di sopravvivenza libera da progressione di malattia quasi raddoppia, dal 34% al 66%.

“I dati indicano che, nei pazienti teenager e nei giovani adulti, il trattamento intensivo normalmente utilizzato sui bambini viene anche ben tollerato. Il tasso di mortalità collegato alla terapia è stato inferiore al 2%”, sottolinea Stock. I risultati ottenuti necessitano di essere confermati su periodi di osservazione più lunghi, precisa la ricercatrice. Tuttavia confermano quelli di studi precedenti iniziati già nel 2000 e “sono importanti – evidenzia l’autrice – perché ancora oggi la maggior parte degli adolescenti e degli under 40 colpiti da leucemia lifoblastica acuta tendono a essere trattati con protocolli per adulti a bassa intensità, e non vengono arruolati nei trial clinici”.

Trovate mutazioni legate a cancro al cervello infantile

Washington – Alcune mutazioni genetiche legate a mortali tumori al cervello infantili sono state riportate questa settimana su Nature Genetics in quattro studi indipendenti. Le ricerche porebbero aiutare gli scienziati a capire le cause di questi cancri cerebrali che colpiscono i bambini. In particolare, gli scienziati del The Hospital for Sick Children di Toronto, Canada, hanno trovato mutazioni del gene AVCR1 nel 20 per cento dei bambini con glioma pontino diffuso intrinseco (Dipg). Sempre per la stessa malattia, un gruppo di ricercatori del St. Jude Children’s Research Hospital, Memphis, ha individuati mutazioni nello stesso gene nel 33 per cento dei casi. Chris Jones e colleghi The Institute of Cancer Research di Sutton, Regno Unito, hanno trovato queste mutazioni nel 21 per cento dei campioni provenienti da pazienti differenti. Infine, gli studiosi della McGill University, Montreal, Canada, hanno trovato mutazioni del gene ACVR1 nel 13 per cento di campioni relativi un altro tipo di tumore cerebrale, l’astrocitoma di alto grado.