Tumori: leucemia, benefici doppi per adolescenti trattati come bambini

Né adulti né bambini. Sospesi in una terra di mezzo che spesso disorienta anche chi deve prendersi cura della loro salute, specie davanti a malattie gravi come la leucemia. In medicina gli adolescenti rappresentano spesso un ‘rebus’ difficile da risolvere.

Vanno curati come i grandi o come i piccoli? Uno studio presentato a San Francisco, durante il 56esimo congresso della Società americana di ematologia (Ash), suggerisce che la strada giusta è la seconda. Almeno nei ragazzi e nei giovani colpiti da leucemia linfoblastica acuta, il tumore del sangue più frequente nei bambini che, grazie alle nuove terapie, negli ultimi decenni sono arrivati a una sopravvivenza superiore all’80%.

La ricerca, condotta da Wendy Stock e colleghi dell’università di Chicago su 296 malati tra 16 e 39 anni, dimostra che trattando questa popolazione di pazienti con protocolli intensivi tipici dell’età pediatrica – compresi 4 cicli ‘strong’ di chemioterapia – il 78% vince la leucemia e il tasso di sopravvivenza libera da progressione di malattia quasi raddoppia, dal 34% al 66%.

“I dati indicano che, nei pazienti teenager e nei giovani adulti, il trattamento intensivo normalmente utilizzato sui bambini viene anche ben tollerato. Il tasso di mortalità collegato alla terapia è stato inferiore al 2%”, sottolinea Stock. I risultati ottenuti necessitano di essere confermati su periodi di osservazione più lunghi, precisa la ricercatrice. Tuttavia confermano quelli di studi precedenti iniziati già nel 2000 e “sono importanti – evidenzia l’autrice – perché ancora oggi la maggior parte degli adolescenti e degli under 40 colpiti da leucemia lifoblastica acuta tendono a essere trattati con protocolli per adulti a bassa intensità, e non vengono arruolati nei trial clinici”.